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Alessandro Zanardi, ambasciatore BMW, ai Giochi Paralimpici di Rio de Janeiro

In pieno svolgimento la preparazione dell’atleta e pilota che parteciperà per la seconda volta ai Giochi Paralimpici dove, già nel 2012, vinse due medaglie d’oro

In un’intervista diffusa da BMW, che riprendiamo integralmente, Zanardi parla dei suoi preparativi, del suo approccio ai suoi secondi Giochi Paralimpici e delle sue aspettative per Rio.

D – Alessandro, come procedono i preparativi per Rio?

R – Sono contento della mia attuale condizione. Il programma prevede una forma discreta in questo momento dell’anno e una forma migliore a settembre. I risultati finora ottenuti e i numeri sono certamente un incoraggiamento. A maggio abbiamo partecipato ad un evento per la Coppa del Mondo in Belgio, dove ho ottenuto due vittorie nella corsa su strada e con i miei compagni di squadra nella staffetta. Oltre al secondo posto nella prova a cronometro. Questo evento era abbastanza importante, dal momento che rappresentava l’unica occasione nella quale potevo misurarmi con gli altri partecipanti”.

D – Ci sono delle aree sulle quali ti concentri durante i tuoi preparativi?

R: Un po’ di tutto. Non è facile. So di poter raggiungere la stessa condizione fisica che ho avuto in passato; ma rispetto alla mia partecipazione precedente ai Giochi Paralimpici, sono meno flessibile. È più difficile recuperare se ho esagerato. Quindi devo prestare più attenzione ai piccoli dettagli e non eccedere nel mio programma di allenamento. D’altronde, ho più esperienza di prima e quindi, anche se ho avuto una brutta giornata e non mi sento al cento percento, so che il momento passerà e che, dopo un po’ di riposo, troverò la stessa condizione di prima. Quando lavori davvero tanto, devi aspettare un po’ prima di poter sfruttare i vantaggi di tale lavoro perché il corpo umano è piuttosto lento a reagire. Così, tutto sommato, so di avere un’ottima base ed un buon punto di partenza per sviluppare la mia forma fisica. Dall’altra parte, so di non poter battere tutti gli altri partecipanti con la sola forza e resistenza. Allora devo anche prestare molta attenzione all’alimentazione e a tutti gli aspetti tecnici nello sviluppo della mia «handcycle» per farla diventare un’arma valida per un buon risultato”.

D – C’è un approccio diverso, poiché questi saranno i tuoi secondi Giochi Paralimpici e avrai quattro anni di esperienza in più?

R: Alla fine della giornata, l’aspetto più importante è divertirsi. Se spingi troppo e tutto ciò che fai ha soltanto lo scopo di portare a casa i migliori risultati, sarà molto, ma molto difficile ottenere una buona prestazione. Certo, il mio obiettivo per ora è Rio de Janeiro; ma non ho fretta di arrivarci; perché mi diverto a fare ciò che sto facendo ogni giorno, cioè l’allenamento, la cura del mio equipaggiamento, la cura del mio corpo quando mi metto a tavola, facendo attenzione a ogni aspetto possibile. Per quanto riguarda l’aspetto strategico per il giorno della gara, direi che sono un’atleta migliore di quanto fossi prima. Ormai ho fatto tantissime gare paraciclistiche. Non sono più un novellino e conosco i miei avversari; quindi so esattamente chi rispettare di più e come provare a batterli. So di averlo fatto molte volte e spero di poterlo ripetere”.

D – Quanto tempo dedichi nella settimana all’allenamento e alla preparazione?

R: “In questo momento dell’anno mi alleno sei giorni la settimana, nell’ordine di due-tre ore ogni volta. Faccio poi una pausa, che non significa che smetto di pedalare; ma faccio un esercizio più rilassato per mantenere la memoria dei movimenti ai miei muscoli. Ma dovrò anche cercare di rallentare il ritmo di preparazione per costruire poi una forma migliore per settembre. La fine di luglio e l’inizio di agosto rappresenteranno per me il momento clou dell’anno – non soltanto perché è estate, ma perché dovrò lavorare veramente duro”.

D – Chi del tuo team ti aiuta nella preparazione?

