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Formula Uno ciao: Nico Rosberg ha scalato la sua montagna e si ritira

Un annuncio che lascia tutti di stucco, Mercedes per prima, forse….

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Ha fatto a dir poco sensazione l’annuncio di Nico Rosberg (classe 1985) di mollare tutto a poche ore dalla conquista, voluta e molto sofferta, del suo primo e – salvo clamorosi ripensamenti – unico Campionato del Mondi di Formula Uno.

Una decisione sofferta? Non lo sappiamo. Meditata senza averlo mai dato a vedere? Possibile, anzi probabile; quel che è certo è che Rosberg figlio ha saputo scendere da un treno in corsa per saltare sul taxi della vita (nel suo caso una meritata limousine…) assieme ad una bimba alla quale potrà dedicare il tempo cui ogni figlio avrebbe diritto e ad una moglie che assieme a lui forma una delle coppie più glamour della Formula Uno; e già!    perché oggi i piani alti della massima formula, a parte talento, coraggio e sensibilità di guida, significano luci della ribalta e jet set (ne sa qualcosa il grande sconfitto Hamilton che, in questo campo, è l’opposto di Rosberg..), guadagni milionari, location da sogno e via dicendo.

Uscire in questo modo è stato un coup de theatre a coronamento di una bella avventura iniziata ben 20 anni fa in kart dove iniziò subito le ostilità con Hamilton; nel 1966 Rosberg aveva 11 anni e già si affermava la tendenza ad iniziare presto, sempre più presto. A 17 anni passò in Formula BMW che vinse con 9 vittorie su 20 gare guadagnandosi un test con la Williams F1 e diventando così, allora, il più giovane driver al volante di una monoposto della massima formula. Nel 2003 e nel 2004 gareggiò, con risultati mediocri, in Formula 3 per passare poi nel 2005 al Campionato GP2 che vinse dopo un’aspra lotta con Heikki Kovalainen.

L’esperienza con la Williams (2006-2009)

In Williams Rosberg scontò nei primi due anni la mancanza di esperienza e la non competitività della monoposto (mettendo comunque a segno qualche giro veloce e diversi piazzamenti nei primi 10).

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Nel 2008 un secondo ed un terzo posto confermarono la stoffa del pilota ma fu il 2009 – grazie anche al salto di qualità della monoposto – l’anno in cui Rosberg iniziò ad emergere con alcuni giri veloci e con prestazioni eccellenti, anche se a volte sfortunate come nel Gran Premio della Malesia in cui da quarto in griglia conquistò in partenza la prima posizione concludendo però la gara, interrotta al 33° giro per la pioggia, in ottava posizione.

Due quarti posti ed un totale di 8 gare a punti gli valsero il 7° posto in graduatoria mondiale, posizione che avrebbe potuto essere ben diversa se al GP di Singapore, quando era in lotta per il primato con Hamilton (sic!) sbagliò l’uscita dai box e si prese la penalità correlata al superamento della linea bianca finendo fuori zona punti. 

Il passaggio alla Mercedes (2010-2016)

Nel 2010 la Mercedes acquistò la Brawn GP, che l’anno prima aveva vinto il Campionato dl Mondo ed ingaggiò Rosberg affiancandolo al sette volte Campione del Mondo Michael Schumacher, ritornato alla Formula 1 dopo tre anni di inattività.

Fu un inizio – a dir la verità un triennio – tutto in salita sia per l’auto e sia per i piloti ma fu comunque Rosberg a vincere il confronto con il suo scomodo e blasonato compagno di squadra.

Il 2013 fu l’anno del ritiro di Schumacher al quale subentrò Hamilton mentre la ritrovata competitività della monoposto permise ai due piloti di inserirsi costantemente nella lotta per le posizioni di vertice (Rosberg vinse a Monaco e a Siverstone, mettendo in carniere numerosi piazzamentie ed alcuni giri veloci).

Dal 2014 la Mercedes divenne il rullo compressore che tutti conosciamo grazie alla nuova monoposto F1 W05 che permise a Rosberg di vincere il GP d’Austria ed arrivare secondo in Malesia e Bahrein e dando quindi fuoco alle polveri di una battaglia con Hamilton conclusasi solamente ora.

