La sostenibilità sta alla base del NOI (Nature Of Innovation) Techpark. Perché l’innovazione al servizio della natura e delle persone non può che essere sostenibile. Attraverso le nuove tecnologie e il loro uso intelligente, contribuisce a preservare il nostro pianeta per le generazioni future. All’interno del NOI, l’interazione tra ricerca ed economia genera ogni giorno nuove soluzioni sostenibili: dai sistemi energetici intelligenti ai metodi di lavorazione ottimizzati nel settore alimentare, fino agli strumenti di automazione per un’industria manifatturiera, dell’edilizia e soprattutto automotive, più rispettose dell’ambiente
In provincia di Bolzano si è tenuto un avvincente scambio collaborativo tra aziende, professionisti ed esperti del settore che si sono confrontati sulla mobilità del futuro, declinandola in elettrica, autonoma, interconnessa e basata su piattaforme. Ma è stata anche una sfida complessa per l’intera filiera del settore automobilistico, con professionisti del settore, imprese e ricercatori europei che si sono riuniti al NOI Techpark di Brunico il 23 e 24 ottobre, in occasione della Automotive Transformation Conference, appuntamento internazionale dedicato al cambiamento in atto nell’automotive e nella mobilità.
Ad aprire l’evento è stato il discorso di benvenuto di Johannes Brunner, responsabile del dipartimento Strategic Projects and Partnerships, il quale ha anticipato il programma dei due giorni di lavori.
La conferenza – organizzata dal «NOI Techpark» nell’ambito del progetto europeo INTERREG «Drive2Transform» – ha coinvolto partecipanti provenienti da Germania, Austria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia e dalle regioni partner dell’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino. L’obiettivo è stato favorire la condivisione di esperienze e la nascita di nuove collaborazioni su temi come elettrificazione, automazione, guida autonoma, connettività avanzata e piattaforme di mobilità basate sui dati.
“La Automotive Transformation Conference riflette il ruolo centrale del NOI Techpark come catalizzatore di collaborazione e innovazione. Grazie a questa rete, riuniamo aziende, istituti di ricerca e start-up con l’obiettivo di sviluppare insieme soluzioni innovative per il settore automobilistico” ha dichiarato Vincent Mauroit, Director of Innovation & Tech Transfer del NOI Techpark.

Nel pomeriggio, per il «Manufacturing company pioneers open their doors». Divisi in vari gruppi, abbiamo visitato è stato il momento della visita a varie aziende come la GKN Automotive (BRUNICO – Bruneck), che produce il motore elettrico del modello FIAT 500e, l’Intercable Automotive Solutions (BRUNICO – Bruneck), leader nei connettori elettrici e busbar per la mobilità elettrica e la TTControl (BRESSANONE – Brixen), Cluster per veicoli off-highway autonomi. I Sistemi funiviari e mobilità elettrica terrestre sono invece della Leitner ConnX (VIPITENO – Sterzing).
Nel tardo pomeriggio il ritorno al NOI Techpark di Brunico. Nel trasferimento dalla sede di Brunico alla Società DURST, a Bressanone, ho avuto l’onore e il piacere di parlare con il Direttore dell’innovazione del Techpark, Vincent Mauroit. L’entusiasmo col quale mi ha raccontato delle attività e dei successi raggiunti a livello nazionale ma soprattutto europeo, sprigionava talmente tanta energia che i 40 chilometri sono volati. Riuscire a trasferire innovazione e tecnologia per renderla fruibile a tutti e crescere in maniera omogenea, senza invidiare l’erba del vicino anzi, cercando di aiutarlo nella crescita, condividendo i successi raggiunti è probabilmente una delle chiavi del successo del TECHPARK.
La serata di Gala è stata aperta da Sergio Savaresi, professore al Politecnico di Milano e imprenditore seriale, come lui stesso si definisce, non ha bisogno di presentazioni.
La sua analisi del mercato della mobilità privata è ormai giunta a un bivio: da una parte l’utilizzo funzionale e dall’altro quello emotivo. Oggi la rivoluzione che sta avvenendo è molto simile a quella di un secolo fa, dove si è passati dal cavallo all’automobile.
I numeri sono importanti, come riportano i dati sulla densità dei veicoli: solo in Italia ci sono 45M di auto per 60M di persone e i km percorsi in media all’anno, sono solo 8.000 a vettura. Infine, il dato della superfice occupata mediamente dall’auto è emblematico: il 50% delle auto parcheggiate per strada a Milano occupano circa 5M mq di suolo pubblico.
Si rende pertanto necessaria una soluzione come il car-sharing, con tutta una serie di problematiche legate ai costi per manutenerle, le distanze per l’utilizzo, ecc.
La guida autonoma potrebbe quindi essere la chiave per un futuro sostenibile, come il ROBO-SHARING, con vari step nel breve e lungo termine, al fine di ottimizzare gli investimenti, sempre ancora troppo onerosi, che potrebbero però portare al MaaS (Mobility as a Service).
L’altra importante considerazione scaturita del Prof. Savaresi è stata sul livello di sicurezza raggiunto con la guida autonoma, che anche grazie agli ADAS e all’IA, ha superato di gran lunga la sicurezza della guida dell’uomo.
Ovviamente USA e Cina al momento guidano il mercato, e l’Europa è indietro, probabilmente a causa di regolamentazioni che rallentano i processi e gli scarsi investimenti.
In Italia, il gruppo di ricerca MOVE al Politecnico di Milano, lavora al progetto AIDA (Artificial Intelligence Driving Autonomous) con oltre 100 ingegneri e ricercatori da oltre 20 anni, rendendolo il più grande team del mondo in questo campo. Ha inoltre ottenuto negli ultimi anni notevoli successi, spingendo la guida autonoma al limite, arrivando al primo posto in competizioni a Las Vegas, in Texas, Monza, Indianapolis e Laguna Seca, conquistando anche il record di velocità massima di 318 km/h e vari altri record.
Infine, sempre con guida autonoma, MOVE ha partecipato con Maserati e 500 alla 1.000 Miglia degli ultimi 3 anni, superando i rigidi test di oltre 80 autorità locali.
Le imprese di AIDA sono visionabili nell’omonimo docufilm su RAI PLAY.
In conclusione, l’avvento della guida autonoma sarebbe bello che avvenisse con meno paure di quando 150 anni fa, quando le prime vetture che circolavano erano anticipate da un uomo a piedi, che sventolava una bandiera rossa, proprio a indicare l’imminente pericolo.

