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UNRAE fa il punto sul mercato auto 2025 in Europa

Immatricolazioni a dicembre +7,6% (1.173.205 unità) corrispondente a +2,4% sul 2024 ma ancora a un -16,0% sul 2019. Cruciale per UNRAE la revisione della fiscalità relativa alle flotte aziendali

Il mercato europeo autovetture 2025 si è chiuso con un saldo leggermente positivo ovvero con 13.271.270 nuove immatricolazioni (+2,4% rispetto alle 12.962.714 del 2024) ma sempre al di sotto del 16,0 % rispetto ai livelli pre-pandemia del 2019.

Lo scorso dicembre ha contribuito positivamente a tale performance, totalizzando 1.173.205 immatricolazioni contro le 1.090.774 dello stesso periodo del 2024 (+7,6%).

Se si scompone il dato di dicembre si vedono i seguenti andamenti: Germania + 9,7% / Regno Unito + 3,9% / Italia + 2,3% / Spagna – 2,2% / Francia – 5,8% mentre se si guarda all’intero 2025 ecco che la Spagna (+12,9%) guida la classifica della crescita fra i Major Market, seguita a distanza dal Regno Unito (+3,5%) e dalla Germania (+1,4%), mentre Italia e Francia chiudono in negativo con un calo rispettivamente del 2,1% e del 5,0%.

Sia a dicembre che nell’intero 2025, l’Italia mantiene la quarta posizione fra i 31 mercati europei ma se si esamina l’andamento delle vendite di BEV (vetture elettriche pure) ecco che, nonostante la spinta degli incentivi, troviamo il nostro bel paese all’ultimo posto tra i Major Market per penetrazione di vetture ricaricabili (ECV), con una quota complessiva del 20,3%: 11,2% per le BEV e 9,1% per le PHEV.

Significativo il distacco dagli altri principali mercati europei:

  • Regno Unito: ECV 43,8% (BEV 32,2% e PHEV 11,6%)
  • Germania: ECV 34,5% (BEV 22,2% e PHEV 12,3%)
  • Francia: ECV 34,4% (BEV 24,4% e PHEV 10,0%)
  • Spagna: ECV 23,2% (BEV 10,9% e PHEV 12,3%)

Complessivamente in Europa le ECV rappresentano il 36,8% di quota: BEV al 26,3% (+7,5 p.p.) e PHEV al 10,5% (+2,2 p.p.).

Anche guardando all’intero 2025, troviamo l’Italia sempre in ultima posizione tra i cinque mercati principali con una quota ECV del 12,6% (BEV 6,2% e PHEV 6,4%), di fronte a:

  • Regno Unito: ECV 34,5% (BEV 23,4% e PHEV 11,1%)
  • Germania: ECV 30,0% (BEV 19,1% e PHEV 10,9%)
  • Francia: ECV 26,7% (BEV 20,0% e PHEV 6,7%)
  • Spagna: ECV 19,6% (BEV 8,8% e PHEV 10,8%)

A livello europeo, le ECV coprono il 29,1% del mercato: BEV al 19,5% (+4,1 p.p.) e PHEV al 9,6% (+2,2 p.p.).

Lo scorso 16 dicembre, la Commissione europea ha presentato l’atteso «Pacchetto automotive», che ora dovrà essere esaminato dal Parlamento europeo e al Consiglio europeo nell’ambito del cosiddetto Trilogo, dove potrebbe subire modifiche anche sostanziali rispetto alla versione iniziale. (non sarebbe ora di snellire questa burocrazia politico-amministrativa che tanto costa in soldi e tempo ai cittadini europei? Ndr.).

Tra le misure proposte dalla Commissione, UNRAE, pone particolare attenzione al tema delle flotte aziendali: la proposta prevede che gli Stati membri garantiscano, a partire dal 2030, che una quota minima delle nuove immatricolazioni di veicoli delle grandi imprese sia costituita da veicoli a zero o basse emissioni, con obiettivi specifici per i veicoli a emissioni zero.

A questo proposito Andrea Cardinali, Direttore Generale di UNRAE, osserva che: “Obiettivi così ambiziosi sono raggiungibili e sostenibili per l’Italia solo a patto di rivedere la fiscalità per le aziende clienti in chiave «green». Imporre alle aziende investimenti su auto a zero o basse emissioni senza i necessari fattori abilitanti, può impattare sulle decisioni di rinnovo delle flotte e penalizzare il mercato. Nel 2025 la quota BEV negli altri 30 Paesi europei ha raggiunto il 21,2%, quasi 3 volte e mezzo superiore alla nostra”, prosegue Cardinali. “La materia fiscale è di esclusiva competenza nazionale, quindi anche l’Italia deve fare la propria parte per non rimanere fanalino di coda nel continente europeo. È necessario puntare a raggiungere almeno la media europea, per evitare di essere considerati un mercato «di serie B», tenendo conto di tutti gli investimenti che i Costruttori stanno effettuando sui veicoli a zero o basse emissioni”.

Da anni UNRAE sottolinea che un elemento fondamentale per favorire la mobilità a zero emissioni è la revisione in chiave «verde» del trattamento fiscale delle auto aziendali, attraverso interventi che prevedano l’aumento di detraibilità dell’IVA e deducibilità dei costi, oltre alla riduzione del periodo di ammortamento.

Per approfondire questi temi e individuare soluzioni concrete, UNRAE auspica fortemente l’apertura di un tavolo di confronto interministeriale, che sia mirato, continuativo e orientato all’assunzione di decisioni.

[ Redazione Motori360 ]