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IMM 2014, International Mini Meeting

Il 55° anniversario Mini è tornato nuovamente in Inghilterra. Nel Kent County Agricultural Showgrounds una parata di Mini storiche o personalizzate

Come ogni 5 anni, l’IMM 2014 è tornato in Inghilterra presso il Kent County Agricultural Showgrounds, dove ha celebrato la fantastica scatoletta (oggi un po’ meno…) dovuta al genio di Alec Issigonis. Ogni 5 anni infatti l’IMM torna immancabilmente a casa come nel 2009 anno del 50° che vide Birmigham pacificamente invasa da Mini di tutti i tipi, versioni e colori.

In questi meeting si può veramente vederne di tutti i colori, nel senso letterale della parola, 

ma anche di tutti i tipi: Mini rialzate ma anche abbassate (non solo come assetto ma proprio con il padiglione segato e, appunto, ridotto in altezza), accorciate ma anche allungate ed ancora derivate, tipo le sportivissime Marcos o le Moke sia in versione civile che militare per non parlare di tutta la pletora di variazioni sul tema che, regolarmente commercializzate in Inghilterra non si sono mai viste in Italia, parliamo delle Mini a tre volumi che nel nostro paese non avrebbero probabilmente avuto alcun successo o ancora le cabrio. 

Una particolare menzione, ma anche un simpatico confronto, lo merita la Mini Traveller (una più british e moderna versione della nostra Topolino giardinetta Belvedere legno del 1951). 

Ovviamente presente anche la nuova MINI, lanciata lo scorso marzo 2014. La stessa Casa, nel comunicato stampa ha parlato di go-kart feeling ed in effetti maneggevolezza e prontezza dell’auto danno al suo pilota proprio questa sensazione che, a nostro avviso, era ancora più presente nelle Mini Cooper 997 e 1.275 cc di una cinquantina di anni fa, più piccole e spartane rispetto alla pur compatta MINI Cooper odierna. 


È stata una vivace due giorni che con musica dal vivo, spettacoli, acrobazie del famosissimo stuntman inglese Russ Swift (presenza frequente di questo contesto), ha tenuto fede alla definizione di «Loudest Exhaust Contest» che della manifestazione ha dato il Britain’s Southern Mini Owners’ Club.

Altri ospiti a 5 stelle sono stati Paddy Hopkirk e la sua indimenticata Mini Cooper S rosso-bianca con la quale ha vinto, giusto 50 anni fa il rally di Monte Carlo del 1964; in realtà la Mini negli anno ’60 del secolo scorso giuocò a Montecarlo e lo sbancò con il terzo posto del 1968 ma soprattutto con le vittorie del 1963, 1965 e 1967 (a dir la verità ci sarebbe anche quella del 1966 ma la vettura quell’anno venne squalificata dopo aver tagliato vittoriosamente il traguardo, per una riscontrata irregolarità ai fari…). 

Sembra doveroso, a questo punto, ricordare il progettista Alec Issigonis, universalmente noto come il papà della Mini.

L’ing. Alexander Arnold Constantine Issigonis (1906/1988) più semplicemente conosciuto come Alec Issigonis, aveva origine cosmopolite: nonno greco con cittadinanza britannica, padre naturalizzato inglese e madre di origini tedesche; visse in Turchia che dovette abbandonare per Malta nel 1922, a seguito dell’espulsione di tutti i greci dalla Turchia; di lì si trasferì nel 1923 a Londra dove completò i suoi studi al Politecnico di Battersea.

Iniziò a lavorare nel 1928 nel campo delle trasmissioni meccaniche, ma dopo poco tempo approdò alla Humber per passare nel ’36 alla MG presso la quale, nel 1944, mentre studiava la realizzazione di un’auto da corsa sovralimentata, progettò per la prima volta un’utilitaria. Questi studi si concretizzarono nel 1948 con la presentazione della «Minor»  che, per problemi societari della Morris, dove era nel frattempo passato, non ebbe seguito (qui sotto un paio di schizzi). 

Lo stesso anno Issigonis passò alla Alvis dove rimase sino al 1956 (suo il progetto di una berlina sportiva V8; anche questa non ebbe però alcun seguito produttivo): fu la crisi petrolifera del Canale di Suez del 1956 a segnare la svolta della vita professionale di Issigonis al quale fu chiesto di riprendere in mano i progetti dell’utilitaria di qualche anno prima: nacque così la Mini che nel 1959 proiettò Issigonis nel Gotha dei progettisti automobilistici.

Sue anche le Austin 1100, 1800 e Maxi, tutte con sospensioni Hydroelastic; la sua carriera operativa venne stoppata dalla scoperta del Morbo di Parkinson, malattia che pur portandolo nel 1988 alla morte, non gli impedì di continuare a lavorare come consulente fino al 1987.

Le sue capacità furono riconosciute nel 1967 con la membership della Royal Society e nel 1969 con la nomina a Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico; nel 2003, a 15 anni dalla morte, trovò giustamente posto nella Automotive Hall of Fame

Giovanni Notaro

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