La sua storia riflette molto lo stato dell’arte delle aziende italiane, non solo dell’automotive, ma in generale: attraverso i suoi racconti possiamo riassumere che, al netto della preclara creatività e genialità italiana, c’è confusione e mancano i fondi per poter essere competitivi in un mercato bloccato da normative sempre più ostative.
Il programma ha visto interventi dedicati alle strategie di trasformazione del settore a livello europeo, e non sono mancate le provocazioni, che hanno posto interessanti quesiti sulle corrette (?) strategie europee. Ad accendere il dibattito sula trasformazione dell’industria automobilistica è stato Bernhard Kölmel (Pforzheim University, International School), la Cassandra dell’automotive, come ama lui stesso definirsi, il quale ha prospettato un drammatico scenario europeo e internazionale che riguarda non solo il mondo automotive, ma anche l’intera filiera.
La domanda che si è posto è stata innanzitutto se la corrente narrativa rispecchi la realtà corrente.
I numeri sono imbarazzanti: mercato italiano -43%, i BEV solo il 15%, l’invasione cinese che ha raddoppiato la quota europea, BYD +311%. Inoltre la pressione dei dazi USA, 51M posti di lavoro persi in Germania, 35M solo VW e a seguire BOSCH, Continental e ZF.

Il collasso economico è dunque alle porte, con una perdita per il 2035 di 90B e 1M di posti di lavoro ai quali si aggiunge il dominio dei brand cinesi, che arriverà a oltre il 10% del mercato EU nel 2030, e che controllerà il mercato BEV nel 2035.
La crisi della dipendenza dalle batterie, dove 2 terzi degli investimenti pianificati per gli accumulatori EU sono a rischio.
La decimazione dell’ecosistema dei fornitori derivante dal fisiologico calo del 40% di lavoro in meno sulle parti meccaniche e dei software dove le tech cinesi ormai la fanno da padrone.
Infine, la situazione geopolitica che da una parte subisce i dazi US al 15% e dall’altra guarda immobile il dominio cinese che porta inevitabilmente a un deficit strutturale commerciale, trasformando l’automotive EU da generatore di surplus, a mero importatore di veicoli e tecnologia.
Insomma, la tempesta perfetta è in arrivo. Le principali cause sono la trasformazione da ICE a BEV, la straordinaria capacità di produzione della Cina, i dazi americani e le nuove tendenze che ci trasportano inesorabilmente all’industria della sopravvivenza.
La sua conclusione è stata la citazione di Maslow: “Se l’unico strumento che hai in mano è un martello, ogni cosa inizierà a sembrarti un chiodo”.
È stata poi la volta della guida autonoma giunta a L4 in Europa. Con la situazione attuale e le sue sfide, dove Alexander Böhm, Business Development di Schaeffler, ha confrontato sistemi e brand di tutta Europa, prendendo Oslo come paragone. Lo studio ha evidenziato il successo di 26M ROBO-SHUTTLE al posto di 352M vetture, niente male!
La tecnologia di domani è stata ogni anno promessa da ieri, ha affermato e ha riportato i diversi livelli di guida autonoma.

