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Ferrari Omologata è la nuova one-off del Cavallino Rampante

Il circuito di Fiorano ha visto il debutto del decimo esemplare unico della Casa di Maranello

 

Fiorano, una Ferrari mossa, nel rispetto della tradizione più pura, da un 12 cilindri aspirato dalla voce inconfondibile, una base – la piattaforma della 812 Superfast – il cui nome fa sognare: ecco gli elementi del debutto della nuova creatura di Maranello che, commissionata da un cliente europeo di primo piano del Cavallino Rampante, è caratterizzata dal mix tradizione-innovazione che tanto piace a tutti gli appassionati del Cavallino e non solo.

Ci si rifà alla tradizione della GT per eccellenza, quella GTO in grado di macinare chilometri su strada, vincere la sua corsa (spesso l’assoluto tanto la vittoria di classe era cosa scontata) e rientrare su strada in officina per prepararsi alla gara successiva; basta ricordare le vittoriose cavalcate alle varie edizioni del Tour de France vinte prima dalla 250 GT TDF, poi dalle varie SWB ed infine dalla GTO.

E poi non sarà una coincidenza voluta il ricorso all’aggettivo «Omologata», che inizia con terza lettera della leggendaria GTO protagonista di un episodio legato, appunto, alla sua omologazione? Una pennellata così gustosa da meritare, secondo noi, il riquadro a fine articolo.     

Tornando all’«Omologata» di oggi, vale sottolineare una volta di più il legame con la tradizione delle vetture GT utilizzate, specialmente negli anni 1950-1970 sia su strada e sia in corsa, tanto che il Comunicato Ferrari testualmente recita “un vibrante concentrato di tutti quei valori che definiscono la relazione speciale tra Ferrari e il mondo delle Gran Turismo: si tratta, infatti, di una vettura in grado di trovarsi a proprio agio tanto su strada quanto in pista, guidata da un vero gentleman driver”.

Questa Ferrari Omologata dai primi bozzetti alla presentazione odierna, rappresenta il risultato di un processo di sviluppo durato oltre due anni ed è interessante sapere che nel corso di tale gestazione, il lavoro ha tratto ispirazione da una vasta gamma di immagini che, senza particolari limiti, hanno spaziato dalle corse del passato alla fantascienza fino all’architettura moderna.

L’obiettivo era quello di “creare un design futuristico con alcuni elementi caratterizzanti sottoposti però a nuova interpretazione” e a tale scopo, i designer sono partiti dalla piattaforma della 812 Superfast, di cui sono stati però mantenuti solamente il parabrezza ed i fanali anteriori modellando attorno a questi pochi elementi forme agili e volumi fluidi caratterizzati da sapienti aperture o sfoghi introdotti ove necessari per esigenze aerodinamiche, il tutto alla ricerca del miglior equilibrio tra estetica, tecnica e comportamento stradale.

Esterni

Il team di progetto della Casa del Cavallino ha sviluppato una berlinetta dalle linee tese ed al tempo stesso arrotondate, caratterizzata da un muso affusolato a partire dalla calandra ovale piatta mentre i parafanghi arrotondati sormontanti i passaruota anteriori, caratterizzati da un sinuoso sfogo laterale, rappresentano la naturale prosecuzione della griglia.

La ricerca della perfezione è stata tanto scrupolosa da portare il team di sviluppo a ideare per la banda trasversale una nuova tonalità di rosso, che si abbinasse a dovere all’audace Rosso Magma triplo strato e alle finiture in fibra di carbonio.

Il motivo della banda trasversale ricorda a chi scrive quella gialla che sottolineava l’aggressività delle argentee Ferrari 250 SWB della Ecurie Francorchamps proprio a dimostrazione dei numerosi richiami alla tradizione che ha sempre connotato le GT più sportive di Maranello

(foto: Autoblonde)

 

La fiancata, importante e muscolosa, si fonde senza soluzione di continuità nel pannello posteriore mentre, stando alle immagini, l’eliminazione del piccolo finestrino laterale fisso, ha alleggerito e resa al tempo stesso più fluida l’intera fiancata mentre posteriormente le tre alette orizzontali poste sul lunotto abbassano visivamente il posteriore.

