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La Targa Florio e i Carabinieri: sinergia nella leggenda

La “Mostra fotografica sul ruolo dell’Arma dei Carabinieri nella disputa delle edizioni mondiali della Targa Florio”, impreziosita dalla presenza di prestigiose auto dell’epoca, rappresenta un’occasione per ripercorre la storia dei complessi rapporti tra l’evento sportivo, i suoi spettatori e l’Arma dei Carabinieri

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Disputata dal 1906 al 1973, la Targa Florio divenne rapidamente evento di fama mondiale, successivamente sugellata dalla validità per il Campionato del Mondo Sport Prototipi, allora popolare almeno quanto il Campionato Mondiale di Formula Uno; a detta di molti e qualificati piloti che parteciparono tanto alla Mille Miglia quanto alla Targa Florio, quest’ultima era maggiormente selettiva rispetto alla prima. Inoltre le innumerevoli imprese sportive, tecniche ed umane, in primis quella dello stesso ideatore Don Vincenzo Florio, di questa manifestazione l’hanno mantenuta costantemente viva nel cuore non solo di chi ha assistito o partecipato, ma anche dei più giovani; ancora oggi le purtroppo fatiscenti Tribune di Floriopoli e le strade teatro delle gesta di allora, sono spesso meta di spontaneo pellegrinaggio da parte appassionati provenienti da tutto il mondo. La manifestazione, voluta da Vincenzo Florio tanto fortemente da lasciare un testamento morale sul suo mantenimento in vita oltre la fine dell’uomo – Continuate la mia opera perché l’ho creata per sfidare il tempo – divenne un formidabile strumento di marketing ante litteram per la Sicilia e le sue bellezze naturali, andando al di là del mero, ancorché leggendario, avvenimento sportivo; naturalmente questi successi – a parte voglia di fare e passione infinite – si basavano su una solida macchina organizzativa che doveva, fra l’altro, tenere a bada il pubblico siciliano poco incline, proprio per la sua partecipe passionalità, all’osservanza delle più elementari norme di prudenza.

Il ruolo dell’Arma dei Carabinieri

Affermava Nino Vaccarella, ben tre volte vincitore e prestigioso “spettatore” della mostra, che la Targa “era intesa dagli abitanti delle Madonie come la loro festa, in cui potevano emergere parlando con i Campioni che, visti alla stregua di eroi, erano, d’altro canto, ammaliati dalla splendida natura circostante e da quei valori di partecipazione, affetto, calorosa accoglienza riscontrati solo lì e capaci di farli sentire subito a proprio agio”; era naturale quindi che questo pubblico, proprio per il particolare rapporto instaurato con la Targa ed i suoi piloti, “dovesse” spingersi a pochi centimetri dall’auto in derapata per osservare da vicino, sia pure per una frazione di secondo, l’espressione del pilota impegnato in un sapiente controsterzo: era “il modo” per condividere brivido e adrenalina e d’altra parte come non immedesimarsi nello spettatore allorché percepiva un ronzio che diveniva rapidamente un ruggito che precedeva l’apparire della Ferrari di Ninni Vaccarella, loro amatissimo preside volante? Probabilmente proprio il controllo del pubblico era la maggiore fra le tante difficoltà della macchina organizzativa che, per questo specifico aspetto, poté sempre contare sull’apporto – semplicemente essenziale – offerto dall’Arma dei Carabinieri. Non tutti si soffermano sul fatto che il pubblico vive una manifestazione da un punto di vista del tutto opposto a quello dell’organizzatore e di quanti debbono garantire condizioni di sicurezza, nel caso particolare, lungo un percorso stradale di 72 km da ripetersi più volte e che portava da Cerda a Sclafani, da Caltavuturo a Scillato, da Collesano a Campofelice di Roccella, senza dimenticare il tratto velocissimo del rettilineo di Bonformello: un circuito complesso che certamente i piloti non potevano imparare in poche ore.

