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Quando Opel costruiva motociclette

Dopo macchine da cucire, biciclette ed auto, per circa 30 anni dal 1901 l’Opel costruì anche motociclette

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Fu Adam Opel a fondare l’omonima società nel 1862 a Rüsselsheim in Germania. Dedito agli albori esclusivamente alla costruzione di macchine da cucire, si era guadagnato l’astio da parte di molti sarti locali che vedevano soffiarsi il lavoro, tant’è che lo stesso Adam fu malmenato da alcuni di loro che lo aspettavano per strada.

Il grande successo riscosso dalla vendita di queste macchine per il cucito spinse Adam Opel ad estendere il business alle biciclette nel 1886. I primi esemplari furono principalmente velocipedi a ruota alta, in seguito arrivarono le biciclette convenzionali che conosciamo ancora oggi. Con la morte di Adam, avvenuta nel settembre del 1895, le redini della fabbrica passarono alla vedova Sophie Opel e ai cinque figli. Proprio l’interesse di quest’ultimi verso le «carrozze a motore» li spinse ad acquistare una vettura Benz, così da studiarne la meccanica. Tutto questo portò nel 1899 alla costruzione della «Patent-Motorwagen», prima vettura Opel spinta da un 1,.5 litri da 3,5 cavalli.

Gli inizi

La rinomata esperienza nella costruzione di biciclette e l’acquisito know-how motoristico portarono ad una conseguenza facilmente intuibile, la «bicicletta a motore». Nell’autunno del 1901 l’Opel costruì la sua prima motocicletta. Si chiamava Opel 2 HP e costava 700 Marchi tedeschi, era caratterizzata dal telaio di una bicicletta al quale erano stati adattati un serbatoio e un motore monocilindrico con trasmissione per mezzo di una cinghia di cuoio. Purtroppo le scarse potenze dei motori dell’epoca rendevano impossibile la rimozione dei pedali, utilizzati per superare alcune salite ripide quando la sola potenza del motore non bastava. Per questo motivo ben presto si cominciò a far più pressante la necessità di maggiori potenze, così nel 1907 la potenza del monocilindrico venne aumentata a 3,25 cavalli e si costruì un motore bicilindrico ad accensione elettromagnetica da 3,5 cavalli.

Le 2 motociclette vendute ad un prezzo rispettivamente di 400 e 600 marchi, abbastanza accessibili all’epoca, non riscossero molto successo; questo costrinse i vertici Opel a toglierle dalla produzione dopo solo 1 anno. 7 anni dopo l’Opel ci riprovò, rispolverando vecchi progetti si arrivo alla costruzione di una motocicletta leggera e robusta. Si trattava di una normalissima bicicletta dotata di monocilindrico 140 cc da 1 cavallo montato sulla ruota posteriore in grado di raggiungere a malapena i 40 km/h in pianura. Ne furono realizzate tre versioni differenti: una da uomo, una da donna e perfino una sportiva…

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Gli Anni ’20

Il successo delle motociclette nel primo dopoguerra rappresentò una buona fetta del fatturato Opel. Anche in campo sportivo l’Opel non era da meno, vincendo praticamente tutte le gare tedesche dal 1922 con le monocilindriche a 4 valvole. Inoltre uno dei corridori più famosi fu proprio Fritz von Opel, figlio di Wilhelm Opel, che diede una maggiore spinta alla fama dell’azienda. Nel 1925, dopo il lanciò della monocilindrica 498 cc con 16 cv, la produzione di motociclette fu sospesa nuovamente. Riprese tre anni dopo nelle officine sassoni Elite-Diamant, di proprietà dai fratelli Opel per il 75%.

Nel 1928 fu presentata la Motoclub, una moto rivoluzionaria che raggiungeva i 120 km/h, ma che in realtà non era farina del sacco Opel in quanto era la riedizione di una moto prodotta con il marchio Neander. La principale novità della Motoclub era rappresentata dal telaio realizzato in profilati d’acciaio stampati e chiodati anziché in tubolare, questo garantiva minori costi di produzione, aumento della rigidità strutturale e minor peso della moto. Dotata di cambio a 3 marce, era disponibile in due varianti; la «base» con 16 cv al costo di 1.190 Marchi e la «SS» con 22 cv che costava 100 Marchi in più ed era riconoscibile dal doppio scarico.

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La fine delle motociclette Opel

Purtroppo la Motoclub arrivò sul mercato durante la crisi industriale e, quando nel 1929 la Casa di Rüsselsheim entrò nel gruppo industriale GM, fu subito chiaro che gli interessi degli americani esulavano dalle due ruote. Così nel 1930 si interruppe definitivamente la produzione di biciclette e motociclette, di conseguenza tutte le attrezzature furono vendute alla NSU.

[ Gianni Heidelberg ]

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