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Il mito di Easy Rider non muore mai

Si completa la nostra avventura sulla Mother Road. Dagli orizzonti sconfinati del Texas a quelli dell’Oceano Pacifico, una volta arrivati sul molo di Santa Monica, dopo aver conosciuto gli spazi infiniti del West. Come in un film, ecco l’emozionante conclusione di un viaggio epico nel cuore del continente americano

[ Route 66 / Diario di viaggio 2 – Dal Texas a Los Angeles ] – Sapete cosa vuol dire non riuscire a vedere la fine dell’orizzonte? In un verde sconfinato che si fonde con il blu del cielo? Andate in Texas per scoprirlo. Il Texas non è solo il posto dove tutto è grande ed esagerato; è anche una meravigliosa tavolozza di colori.

Come quando il cielo si accende di tramonti infuocati degni della mano e dell’estro di un pittore… Prosegue così il nostro viaggio sulla Route 66 nello Stato più grande dell’Unione, che per ironia della sorte può vantare un tratto breve della strada simbolo dell’America. Breve ma appagante, come la bistecca del Big Texan ad Amarillo, the Cowboy Town, nel saloon più divertente della «66»… Degno del Texas.

Dopo aver lasciato Amarillo, si arriva a un luogo simbolo della «66» che solo il Texas poteva offrire. In quale altro stato si potrebbe trovare un Cadillac Ranch? Una serie di Cadillac infilate nella terra e dipinte nei colori più insoliti.

Un tributo surrealista al mito della strada. Ma prima di arrivare al confine con il New Mexico, il Texas richiede un’altra importante sosta sulla «66». Ad Adrian, infatti, si incontra il Mid Point Cafè, costruito esattamente a metà strada: a 1.139 Miglia da Chicago e a 1.139 Miglia dalla meta L.A.

Svalvolati sulla «66»

Si riparte e si entra in New Mexico. Il territorio cambia, diventa più ondulato e riposante. Lasciamo il percorso più recente della Route 66 e puntiamo verso Nord, seguendo la Old Pecos Trail, il percorso originale della strada, che comprendeva anche Santa Fe, raffinata cittadina simbolo del Nuovo Messico. Usciti dalla quale, non si può non percorrere la Turquoise Trail, sia per la bellezza della strada sia per visitare Madrid, delizioso paesino diventato famoso per un film che ha spopolato fra i bikers di tutto il mondo. Vi dice qualcosa The Wild Hogs? Da noi Svalvolati On the Road? Ebbene, proprio a Madrid è stato girato e noi, come possiamo mancare la visita? Poi, tocca ad Albuquerque con il mercatino della Old Town e Gallup, prima di entrare in Arizona. E intanto, la strada inizia a incontrare le rocce rosse, la nota dominante dell’Ovest americano.

Oltrepassato il confine, l’Arizona orientale offre lo spettacolo della Petrified Forest e del Painted Desert. Arrivando a pomeriggio inoltrato, si approfitta della luce infuocata delle ore che precedono il tramonto che fa risaltare i colori delle rocce, dal rosso al blu, dal bianco al verde. Le 28 miglia della strada che attraversa il parco portano a contatto con gli insoliti tronchi d’albero pietrificati dell’omonima Forest. La lunga giornata si conclude a Holbrook, che ospita l’hotel più originale della strada. Mai dormito in una tenda indiana? Ebbene, sulla «66» potrete fare anche questo, ammirando i colori del tramonto e ascoltando il possente fischio dei treni della Santa Fe… La cartolina della «66»!

Arizona fra canyon e praterie

La Route 66 in Arizona è stata in gran parte soppiantata dall’autostrada, la Interstate 40. Ma nei paesini e in alcuni tratti nella parte occidentale dello stato, è perfettamente conservata. È il caso di Winslow, dove è d’obbligo la foto ricordo al famoso corner reso celebre dal brano degli Eagles, «Take It Easy». O Williams, altra cittadina-simbolo della Route 66.

Lì il paesaggio cambia drasticamente, passando dalla prateria a una ricca vegetazione di tipo montano (quella della Coconino National Forest), accompagnata da un intenso profumo di conifere. È da qui che partono i treni diretti a Grand Canyon. Lo stesso facciamo noi. E quando si arriva sul bordo del Grand Canyon, la vista è mozzafiato e lascia con il groppo in gola.

Tornati sulla «66», si scende verso la pianura, dove sono la prateria e il deserto a prendere il sopravvento. Lanciate sulla Interstate 40 le moto sfidano i giganteschi trucks; e viaggiando così verso Ovest, si arriva a Seligman, cuore della Mother Road, con il celebre Angel Delgadillo a fare gli onori di casa del suo store-barber’s shop. Una figura mitica simbolo della «66». Dopo la simpatia di Angel, il viaggio continua toccando Hackberry, la stazione di servizio con tanto di Corvette parcheggiata davanti alle pompe di carburante, e arrivando a Kingman, regno incontrastato dei treni della Santa Fe.

Attraverso il deserto fino al mare

Dopo Kingman, ci si inerpica sulla tortuosa e stretta strada di montagna che, oltre il Sitgreaves Pass, porta a Oatman. Da queste montagne i pionieri potevano quasi scorgere la agognata meta del loro viaggio. Ma partendo da Oatman occorre tirare un profondo respiro e prepararsi ad attraversare l’aria torrida e infuocata del Mojave Desert. È il tratto di strada che ci fa entrare in California, lo Stato americano più mitizzato, dove andiamo a cercare altre icone della «66», come lo spettrale Roy’s Café, immerso nella distesa rovente del deserto.

L’indomani si arriva a Los Angeles, la fine del nostro viaggio. La nostra meta è la costa, e precisamente il molo di Santa Monica, dove finisce oggi la «66». È l’epilogo ideale dell’avventura di tanti pionieri, l’inizio del «California Dream», il simbolo del sogno americano che conclude la nostra cavalcata.

Abbiamo reso omaggio alla storia infinita della Route 66. Che come il mito di «Easy Rider», non muore mai. Get ready for the next one, man…

[ Bob Lonardi ]

 

Per maggiori informazioni sui tour Bikers American Dream:

www.bikersamericandream.com

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