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GTO Engineering «Moderna», il progetto nel segno della Ferrari 250 GTO

GTO Engineering: in arrivo un’altra «Ferrari» made in England. Dopo la 250SWB revival eccoci alla «Moderna»

GTO Engineering è un atelier inglese specializzato da una parte nel restauro e nella preparazione di Ferrari d’epoca e dall’altra nella costruzione ex-novo di modelli fedeli, «perfezionati» ed ispirati, alle più celebri auto d’epoca made in Maranello.

«Revival» non «Restomod», forse…

Americani ed Inglesi sono famosi per le loro licenze in tema di restauri o libere interpretazioni di auto storiche; è sufficiente fare una visitina al sito Alfahoolics o a quello della Singer (basta digitare Singer Porsche) per scoprire un mondo – ed un modo – del tutto particolari di reinterpretare un’auto d’epoca, sia essa stradale che da competizione.

Estremizzando, purché le forme e le dimensioni esteriori, il numero dei cilindri e la cilindrata d’origine siano rispettati, sulla tua auto d’epoca puoi fare quel che ti pare ed ecco quindi comparire a fianco di GTA restaurati nel pieno rispetto delle condizioni di origine, GTA con carrozzeria in fibra di carbonio oppure GTV 2000 con ben più moderni motori Twin Spark elaborati e via dicendo; ebbene tutto questo è restomod (restored modified); altri celeberrimi esempi sono le Porsche dello statunitense Singer che sotto la «pelle» di una vecchia e leggera 911 colloca gruppi meccanici di Porsche ben più moderne, ovviamente elaborati in vario modo e comunque secondo i desiderata del suoi fortunato committente: tutti esercizi di altissime capacità tecniche e artigianato sopraffino da far leccare i baffi anche ai più esigenti collezionisti che alla loro tradizionale classica hanno la possibilità di affiancare una restomod apparentemente identica.

La filosofia operativa della GTO Engineering ricalca, forse in maniera appena più contenuta, quella operata dagli appena citati atelier ma in questo caso Mark Lyon, CEO di GTO Engineering, che da molto tempo lavora sui più disparati modelli Ferrari – dalle GT alle Sport sino alle Formula 1 d’antan – ha dichiarato di puntare tutto sull’abbinamento di un classico propulsore 250 GT opportunamente elaborato e se del caso maggiorato nella cilindrata, con un corpo vettura quanto più possibile alleggerito, dotato di sospensioni e freni modernizzati.

Per tale ragione Lyon preferisce ricorrere alla definizione «Revival» piuttosto che Restomod un’interpretazione che noi potremmo definire un vezzo perché quando si sostituiscono freni a disco d’antan con freni attuali magari di diametro e materiali differenti (idem per le sospensioni), quando si sostituisce un’autobloccante meccanico con uno elettronico, fari tradizionali con fari a Led, cambi a 4 marce con altri a 5 con rapporti di tutti i tipi ecco che secondo noi si torna dritti dritti nel restomod più puro.

GTO Engineering «Moderna»

Una lunga premessa per parlare ora, sulla base delle poche notizie circolate, della «Moderna» berlinetta sportiva leggera (circa 1.000 kg) che vuole celebrare esteticamente l’auto degli anni Sessanta (a nostro avviso la massima espressione tecnico-stilistica dell’automobilismo d’antan) sposandola con prodotti e tecnologie ben più moderni.

 

Come per il modello della più classica 250 SWB made by GTO Engineering, anche per la «Moderna» la musa ispiratrice continua ad essere la Ferrari 250 GT SWB made in Maranello.

I bozzetti di questa Moderna evidenziano chiaramente il modello ispiratore ed il risultato sembra essere di grane pregio, tuttavia saltano evidenti agli occhi una serie di motivi stilistici ripresi da più modelli Ferrari d’epoca, alla fine fusi in maniera accattivante ed armonica, ma pur sempre una (felice) copiatura; vediamo più da vicino:

muso e calandra sono chiaramente ispirati, fari carenati a parte, all’esemplare preserie della Ferrari 250 GTO, sia nella forma della calandra stessa e sia nella collocazione dei due fari supplementari al suo interno; alla 250 GTO prima serie si ispirano invece le tre prese d’aria superiori mentre inferiormente troviamo, sotto i fanalini di posizione, le due prese d’aria per il raffreddamento dei freni, riprese da quelle della 250 SWB competizione.

Fonte: ultimatecarpage.com

La vista latero-posteriore evidenziata nella foto sotto il sommarietto evidenzia chiaramente dietro ai passaruota anteriore e posteriore la presenza rispettivamente dei due e dei tre sfoghi tipici della 250 GTO «di serie» mentre se si guarda al tetto, si nota chiaramente la rientranza centrale (doppia bolla) tipica delle GT di Zagato degli anni ’50 e – in particolare – proprio della Ferrari 250 GT Zagato del 1956.

Ciò detto, tanto per sottolineare le fonti cui si è ispirata l’équipe di Mark Lyon, occorre dire che tutti questi elementi sono stati assai ben amalgamati nel corpo vettura che ricalca fedelmente le linee della 250 SWB anche se non ci è piaciuto, ma il giudizio è del tutto personale, l’utilizzo di cerchi in lega di scuola chiaramente Jaguar, sia pure d’antan (Jaguar D e Jaguar lightweight).

D’altra parte, ecco il restomod e le concessioni alle tecniche dei nostri giorni, si rileva la presenza di:

  • un V12 costruito a mano con cilindrate che dagli originari 3 litri possono salire a 3,5 e 4 litri accoppiato a una trasmissione manuale a quattro o cinque marce;
  • un moderno impianto elettrico con tanto di fari a led;
  • sospensioni indipendenti e freni di ultima generazione;
  • un telaio tubolare misto acciaio-alluminio;
  • una carrozzeria in fibra di carbonio con cofani e portiere in alluminio;
  • peso contenuto al di sotto dei 1.000 kg;
  • interni in pelle che seguono fedelmente il design del modello di origine e che, a richiesta, possono essere integrati con climatizzatore o presa usb opportunamente dissimulati per mantenere inalterato l’aspetto originario.

Ovviamente, poiché ogni esemplare è su ordinazione con un costo a partire indicativamente da 850.000 euro, sarà alla fine a decidere su tutte le opzioni non strutturali.

 

[ Giovanni Notaro ]

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