Quanta passione!

Ecco quindi che già parecchi giorni prima dell’apertura di prove ufficiali e gara le principali Case costruttrici – da Ferrari a Porsche, dall’Alfa alla Ford – apparivano lungo il percorso con tanto di furgoni, meccanici, gomme (pura poesia se si pensa alla differenza con le attuali assistenze…) ed a queste si aggiungevano Scuderie e piloti privati, tutti in loco per poter provare le vetture sul circuito, benché aperto alla normale circolazione; parallelamente, si iniziava a notare la crescente presenza delle forze dell’Arma che avevano il non facile compito di far convivere “bollori” di piloti e pubblico, traffico ordinario e rispetto delle norme sul traffico allora vigenti. Ma si trattava comunque di un’atmosfera molto particolare, come particolare era il contesto: la Legge veniva certamente applicata ma tra piloti, pubblico e Carabinieri sorgeva in taluni casi una sorta di collaborazione spontanea, in nome dell’amore per la Targa, che faceva sì che le auto in prova beneficiassero, in taluni tratti e per alcuni momenti, di condizioni adeguate per provare quella tale “Esse”, nonostante la strada fosse aperta al traffico; bisogna ovviamente ricordare che l’intensità della circolazione ed i limiti da osservare non erano certamente quelli attuali ed a questo occorre aggiungere che le stesse auto “normali” molto spesso si defilavano o si fermavano del tutto per assistere a questi passaggi; gruppi di spettatori si collocavano in punti strategici del tratto nel quale l’auto provava e segnalavano al pilota il via libera o meno; i tutori dell’ordine, da parte loro curavano in altra zona del percorso la sicurezza con la tolleranza propria di chi sa intelligentemente gestire l’autorità. Insomma una sorta di catena umana ed istituzionale i cui singoli anelli consentivano ai piloti di provare su strada aperta, ed agli utenti ordinari di non correre rischi. Altro discorso erano i giorni delle prove ufficiali e della gara: se da una parte veniva meno il problema della coesistenza fra auto da corsa e traffico ordinario dei giorni precedenti, dall’altra l’obiettivo principale era a quel punto il controllo del pubblico che sin dalla notte precedente cercava di accaparrarsi i migliori punti di osservazione che, proprio perché “migliori”, quasi mai erano tra i più sicuri, anzi!: guardrail e muretti posti spesso in traiettoria esterna (la più pericolosa per lo spettatore), cime di alberi e l’imbocco di qualche via di fuga erano i luoghi più ambiti dagli spettatori che, in mancanza di spazi altrettanto soddisfacenti, si piazzavano a pochi centimetri dalle velocissime traiettorie delle vetture.

Tutto in una mostra

Tutto ciò richiedeva uno straordinario impegno sul fronte della sicurezza e dell’ordine, soprattutto considerando che l’affluenza del pubblico lungo i 72 km del percorso arrivò a far registrare in talune edizioni della Targa, oltre mezzo milione di persone… Di quella organizzazione, i Carabinieri sono stati una delle componenti fondamentali, facendosi carico dell’indispensabile opera di prevenzione avvalendosi di mezzi di controllo ben differenti dagli attuali. Oggi mutamenti di traffico, Codice e mezzi di trasmissione/rilevazione non permetterebbe il ripetersi di queste condizioni ed anche questo aspetto è divenuto, anche grazie all’opera dell’Arma dei Carabinieri, parte della leggenda della Targa. Oggi la mostra allestita dal Comando Legione Carabinieri Sicilia e dall’Associazione Culturale “Amici della Targa Florio” di Palermo testimonia attraverso le immagini, la storia dello stretto rapporto fra i Carabinieri e “la gara più antica del mondo”. Le immagini di Militi, ritratti talvolta da protagonisti, altre volte immersi nella folla, sono la testimonianza della presenza evidente o discreta di questi attori non secondari della stessa storia della Targa Florio: uno dei tanti aspetti del più complesso e radicato rapporto fra l’Arma ed il territorio siciliano e le immagini dei video dei quali alleghiamo i links, più delle parole offrono l’esatta percezione di quelle atmosfere e situazioni in bilico fra tecnologia e mercatini, tifo e grigliate, agonismo ed entusiasmo: una miscela potenzialmente esplosiva sapientemente gestita dall’Arma.