La coda è sormontata da un prominente spoiler che aggiunge non solo carico aerodinamico, ma anche una buona dose di aggressività all’insieme: altro chiaro richiamo alla 250 GTO del 1962. Oggi (come ieri) parliamo di un’auto che “pare progettata per divorare l’asfalto anche da ferma” mentre la parte posteriore, anch’essa molto aggressiva, è caratterizzata sotto lo spoiler da due profondi incavi che ospitano i due fanali circolari singoli e, inferiormente, dal grande diffusore nero a tutta larghezza le cui estremità destra e sinistra sono appannaggio dei due grandi doppi scarichi.

Interni

Innumerevoli dettagli degli interni richiamano il legame tra la vettura e la fama conquistata dalla Ferrari nel mondo degli sport motoristici. I sedili in pelle e tessuto Jeans Aunde® con cinture racing a 4 punti di color blu elettrico spiccano sugli interni total black mentre la mancanza del finestrino fisso posteriore crea un’atmosfera ovattata ed intrigante nell’abitacolo, un effetto appannaggio di un’epoca ormai perduta.

Gli elementi metallici di plancia e volante sono impreziositi da una particolare verniciatura che si associa comunemente alle grandi GT degli anni Cinquanta e Sessanta  non sono state diffuse foto di questi particolari ma poiché il comunicato cita al riguardo “gli iconici coperchi teste cilindri di Ferrari” riteniamo trattarsi di una verniciatura raggrinzita a caldo che oggi non si usa molto spesso ma il cui effetto può risultare piuttosto piacevole se circoscritto a particolari di meccanica o di interni.

Su alcuni altri dettagli, quali le maniglie interne delle porte e l’iconico bridge centrale F1, è stata utilizzata una speciale verniciatura a effetto martellato tipica di vetture leggendarie del Cavallino Rampante, tra cui la 250 LM e la 250 GTO.

Omologazione stradale di un mostro da pista

Una delle sfide più difficili che il team di designer di Flavio Manzoni debbono affrontare è quella di riuscire a soddisfare gli elevati standard di sicurezza legati all’omologazione stradale di un mezzo che deve garantire al suo fortunato committente le emozioni di guida e le qualità dinamiche tipiche di ogni auto del Cavallino Rampante tanto più se con ambizioni corsaiole o più «semplicemente» da track-day.

E infatti «omologata» è stata una delle parole chiave che hanno accompagnato la progettazione di questo decimo esemplare unico con motore V12 anteriore, una prestigiosa serie esclusiva inaugurata da Ferrari con la P540 Superfast Aperta del 2009.

Se poi il progetto parte da una piattaforma preesistente su cui «costruire» un’auto in base alle istruzioni dettagliate (e globali) del cliente, le difficoltà aumentano poiché i designer hanno dovuto anche tenere in considerazione innumerevoli altre variabili che portassero questo modello a diventare un instant classic che non avesse nulla da invidiare ai modelli di gamma della Casa di Maranello.

La one-off Ferrari Omologata riesce quindi nella non facile impresa di incorporare ed armonizzare diversi dettagli tipici della Casa di Maranello, anche trasversali nel tempo. Il comunicato conclude precisando che “nella carrozzeria in alluminio realizzata a mano sono presenti numerosi dettagli quasi impercettibili, che per la loro natura sfidano gli appassionati a identificare tutte le fonti di ispirazione che hanno avuto un ruolo nella sua realizzazione”; noi crediamo di averne individuato più d’uno…, tacendo comunque (o sino a questo punto a seconda dei punti di vista) su un particolare importante che – a nostro avviso – si ispira ad altra dirompente supercar del passato…

(Testo tratto da «Ferrari 250 GTO» di Keith Bkluemel con Jess G. Pourret, Giorgio Nada editore, 1998 che sua volta riprendeva un pezzo di Denis Jenkins, pubblicato su Motorsport del marzo 1963):

…Esistono alcune incertezze sull’origine della sigla GTO, in quanto era utilizzata già all’inizio del 1962 dai giornalisti di lingua inglese, mentre a Modena non ne avevano mai sentito parlare. Invece, più avanti nel corso della stagione, venne adottata da tutti, ma per una ragione a dir poco curiosa. C’era, infatti, l’intenzione di chiamarla «1962 250 GT» e, dato che era stata omologata FIA per le gare della categoria Gran Turismo, su di un modulo qualcuno aveva scritto 250 GT-O (dove O stava per Omologato) ma la dattilografa aveva per errore omesso il trattino nel ricopiare la documentazione. Quindi la GTO sarebbe nata sulla carta!”. 

 

[ Giovanni Notaro ]

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