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Aston Martin, un marchio diventato leggenda

Solo 60.000 vetture prodotte in 100 anni di storia

Al Retromobile di Parigi, 14 modelli che hanno fatto la storia del marchio, una exibition voluta dal consulente francese Eric Le Moine e realizzata con l’indispensabile apporto di Aston Martin Heritage dello svizzero Beat Roos. La Roosengineering Ltd è un’azienda fondata nel 1975, con sede dal 2011 a Safenwil nel cuore delle Alpi svizzere, specializzata nel restauro e vendita di Aston Martin. Delle 14 Aston Martin esposte al Retromobile, ben 12 appartengono a collezionisti svizzeri a conferma che in quel Paese la passione per le Aston Martin è molto diffusa.

Il mito delle DB, quelle di David Brown

Il mito Aston Martin è come una meteora nel firmamento dei marchi storici inglesi, un periodo di 35 anni, dal 1947 al 1972, da quando David Brown acquista per 20.000 sterline la Aston Martin, un’azienda di Feltham che da 34 anni vivacchia tra un’alternanza di successi sportivi e crisi commerciali. Tra i vari pezzi di vetture e motori che ha trovato nel capannone, anche un moderno 6 cilindri in linea da 2,5 litri sviluppato da Walter Owen Bentley, fondatore di un altro storico marchio inglese, e il concept Atom equipaggiato con un 4 cilindri da 2 litri sviluppato da Claude Hill.

Con questo motore realizza la sua prima Sport, la DB1 prototipo prodotta in 15 unità, è la prima vettura di David Brown e la identifica con le sue iniziali. con questa vettura vince la 24 Ore di Spa nel 1948, ma il suo obiettivo è quello di vincere la 24 Ore di LeMans. Da quella Sport nasce la DB1 roadster, vettura stradale con la griglia anteriore divisa in 3 sezioni

Nel 1950 nasce la DB2 con il 6 cilindri Lagonda da 107 cv di W.O. Bentley, un motore che poi risulterà determinante per vincere le corse e creare il mito Aston Martin. In quel anno ingaggia John Wyer come direttore sportivo e il professore Robert Eberan von Eberhorst che nel 1938 era il responsabile delle famose Auto Union Grand Prix. Il motore Lagonda però era poco potente e quindi viene sviluppata la versione Vantage con 123 cv, nome che anche in futuro identificherà le versioni più potenti.

La versione stradale della DB2 era una coupé molto bella con quella linea disegnata da Frank Feeley, ma aveva solo 2 posti, perciò nell’ottobre del 1953 viene creata la DB2/4 con 4 posti e successivamente anche una Cabriolet o come dicono gli inglesi una Drophead coupe.

Il successo delle vetture stradali va a pari passo con le vittorie su pista. A metà degli anni ’50 il team piloti costituito da Peter Collins, Paul Frère e Stirling Moss riesce a vincere molte gare con la Sport DBR1 realizzata da Ted Cutting. Grazie ad un telaio in tubi di acciaio cromo-molibdeno il peso della vettura era inferiore agli 800 kg, ben 130 kg meno della DB3. Inoltre, rientrando nei limiti imposti a LeMans, l’iniziale cilindrata di 2.5 litri con una potenza di 182 cv, venne portata a 3 litri e 212 cv. Un ulteriore sviluppo di quel motore porterà la potenza a 240 cv.

Aston Martin Campione del Mondo Marche

Nel 1959, David Brown realizza il suo sogno, con la DBR1 conquista i primi 2 gradini del podio a LeMans rispettivamente con Carrol Shelby/Roy Salvadori e Maurice Trintignant/Paul Frère e vince il Campionato del Mondo Marche davanti alla Ferrari, Porsche e Maserati. È un trionfo, l’Aston Martin entra nell’Olimpo dei marchi di prestigio.

A questo punto David Brown decide di ritirarsi dalle corse e dedicare l’attività allo sviluppo e produzione di modelli stradali nel nuovo stabilimento di Newport Pagnell.

