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Mille Miglia 2018: è monopolio Alfa Romeo

La Casa del Biscione celebra nel modo migliore la vittoria alla Mille Miglia nel 1928

Abbiamo un bel dire che la “gara più bella del mondo” come la definì Enzo Ferrari, non è più la stessa, che è stata derubricata da gara di velocità a prova di regolarità ma fascino e capacità di attrazione sono sempre lì.

Se per le Case ufficialmente partecipanti il lato passionale ed affettivo è fortemente affiancato da fattori come ritorno di immagine, riaffermazione delle proprie origini, marketing e business, dall’altra l’effetto nostalgia, la passione delle vecchie e nuove generazioni per auto sempre significative ma spesso eccezionali la fa da padrona come dimostra il bagno di folla e l’effetto mediatico che l’evento è in grado di muovere grazie ad una macchina organizzativa sempre alla ricerca di nuovi spunti.

È bene ricordare che a questa rievocazione storica sono stati ammessi solamente i modelli che hanno disputato in una o più delle 24 Mille Miglia corse fra il 1927 e il 1957, e preferibilmente quelli che hanno effettivamente disputato la gara classica, sempre preferiti a modelli identici ma che non hanno partecipato.

A fronte delle 725 richieste di iscrizione, sono state ammesse 450 vetture che si sono rese protagoniste dei quattro giorni di gara, disputata sui quasi 1.800 km del percorso che sull’asse Brescia-Roma-Brescia ha attraversato 7 Regioni toccando 200 Comuni.

L’Alfa e la Mille Miglia

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Il successo dell’Alfa Romeo celebra nel modo più sostanziale e significativo il novantesimo anniversario della prima vittoria Alfa nella Mille Miglia del 1928, prima ma non unica vittoria visto che la Casa di Arese ha fatto sue 11 delle 24 edizioni della Mille Miglia di velocità pura; è questa non la sola ma la principale ragione per cui il binomio Mille Miglia-Alfa Romeo è chiaramente inscindibile grazie alla sua storia fatta di imprese, emozioni e successi (se alle 11 vittorie dell’Alfa uniamo le 8 della Ferrari e l’unica della Lancia – tanto per restare nell’ambito del Gruppo FCA – vediamo come tale numero salga a 19).

Per celebrare adeguatamente questa vittoria, l’Alfa ha realizzato il progetto fotografico «Alfa Romeo: la Mille Miglia in 90 luoghi».

Va anche ricordato che per la prima volta la Mille Miglia ha attraversato Milano (licenza degli Organizzatori rispetto ai tracciati storici) passando davanti al Duomo e proseguendo per Viale Certosa, con destinazione finale Museo Alfa Romeo di Arese, sul cui circuito si sono svolte alcune prove cronometrate.

L’impresa dell’Alfa

La si può definire semplicemente un trionfo: tre Alfa prodotte fra il 1928 ed il 1931 hanno monopolizzato il podio di questa Mille Miglia 2018:

  • al primo posto l’Alfa Romeo 6C 1500 GS «Testa Fissa» del 1933 di Juan Tonconogy (al suo 3° successo alla Mille Miglia) e della moglie Barbara Ruffini;
  • al secondo posto l’Alfa Romeo 65 1500 SS del 1928 di Giovanni Moceri e Daniele Bonetti
  • al terzo l’Alfa Romeo 6 C 1750 Zagato del 1929 di Andrea Vesco e Andrea Guerini, già vincitori delle edizioni 2016 e 2017.

La Grande Armata: 47 Alfa, Piloti e VIP

La squadra ufficiale Alfa era formata da 4 tra i più significativi modelli della storia della Casa: la 6C 1500 Super Sport del 1928, la 6C 1750 Gran Sport carrozzata Zagato, la barchetta biposto 1900 Sport Spider del 1954 carrozzata Bertone ed infine la 1900 Super Sprint del 1956.

