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Una sentenza che potrebbe costare cara a Volkswagen Group

Lo scandalo del Diesel che ha interessato Volkswagen Group, in particolare per le emissioni falsate dei motori Diesel EA189 ed EA897, continua nelle aule dei tribunali e una sentenza di questi giorni potrebbe pesare ulteriormente sulle future sentenze di risarcimento

Anche in Germania la giustizia impone i suoi tempi, soprattutto in una questione legale che interessa tante persone e una grande azienda come Volkswagen Group.

Per gli oltre 400.000 proprietari dei modelli interessati dallo scandalo per la frode delle emissioni e riuniti in una causa collettiva supportata dall’ADAC (Allgemeine Deutsche Automobil-Club), analoga della nostra ACI e dall’Associazione Consumatori (Verbraucherzentrale Bundesverband eV), la prima udienza presso il Tribunale regionale di Braunschweig nella Bassa Sassonia, è fissata per il 30 settembre 2019.

Questa sarà solo un’udienza preliminare e non stabilirà l’entità dei risarcimenti, ma rafforzerà la posizione dei clienti Volkswagen e impedirà che le loro richieste vadano in prescrizione. L’ammontare dei risarcimenti sarà stabilito dalla Corte d’Appello fra circa 2 anni e poi bisognerà aspettare altri 2 anni per la sentenza definiva della Corte Suprema, la nostra Cassazione. In pratica per la sentenza definitiva bisogna aspettare il 2023.

Difficile districarsi tra le varie leggi

Secondo l’attuale legislazione tedesca e alla quale Volkswagen fa affidamento, il risarcimento al cliente viene stabilito al momento della sentenza, perciò fra circa 4 anni, e dall’importo pagato per l’acquisto della vettura in oggetto va detratto il tempo di utilizzo e i chilometri percorsi, secondo parametri stabiliti dal Tribunale; in pratica c’è il rischio per il cliente danneggiato di aver aspettato per pochi spiccioli. Cioè truffato e beffato.

Tuttavia questo tipo di procedura è controversa e già alcune sentenze non hanno riconosciuto questa modalità di compensazione. Se ciò diventasse una regola sarebbe molto oneroso per Volkswagen Group che dovrebbe restituire al cliente truffato l’importo totale di quanto speso per l’acquisto della vettura, più eventualmente anche gli interessi che la legge già ora prevede nei casi di risarcimento danni.

Una sentenza che farà giurisprudenza

Una sentenza che potrebbe diventare un precedente, è stata emessa alcuni giorni fa dal tribunale di Hannover, proprio un tribunale della Bassa Sassonia dove ha sede la VW, che ha imposto a VW di ritirare una Touareg TDI V6 3.0 e rimborsare al cliente i 46.850 euro spesi per l’acquisto più gli interessi.

Il tribunale ha sentenziato che il cliente è stato «immoralmente danneggiato» e che non debba tollerare nessun inconveniente nel lungo periodo in seguito all’aggiornamento del software, inoltre ha aggiunto che ciò è conseguenza di un atto deliberato da parte di Volkswagen che ha agito in modo spregiudicato creando un danno considerevole al querelante.    

La Touareg oggetto di questa sentenza ha il motore EA897 evo, anch’esso interessato dalla truffa del Dieselgate, ed era stata richiamata da Volkswagen a marzo 2018 per effettuare l’aggiornamento del software incriminato, ma nonostante sia stato rimosso, il cliente ha avuto altri problemi tecnici e, tra l’altro, la vettura consumava circa 1 litro di gasolio in più ogni 100 km.

[ Paolo Pauletta ]

 

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