Un ringraziamento infine all’Associazione Amici della Targa Florio ed a Fulvio Lauricella, un altro ex pilota di Targa Florio, dal passato sportivo costellato di importanti successi. Sono sue alcune delle auto esposte.

 

► Filmati da Youtube:

http://www.youtube.com/watch?v=xM-u7N7p7WA&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=x__bLJBKqT4&feature=related

 

Targa Florio 1966. La Porsche 911 dell’equipaggio francese Jean Pierre Nicolas e Jean Loup Pellecuer è condotta in gara tra mura di folla, appostata lungo i margini della strada.  Il Carabiniere, in impeccabile divisa, stenta a tenere a bada la “passione” del pubblico.
La vettura esposta è una Porsche 911S 2000 cc. del 1965 facente parte della collezione di Giovanni Filippone. Ha un lungo trascorso agonistico e vanta in Targa Florio Rievocativa per auto storiche del 2009 il 2° posto assoluto, per mani di  Gaetano Gioè. Si ringraziano gli amici Giovanni Filippone e Gaetano Gioè di Palermo che hanno reso disponibile la vettura.

 

Targa Florio 1966. Nella foto è ritratta l’Alfa Romeo Giulietta “SZ” iscritta dalla Scuderia Etna di Catania ; la vettura gareggiò con l’equipaggio Mauro Battista ed Alfio Monaco.
Sulle affidabili ed al tempo performanti Alfa Romeo “SZ” si sono formate intere generazioni di piloti, in quegli anni.
La vettura esposta è una “SZ” 1300 cc. del 1961. Condotta dal pilota e proprietario Fulvio Lauricella di Palermo – che ringraziamo per averla messa a disposizione – ha perseguito, in tempi “recenti”, risultati sportivi di assoluto prestigio ; tra queste anche la vittoria assoluta nella Targa Florio Rievocativa per auto storiche del 2000, nell’occasione mettendosi alle spalle vetture sulla carta ben più potenti e titolate.

 

Targa Florio 1960. La foto – in una classica ambientazione “Targa Florio” – ritrae l’Abarth Zagato 850 di Guido Garufi e Franco Tagliavia, gentleman drivers siciliani e grandi amici. La foto è tratta dall’archivio della Famiglia Garufi, ed in particolare di Antonio Garufi che ringraziamo, figlio del compianto Guido Garufi, sempre presente alle Targa Florio di quegli anni.
La vettura esposta è una Abarth Zagato 850 cc. del 1959 facente parte della collezione di Fulvio Lauricella – Palermo, che ringraziamo.

 

Targa Florio 1964. La Shelby Cobra di Phil Hill e Bob Bondurant (Shelby Am. Inc.) è impegnata sulle tortuose strade di Targa, all’uscita dell’abitato di Cerda. Quell’anno la Ford USA organizzò una mega spedizione in Sicilia schierando in gara ben 4 “Cobra”. Era in acerrima lotta, nel campionato mondiale, contro la Ferrari.
Doveroso precisare che la vettura esposta, comunque di pregevole qualità, E’ UNA REPLICA. Assemblata in Inghilterra nel 1990, si presenta in livrea “Shelby Cobra 427”, monta un motore Ford 2,3 litri V6 – in luogo del V8 da 4,7 o 7,0 litri degli originali – e fa parte della collezione di Claudio Picciotto di Palermo, che ringraziamo per averla messa di disposizione.

[Redazione Motori360]

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