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Opel e Bertone: una fruttuosa collaborazione

Dalla Kadett Cabrio del 1987 all’Astra Cabrio del 2003

Prima espressione concreta di questa collaborazione fu la Opel Kadett-E Cabrio che venne svelata nella primavera 1987; si trattava di una versione scoperta della berlina, una vera e propria «bestseller» eletta Auto dell’Anno 1985.

Caratterizzata da un vistoso roll-bar, amplificò il successo della berlina da cui derivava ed ebbe lei stessa un grande seguito: in quattro anni furono infatti prodotti della sola Cabrio circa 60.000 esemplari.

Uscita nel 1993 di produzione la Kadett, Bertone mise mano alla nuova Opel Astra-F e, partendo dal pianale lungo della berlina 4 porte, realizzò una classica e confortevole convertibile che, dato il maggior spazio a disposizione, ospitava la capote ripiegata in un vano ricavato dietro ai sedili posteriori lasciando comunque intatta l’ampiezza dell’abitacolo.

Nel 2000 uscì la versione coupé di Opel Astra-G seguita tre anni dopo dalla Cabrio di Bertone che andava a completare una gamma che già comprendeva una berlina a 3 porte, due berline a 2 e 3 volumi ed una station wagon.

Tutte queste vetture furono in gran parte prodotte nello stabilimento Bertone di Grugliasco (Torino) cui Opel e relativi fornitori inviavano parti da modificare e da assemblare; per gestire al meglio questo tipo di collaborazione Bertone si uniformò ai concetti ed ai processi di produzione della Casa tedesca adottando, fra l’altro, i punti di controllo qualità che erano una caratteristica di ogni impianto Opel.

1987: la Opel Kadett-E Cabrio by Bertone

Caratteristica primaria di questa cabrio era il grande roll-bar di acciaio saldato al pianale, un elemento di grande sicurezza che da un lato proteggeva i passeggeri in caso di ribaltamento e dall’altro aumentava la robustezza della struttura delle fiancate costituendo inoltre un ideale punto di attacco superiore per le cinture di sicurezza.

Spiegava all’epoca Gunter Zech, direttore del Centro Sicurezza OpelGrazie ai rinforzi montati sulle porte e sul tunnel centrale e ai longheroni sul cruscotto è stato possibile ottenere una sicurezza paragonabile a quella della berlina. In questi punti sono stati saldati elementi scatolati che garantiscono la solidità della scocca anche senza la presenza del tetto in acciaio”.

Questa cabrio aveva un coefficiente di penetrazione (Cx) particolarmente buono per una vettura aperta (0,35 a capote chiusa, 0,37 a capote ripiegata) e questa efficienza aerodinamica minimizzava fra l’altro i vortici d’aria nell’abitacolo con il tetto abbassato e la rumorosità in velocità.

In più la capote era costituita da tre strati offrendo quindi un perfetto isolamento termico che permetteva di utilizzare la Opel Kadett-E Cabrio anche con temperature esterne molto rigide. Una volta ripiegata, sporgeva di solo 12 cm oltre il bordo superiore della carrozzeria.

1993: tocca all’Astra perdere la testa

Al contrario rispetto alla Kadett-E Cabrio, la versione aperta della Astra-F del 1993 non aveva roll-bar e questo grazie sia ad una serie di interventi strutturali che ne accrescevano la solidità e sia alle speciali soluzioni di sicurezza passiva come l’inserimento nelle portiere di doppie barre contro gli urti laterali e la realizzazione delle zone anteriore e posteriore deformabili.

Una particolarità dell’auto era rappresentata dalla presenza del tonneau cover che si poteva facilmente sganciare grazie agli speciali bottoni automatici e a due gusci esterni in plastica rigida. Solo la sezione centrale era in plastica morbida. Tre cinghie elastiche sospese attraverso l’apertura favorivano a loro volta il montaggio del tonneau cover e impedivano che potesse essere strappato via dal vento.  Non appena il tonneau cover era fissato per mezzo dei fermi a pressione, si attivava un dispositivo elettrico di sicurezza che impediva l’azionamento accidentale del meccanismo della capote.

2000: quando Astra divenne anche coupé

La linea dell’Astra Coupé, presentata in anteprima mondiale al Salone di Francoforte nel settembre 1999, discendeva da quella della berlina di cui costituiva la naturale evoluzione dinamica. L’intelaiatura delle porte e il secondo montante del tetto di colore nero si fondevano in un unico elemento stilistico laterale, mentre la maggiore inclinazione del parabrezza e la forma aerodinamica (Cx = 0,28) trasmettevano un’immagine di forza e di sobria eleganza.

Per realizzarla, i progettisti intervennero sull’autotelaio della berlina abbassandolo di 20 mm per meglio armonizzarlo con i motori ECOTEC della nuova Coupé. La gamma delle motorizzazioni di questa sportiva a trazione anteriore comprendeva un inedito turbo-benzina da 190 cv (140 kW), un altrettanto nuovo 2.200 aspirato interamente in alluminio da 147 cv (108 kW) e un 1.800 a 16 valvole.

2003: un’altra Cabrio

Siamo così arrivati all’ultima versione Cabrio dell’Astra, in questo caso dell’Astra-G, una slanciata convertibile a 2 porte dotata di capote elettrica azionabile tramite pulsante o telecomando. La vettura aveva dalla sua un abitacolo molto spazioso con 4 comodi posti, un grande bagagliaio, sospensioni sportive a geometria DSA (Dynamic SAfety) e tre brillanti ed economici motori ECOTEC a 4 valvole per cilindro.

Anche in questo caso Opel e Bertone realizzarono un design sportivo e raffinato che risultava particolarmente sorprendente a capote abbassata riposta nell’apposito scomparto; a quel punto, le ben definite linee della carrozzeria non erano disturbate né da alcun rigonfiamento di tessuto, né da parti di roll-bar e finestrini all’altezza del primo montante. 

[ Redazione Motori360 ]

 

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