Nel 1958 nasce la DB4, un must degli anni ’60. In 10 anni David Brown riesce a trasformare un marchio decadente in un simbolo di sportività ed eleganza.

Fine di un mito

Forse a causa di alcune sue scelte sbagliate (l’acquisto del cantiere navale Vosper) nei primi anni ’70 inizia il declino del marchio che lo porta in pratica al fallimento e con la morte nell’anima, nel 1972 David Brown è costretto a cedere il marchio Aston Martin Lagonda per simboliche 100 sterline alla Company Developments Limited.

Se questa è in sintesi la storia di un Marchio e di un uomo, ancora oggi, dopo la morte di David Brown avvenuta nel 1993, le iniziali DB continuano a identificare le prestigiose Aston Martin ora prodotte a Gaydon.

A Retromobile i simboli storici del marchio

Tra le regine dello stand, una DB3 S prodotta solo in 20 esemplari di cui 11 per le corse dal 1953 al 1956 . Venne realizzata alla fine del 1952 da un’ idea di John Wyer, responsabile del reparto corse del marchio, con l’obiettivo di costruire una versione più leggera della DB3. Con un peso di 889 kg e un motore 6 cilindri in linea da 2922 cc che sviluppa 182 cv, non aveva rivali in pista. Pilotata da campioni del calibro di Peter Collins, Sir Stirling Moss e Roy Salvadori, vinse il Campionato Mondiale Sport del 1953.

Una svolta importante per Aston Martin avvenne a metà degli anni ’50, quando inizia la collaborazione con la Carrozzeria Touring di Milano che disegna e produce dal ’58 al ’63 1210 carrozzerie della DB4 con l’esclusiva tecnica Superleggera. Poi le scocche venivano inviate in Inghilterra nel nuovo stabilimento Aston Martin di Newport Pagnell per l’assemblaggio con la meccanica e il motore a 6 cilindri in linea da 3,7 litri, evoluzione del precedente 2,9 litri.

Evoluzione della DB4, della quale conserva le stesse dimensioni, la DB5 prodotta dal ’63 al ’65 in poco più di 1000 esemplari. Il motore ha ancora 6 cilindri in linea, ma la cilindrata sale a 4 litri con 282 cv. Questo modello contribuisce decisamente a consolidare il mito Aston Martin, anche per essere stata interprete nelle rocambolesche scene dei film di James Bond per il quale dedicheremo un prossimo articolo.

La sua erede DB6 prodotta dal ’65 al ’71, si presenta migliorata soprattutto nell’abitabilità, con i 2 posti posteriori decisamente più fruibili, grazie alla maggiore lunghezza del passo (+10 cm), del corpo vettura di 6 cm e l’altezza del tetto, ovvero lo spazio a disposizione dei passeggeri posteriori, + 2 pollici. Esteticamente la linea rimane praticamente uguale alla DB5 con la carrozzeria prodotta sempre da Touring, ma non è più del tipo Superleggera, bensì realizzata in modo tradizionale sul nuovo telaio MP209.

Una curiosità: La DB6 esposta al Retromobile colore Fiesta Red, era stata acquistata nuova a Parigi dalla scrittrice Françoise Sagan che l’aveva intestata al fratello Jacques Quoirez, vero cognome della scrittrice.

Il prototipo Volvo Aston Martin DP208: pezzo unico al Retromobile

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Questo modello, sconosciuto ai più, è stato realizzato nel 1961 in quanto a quel tempo Aston Martin pensava di poter motorizzare anche vetture di altre Case con i suoi motori, ma non con il 6 cilindri destinato alle DB e allo scopo aveva prodotto 3 unità di un 4 cilindri in alluminio da 2,5 litri con una potenza di poco superiore a 150 cv.

Volendo iniziare la fase dei test su strada, uno di questi venne montato su una Volvo P1800, la bella coupé carrozzata da Pietro Frua che veniva assemblata in Inghilterra da Jensen nel West Bromwich.

Il progetto però non ebbe seguito e questa P1800 è l’unico esemplare esistente con il motore Aston Martin.

[ Paolo Pauletta ]

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