Molto interessanti anche i player, che lentamente stanno subendo un naturale evoluzione e selezione.

E poi i brand non tutti noti, come UBER, che è ormai in fusione con LYFT.

Interessanti anche le immagini dei parcheggi in US, come quello di San Francisco, che ha superato la vision di quello di Hamburg.

Sempre in Hamburg, la vision del ’22 prevedeva 10.000 veicoli ma nel giugno del 2025 ce ne erano solo 1.000.

Infine, un po’ di storia sugli shuttle che sono sopravvissuti allo stress del mercato e quelli che non ce l’hanno fatta.

ULTIMO è invece il progetto al momento più grande in Europa, con oltre 55M di investimento.

La conclusione di Alexander Böhm è racchiusa in questa slide: inutile dare pochi aiuti a molti (troppi), quando gli stessi contributi potrebbero farne crescere uno, ma molto forte.

Una interessante INTERREGIONAL BEST PRACTICES l’ha poi presentata Heliodor Macko, CEO di SEAK energetics, su come trasformare i lampioni in stazioni di ricarica per veicoli elettrici.

Attraverso un’attenta analisi tecnica, la SEAK propone di utilizzare i pali della luce, di giorno evidentemente spenti, per caricare capillarmente le vetture. La trasformazione è semplice sui vecchi pali, ancor più facile su quelli progettati ad hoc.

Altri argomenti sono stati su come adattare le competenze chiave alla mobilità elettrica, con l’approccio di GKN Sinter Metals, raccontata da Alessandro Denicoló, di GKN Sinter Metals e come costruire il futuro insieme grazie alla innovazione in Sonplas, raccontata da Florian Klimmer.
La vera chicca della due giorni nella valle è stata la INGENICS, realtà Ungherese di altissimo livello.
Il futuro dei veicoli elettrici passa anche da qui: prospettive strategiche e operative approfondite dall’entusiasta Arpad Boros, Director Business Unit, che ci ha fatto scoprire dei numeri veramente inaspettati, complici senz’altro il sistema tassativo favorevole e i bassi costi della MO.
Gli impiegati nel settore automotive sono oltre 150.000 e il turnover è di 35,8B, mentre il settore delle batterie ha investito 24B, con 33.000 impiegati.

Boris ha poi concluso affermando che il futuro delle fabbriche in Ungheria sarà flessibile, verde e digitale.

Il Panel Discussion verteva su “Come possiamo competere e allo stesso tempo collaborare in un’industria automobilistica in continua evoluzione?”
Molto interessante, e con i seguenti partecipanti:
- Moderatrice: Jasmin Da Rui
- Hannes Prenn | Intercable Automotive Solutions
- Stefan Kanya | Business Development, AVL List
- Tobias Mairhofer | Founder ONTRA Motorcycles
- Carina Schlögl | Deputy CEO Light Metals Competence Center
- Ranshofen Patrick Krizansky | VP E-Mobility Europe Ettore Gualandi | Gruber Logistics
Concludendo, questi 2 giorni al «NOI Techpark », tra mostra sull’innovazione, visite guidate alle aziende altoatesine attive nell’automotive e l’evento del di matchmaking B2B, si sono svolti momenti di networking tra imprese, istituti di ricerca e startup, toccando diversi temi con al centro del dibattito la riqualificazione delle competenze, la scalabilità economica delle soluzioni sostenibili e le nuove opportunità di cooperazione in un settore in piena evoluzione.
L’iniziativa ha quindi rappresentato un’occasione per confrontarsi sulle sfide e le opportunità legate alla trasformazione della mobilità, in un contesto europeo sempre più orientato alla collaborazione e all’innovazione condivisa.
[ Fausto Passi ]
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