  • La 6C 1500 Super Sport del 1928, vinse, proprio 90 anni fa, questo classico della velocità; spinta da un 6 cilindri da 1.487 cc da 76 cv a 4.800 giri/min toccava i 140 km/h (31 gli esemplari prodotti tra il 1928 ed 1929). L’esemplare arrivato terzo in questa edizione ha bloccato il tempo grazie al medesimo numero di gara di allora, quando venne condotta alla vittoria da Giuseppe Campari e Giulio Ramponi.
  • La 6C 1750 Gran Sport carrozzata Zagato in gara è il modello con cui Tazio Nuvolari e Giovanni Battista Guidotti vinsero la Mille Miglia del 1930 alla media record di oltre 100 km/h. Proprio quest’auto è stata la protagonista di quel «sorpasso a fari spenti» ai danni di Varzi che dopo la gara venne più volte citato dal suo co-pilota Guidotti (secondo la leggenda fu proprio lui a spegnerli) e che Nuvolari, abilissimo self-promoter, così si direbbe oggi, non smentì mai anche se molti sostennero che tale sorpasso sarebbe avvenuto poco dopo l’alba, a giorno oramai fatto, ma la Mille Miglia è anche questa, un luogo ideale dove storia e tecnica, leggenda e realtà si fondono e sfumano.
  • Con un salto di quasi 5 lustri arriviamo alla bellissima barchetta biposto 1900 Sport Spider del 1954 la cui linea aerodinamica era firmata Bertone; prodotta in 2 soli esemplari, pesava 880 kg ed era mossa da un 4 cilindri bialbero da 138 cv, che le faceva toccare i 220 km/h.
  • La 1900 Super Sprint del 1956 era uno sportivo ed elegante coupé carrozzato da Touring, derivata da quella berlina che, secondo il riuscitissimo slogan di allora, era «la vettura da famiglia che vince le corse».

Tra le numerose vetture Alfa Romeo in gara citiamo la Giulietta Sprint del 1955 del fondatore dei Liftiba Piero Pelù, ed una Alfa Romeo 6C 2500 Sport Cabriolet del 1942 che qui riproduciamo e citiamo non solo per la sua importanza storica ma anche perché proprio quest’auto, iscritta ed ammessa alla Mille Miglia 2018 con il numero 115, è stata rubata a Brescia mentre era parcheggiata all’esterno dell’hotel Noce ma all’interno di un rimorchio bianco.

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Il proprietario, il tedesco Jeroen Branderhorst, ha lanciato un appello dal proprio profilo Facebook: “Chi ha visto il rimorchio e la nostra Alfa? Per favore, condividete“.

Passando ora a VIP e Piloti ricordiamo la presenza dei piloti dell’Alfa Sauber di Formula 1 Marcus Ericsson e Charles Leclerc, che hanno guidato all’interno del circuito del Museo una Alfa Gran Premio Tipo B del 1932 e una Alfa 750 Competizione del 1955; a questi si aggiungono il già citato Piero Pelù e la coppia – su Alfa 1900 Sport Spider del 1954 – formata dal pilota Derek Hill e dal bassista dei Coldplay Guy Berryman; presente inoltre il già citato Giovanni Moceri, Campione Italiano Grandi Eventi ACI Sport e vincitore di alcune tra le più importanti corse di regolarità storica e Roberto Giolito, designer di fama internazionale nonché responsabile del dipartimento FCA Heritage.

Alfa Romeo Classiche

Prendendo spunto dalla partecipazione alla corsa di Piero Pelù per ricordare che la sua Giulietta Sprint del 1955 era corredata dal Certificato d’Origine di Alfa Romeo Classiche, il documento che, dopo attento esame della vettura da parte del Team di esperti di tale reparto Alfa, del suo stato di originalità ovvero del rispetto e della coerenza con cui è stato eseguito il restauro, attesta l’originalità della vettura e ne riporta le specifiche di produzione con il singolo numero di telaio secondo i registri di produzione originali della Casa madre. 

Un’assistenza da e di corsa

Le 4 Alfa ufficiali in corsa potevano contare sull’assistenza di vetture appoggio quali la Stelvio e la Giulietta, che sfoggiavano il glorioso Quadrifoglio verde/bianco che prima fregiava i modelli più sportivi dell’Alfa, poi divenne l’emblema dell’Autodelta di Carlo Chiti (chi non lo ricorda sulle fiancate della Giulia TI Super o delle varie GTA per non parlare di TZ1 e 2 ed ancora delle gloriose Sport biposto la cui capostipite era la 33) ed infine oggi torna a contraddistinguere i modelli più sportivi a listino quali la Giulia e la Stelvio Quadrifoglio, il SUV che, dopo la Giulia mossa dal medesimo 2.9 V6 Bi-Turbo, ha fermato al Nurbrurgring il cronometro sui 7 minuti, 51 secondi e 7 decimi, record di categoria.

[ Giovanni Notaro ]

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