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Aston Martin DBX, il SUV di Gaydon

Debutterà ufficialmente a Pechino il 20 novembre, come la DB11 avrà il motore V8 da 4 litri, ma con 550 cavalli, di Mercedes-AMG che successivamente fornirà anche l’architettura elettrica per la versione ibrida plug-in. Tra le sue concorrenti avrà la Bentley Bentayga, Lamborghini Urus e Rolls Royce Cullinan

 

Il primo concept della Aston Martin DBX era stato presentato a marzo 2015 dal CEO Andy Palmer al Salone di Ginevra, poi a luglio con una livrea mimetica Lime ha fatto la sua comparsa al Goodwood Festival of Speed e infine ad agosto con una livrea Grey si è fatta ammirare in California al Monterey Motor Week.

Purtroppo la versione definiva ha perso quella affascinante linea da SUV coupé con 2 porte, preferendo per ragioni commerciali una versione a 4 porte con una maggiore abitabilità e una forma posteriore più tradizionale.

 

Dopo i molti test supervisionati dall’ingegnere capo Matt Becker svolti in ogni condizione ambientale, dal gelo della Svezia nel proving ground Pirelli a Flurheden, ai deserti del Medio Oriente, ma anche sul circuito del Nürburgring dove ha percorso la Nordschleife sotto gli 8 minuti e in un severo stage in occasione del Welsh Rally (Rally del Galles), tappa del WRC, pilotata dallo stesso Matt Becker, adesso la DBX è pronta.

La produzione del SUV di Gaydon inizierà nel secondo trimestre 2020 nel nuovo stabilimento Aston Martin-Lagonda di St Athan, 90 acri di una vecchia base della RAF nella Vale of Glamorgan nel sud del Galles. Intanto, con uno dei primi esemplari pre serie ci sarà il debutto ufficiale a Pechino il prossimo 20 novembre con un prezzo per l’Europa fissato a 193.500 euro.

Motori con oltre 500 cv per prestazioni al livello del marchio

Il motore sarà il V8 twin-turbo da 4 litri di origine Mercedes-AMG già presente sulla DB11 e sulla Mercedes-AMG C63 S, ma con la potenza incrementata da 510 a 542 cavalli per avere un rapporto peso/potenza adeguato alle prestazioni del marchio. Ci dovrebbe essere anche il V12 Aston Martin twin-turbo da 5,2 litri e successivamente anche una versione ibrida plug-in di provenienza Mercedes-AMG.

[ ndr. Secondo il piano aziendale Aston Martin, tutti i modelli saranno elettrificati entro il 2025 e saranno prodotti in questo stabilimento. ]

Anche la Brexit ha contribuito al calo delle vendite

Come altre Case automobilistiche, anche Aston Martin ha dovuto rivedere al ribasso i precedenti obiettivi di vendite per il 2019 (da 7.500 a 6.500 vetture) in seguito ad un calo del -28% delle vendite in Europa (-22% nel Regno Unito), sebbene compensato dalle maggiori vendite in Asia e Stati Uniti. Il conseguente taglio degli investimenti (-40 milioni di sterline) ha dimezzato il valore delle azioni (da £55 ottobre 2018 a £8 luglio 2019), perciò la DBX arriva in un momento cruciale per l’azienda che spera di risollevare le sorti con una previsione di vendita di 4.000 esemplari nel primo anno (dichiarazione di Andy Palmer al Salone di Tokyo 2019). Forse un dato troppo ottimistico considerando il costante calo di vendite degli altri modelli, dal picco di quasi 4.000 nel 2007 ai 1.500 nel 2016. 

La DBX per risollevare le sorti di Aston Martin

L’Azienda si dimostra comunque ottimista nonostante sia in ritardo rispetto alle concorrenti e in tal senso ha dichiarato: “Ci sono alcuni vantaggi nel non essere i primi nel segmento dei SUV Premium, non c’è nulla di attraente in un SUV di 3 anni“.

Le più dirette concorrenti sono la Bentley Bentayga, che nel 2018 ha venduto in Europa 1.217 esemplari (1.547 nel 2017), la Lamborghini Urus con 290 esemplari nel 2018 e ben 792 nel 2019 fino a settembre, la regale Rolls-Royce Cullinan con 67 esemplari nel 2018 e incredibilmente ben 269 fino a settembre 2019, tanto che c’è una lista di attesa di 8 mesi…

[ Paolo Pauletta ]

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