Lo scorso 30 settembre, presso il Centro congressi Palazzo Rospigliosi, si è intrattenuto un acceso dibattito su un tema sempre più centrale: il brand automobilistico, conta ancora tanto? Ad alimentarlo ci ha pensato Pierluigi del Viscovo (Fleet & Mobility) assieme ai numerosi ospiti invitati ad alimentare i dibattiti nel corso delle numerose «tavole rotonde»

Il prologo
Da un paio di anni a questa parte, il mercato europeo dell’automobile ha subito un cambiamento epocale, con riscontri mai visti prima d’ora: in seguito all’entrata dei produttori cinesi sul mercato, gli storici costruttori europei hanno subito cali pesanti nelle vendite perdendo percentuali che potrebbero risultare preoccupanti un domani.
Non uno, non dieci, ma ben trenta è il numero dei marchi cinesi con omologazione per il mercato europeo; una cifra in costante aumento che col passare degli anni dimostra come essi stiano consolidando la loro posizione nel vecchio continente. Guadagnando sempre più terreno a livello numerico e nelle vendite, i cinesi si confermano veri antagonisti per i brand già presenti.

Il dibattito ha preso vita con il quesito: “Conta ancora il marchio o ci si accontenta della tecnologia di bordo e dell’eccellente servizio offerto dal mezzo?”.
Questa è stata la provocazione lanciata da Pierluigi del Viscovo ai presenti in sala; in risposta una statistica basata su circa 130 rispondenti dove ad emergere erano i fatti seguenti:
- un 64% crede che il brand sia ancora importante ma meno rispetto al passato;
- per un 14% contano di più altri fattori;
- per un altro 14% rimane ancora fondamentale;
- un 8% riferisce altre argomentazioni.

I numeri che hanno destato attenzione sono stati le percentuali del 64 e del 14% secondo cui il brand è divenuto ormai secondario, in piena coerenza con lo studio di mercato che sottolinea una crescita sempre più esponenziale dei numerosi – anonimi – brand cinesi.
Secondo l’analisi effettuata, a primeggiare come fattori scatenanti di questo stravolgimento, troviamo i ricchi allestimenti che, sommate ad una tecnologia di bordo avveniristica e un prezzo davvero accattivante hanno vinto e convinto.

Hanno fatto la loro parte anche le motorizzazioni – che grazie all’ampia scelta tra ibrido ed elettrico – a prezzi quasi mai superiori ai 50.000 euro, hanno saputo conquistare le tasche degli automobilisti.
Ad alimentare l’avanzata cinese – secondo i partecipanti al questionario – sono cinque fattori:
- Prezzo;
- Tecnologie;
- Motorizzazioni;
- Design;
- Ottime recensioni.

- Il 92% sostiene che sia dovuto ai prezzi competitivi;
- Il 55% apprezza notevolmente le ricche tecnologie di bordo (Infotainment, plancia e display, ADAS);
- Il 39% ne apprezza lo stile;
- Un 32% sostiene che godano di un ottimo passaparola;
- Ultimo ma non per importanza, un buon 25% sostiene di essere soddisfatto dalla ricca gamma di motorizzazioni a disposizione (ibride benzina, GPL, BEV).

Colpevoli dello «smarrimento d’identità», lo sono anche i possessori di un contratto di noleggio, lungo o breve termine che sia. Non acquistando definitivamente la vettura, ma tenendola solo per un lasso di tempo limitato, selezionano il proprio veicolo solo in base all’allestimento e alle comodità, che pesate nel rapporto qualità/prezzo, fa ricadere la scelta su una qualsiasi vettura cinese.
Gli interventi

Ad accendere la prima parte del dibattito ci pensano Francesco Flamini (DRIVALIA), Pierluigi Boccanelli (Autostar Flaminia) e Fabio Bongianni (Escargo); i tre hanno saputo analizzare al meglio l’attuale situazione di mercato – brand in crescita, brand in calo – volgendo anche un occhio al futuro e rilasciando dichiarazioni preziose sull’avvenire del nostro mercato.

Chiamato all’appello come uno dei primi marchi emersi, Lynk & Co ha dato vita ad un acceso dibattito che ha trovato riscontro nelle parole di Pierluigi Boccanelli“.
L’imponente successo riscosso da Lynk & Co, nel biennio 2021-22, è stato solo figlio della politica di noleggio a breve termine, che ha fatto schizzare le immatricolazioni alle stelle senza tener conto della «politica del rigetto», secondo cui i possessori del suddetto veicolo, una volta decisi ad interrompere la rata e restituire il mezzo, avrebbero generato il calo di quota di mercato di cui tutti siamo a conoscenza“.
In risposta alla situazione attuale, Bongianni ha sostenuto che – “l’ingente crescita delle automobili cinesi – è dovuta al naturale corso del commercio, il prodotto cambia, cresce il trend, il mercato si adegua”.
In conclusione, Flamini ha voluto ribadire la sua posizione sostenendo che con una rete concessionari non adeguata e un conseguente disservizio nell’assistenza clienti, anche i tanto acclamati brand cinesi del momento, potrebbero scomparire.
MG e Dr: stessa provenienza, filosofie diverse
Altrettanto interessante è stato il confronto tra i due noti brand «cinesi» del momento: Dr e MG.

Legati entrambi dalle medesime radici europee – italiane per Dr, inglesi per MG – in seguito all’acquisizione da parte delle rispettive proprietà cinesi, entrambi i marchi sono stati rilanciati sul mercato con un’unica filosofia: produrre SUV e utilitarie capaci di accaparrarsi tutta la fetta degli acquirenti, dal più umile al più facoltoso.
La differenza sostanziale tra i due riguarda il modus operandi relativo alle politiche di commercializzazione dei modelli in gamma. Se da una parte troviamo MG che, forte della sua identità concentra tutta la gamma modelli sotto l’unico brand – appunto – MG, dall’altra troviamo Dr che dopo aver instituito il «Dr Automobiles groupe» ha dato vita a cinque sotto brand attraverso i quali dividere la gamma veicoli.

Chi tra i due ha messo in atto la politica vincente non sta a noi dirlo, per questo ci penserà il caro buon vecchio tempo; una cosa è certa però, Andrea Bartolomeo (vice-Presidente Saic Motors, MG) ha garantito che il brand MG sopravviverà sul mercato anche tra cinquant’anni, rilanciando la stessa sfida ai rivali del brand Dr.
[ Cristiano Fortini ]
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