R:C’è Francesco, il mio allenatore, che mi segue sempre qualsiasi cosa faccia. Parliamo al telefono quotidianamente ed egli sa esattamente cosa sto facendo, perché ogni volta che mi alleno scarico i dati del mio lavoro sul computer ed egli può vedere esattamente se ho eseguito bene o male il lavoro che mi aveva assegnato per quel giorno. E poi ho il team paraciclistico italiano, di cui faccio parte, con il quale passerò molto tempo prima dei Paralimpici e con il quale parteciperò agli allenamenti. E poi, come sapete, fortunatamente posso raccogliere lungo la strada aiuti tecnici e l’appoggio tecnico da diversi amici e partner: aiuti che riguardano il miglioramento del mio mezzo e che servono anche a sostenermi – dato che ormai ho quasi cinquant’anni e cerco di gareggiare al meglio delle mie possibilità per quanto riguarda l’aspetto fisico. Mi arrivano anche parecchie idee durante le conversazioni con gli ingegneri di BMW, che sono miei cari amici. Tutte queste cose sommate insieme possono fare una piccola ma cruciale differenza, perché in fin dei conti si può vincere o perdere per un secondo”.

D – Cosa sai delle caratteristiche dei percorsi?

R:Da quello che ho visto sulle mappe e sentito dire da persone che erano state in Brasile, so che tutto il percorso sul quale gareggeremo, sia per la gara su strada che per quella a cronometro, è completamente in piano, perché si svolge lungo la costa a sud di Rio de Janeiro. Quindi l’aspetto aerodinamico sarà molto importante e da questo punto di vista ho fatto un grande lavoro, provando diverse posizioni e così via. Le caratteristiche del percorso influenzeranno lo svolgimento delle gare – non tanto quella a cronometro, quanto quella su strada. Questa sarà costituita da un giro a velocità di crociera, da una gara molto tattica e poi, probabilmente, da un deciso sprint negli ultimi 300 metri”.

D – Hai due medaglie d’oro paralimpiche. Il tuo obiettivo è quello di ripetere quei successi o preferisci aspettare e vedere cosa succede a Rio?

R:Credo veramente che, tecnicamente parlando, sia possibile vincere l’oro in entrambe le prove. Ma so anche che ogni giorno è sempre più duro, non soltanto per migliorarsi, ma per mantenere le prestazioni di cui ero capace il giorno prima. Questo perché ho quasi cinquant’anni e vedo che, rispetto allo scorso anno, in qualche modo è più difficile recuperare. Ma, detto ciò, so che, tecnicamente parlando, se faccio tutto in maniera corretta, potrò offrire prestazioni allo stesso livello dell’anno precedente. L’anno scorso, gareggiando a quel livello ho vinto l’oro sia nella prova a cronometro sia in quella su strada ai Campionati del Mondo. Quindi sì, credo sia possibile. Naturalmente, è anche possibile che un’atleta giovane, spingendo con le sue mani, riesca ad ottenere un’incredibile prestazione nella prova a cronometro e questo lo rende imbattibile. Ma devo credere che, se posso ripetere qualcosa che ho già fatto in passato, questo possa essere abbastanza per vincere di nuovo l’oro in entrambe le prove”.

Conosciamo tutti il Zanardi pilota; come paratleta ha vinto nel Para-Cycling World Championships 3 medaglie d’oro nel 2015, 2 nel 2014 e 3 nel 2013 mentre ha concluso il Triathlon sulla lunga distanza alle Hawaii in un tempo nel 2015 di 9.40.37 ore e nel 2014 di 9.47.14 ore mentre nel 2012, ai Paralympic Games London ha vinto 2 medaglie d’oro ed 1 medaglia d’argento.

Tutte le parti strutturali della sua Handcycle sono realizzate in fibra di carbonio per un peso complessivo, a seconda del tipo di ruote montato, di circa 9 kg; le tre ruote Campagnolo – una anteriore e due posteriori sono da 26 pollici e, a seconda delle necessità, possono essere più leggere (a raggi) o più pesanti (con disco per migliorare l’aerodinamica).

20 i rapporti al cambio con una velocità massima di circa 60 km/h sul rettilineo in piano.

Numero massimo di giri dei pedali a mano: fino a 100 giri/min in fase di accelerazione.

Zanardi ha sviluppato da solo la sua «handcycle». Ha progettato elementi chiave del mezzo e ha provato e modificato, per esempio, la forma e la posizione della sella, la posizione delle maniglie, nonché la posizione delle ruote lavorando assieme al partner Dallara per ottimizzare il peso e l’aerodinamica. Le parti in fibra di carbonio sono realizzate da Dallara.

[ Redazione Motori360 ]

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