Mercedes driver Nico Rosberg, of Germany, waves after winning the Formula One Mexico Grand Prix auto race at the Hermanos Rodriguez racetrack in Mexico City, Sunday, Nov. 1, 2015. (AP Photo/Eduardo Verdugo)

Da allora in poi fu lotta senza quartiere, sia in pista che psicologica; una rivalità che sfociata quest’anno nelle collisioni al GP di Spagna (ritiro per entrambi i piloti) ed al GP d’Austria dove un nuovo contatto fra i due consegnò la vittoria ad Hamilton relegando Rosberg al quarto posto, costrinse Toto Wolf e Niki Lauda a richiamare all’ordine i due piloti; l’andamento di questo Campionato è stato sotto gli occhi di tutti come anche tutti hanno visto la difesa «passiva» di Hamilton per indurre Rosberg prima all’errore e poi ad una lotta con gli inseguitori che, con qualche giro di gara in più, avrebbe potuto produrre un diverso risultato finale. Guerra psicologica abbiamo scritto qualche riga fa: la dimostrazione più eclatante si è appunto avuta proprio in questo finale di gara e di Campionato.

Onore dunque al tedesco (secondo figlio d’arte, dopo Damon Hill a vincere dopo il padre il proprio Campionato Mondiale di Formula Uno) che a soli 5 giorni dalla vittoria annuncia il proprio ritiro.

Lasciando il Circus da Campione del mondo in carica ha seguito l’esempio di altri quattro grandi del passato: Mike Hawthorn (1958), Jackie Stewart (1973), Nigel Mansell (1992) e Alain Prost (1993).

Bene o male?

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Su facebook Rosberg ha recentemente confidato di aver iniziato ad accarezzare l’idea del ritiro da Campione del mondo a Suzuka (quindi già da ottobre) quando il punteggio assegnava a lui il titolo, poi la situazione si è evoluta sino ad arrivare alla gara di Abu Dhabi.

Non cedere alla tentazione sia di un ingaggio con un sempre più volutamente rallentato Hamilton e sia all’inevitabile pressione dell’arrembante arrivo della muta degli inseguitori nel cui ingaggio il suo compagno di squadra sperava, debbono aver procurato una tensione tale da superare, crediamo, il puro piacere della guida e della vittoria pulita, e questo può essere stato determinante. 

Il dubbio

Ma se il detto popolare dice che a pensar male non si sbaglia mai (o quasi), consentiteci a questo punto una domanda che potrebbe avere una sua perversa ragion d’essere in una Formula Uno sempre più machiavellica.

Da sempre la gestione di due galli in pollaio ha creato qualche problema, nel caso poi di due campioni velocissimi ed animati da rivalità feroce come i due nostri argentei eroi, i problemi si amplificano e sfociano in episodi come quelli citati (Spagna ed Austria) con conseguenze rischiose per il Team ovvero potenziali perdite di punti e relativi, collegati bonus della FOCA per non parlare poi del ridicolo e della perdita di immagine.

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Sappiamo della determinazione di Hamilton nel vincere anche questo mondiale e possiamo immaginare quanto gli sia bruciata una sconfitta cui hanno contribuito, senza nulla togliere al valore di Rosberg, episodi che è qui utile ricordare:

  • Inconvenienti tecnici nei GP di Cina ed USA a fronte dei quali alcuni media teorizzarono circa una cospirazione ai danni di Hamilton; immediata la smentita di Wolff.
  • Sostituzione della Power Unit nel corso delle prove del GP del Belgio con conseguente partenza dall’ultima posizione in griglia; per la cronaca Hamilton arrivò terzo.
  • Ritiro in Malesia per problemi alla power Unit.

Ciononostante, Hamilton ha vinto 10 Gran Premi e «raggranellato» 380 punti ed è indubbio che abbia potuto pensare che senza quegli inconvenienti il mondiale sarebbe stato ancora una volta suo; ecco il tentativo di rivalsa contro un destino giudicato avverso, concretizzatosi nel comportamento in gara negli Emirati ma, a parte questo è il dopo gara, i giorni trascorsi dalla fine della gara all’annuncio del ritiro di Rosberg che intrigano.

Un pilota tedesco che vince su vettura tedesca un Campionato Mondiale di F1 è sempre stato, ed è umano, nei desideri (magari inespressi) della Stella e del suo Team (sarebbe come sognare la vittoria di un pilota italiano al volante della Ferrari…) ma come l’ha vissuta Hamilton questa situazione alla luce degli inconvenienti tecnici subiti?

Come sono andate – a porte chiuse – veramente le cose?  Proprio come ci sono state dette oppure Hamilton ha puntato i piedi e ha posto Wolff e Lauda di fronte al classico dilemma matrimoniale: o Lui o io con le conseguenze che ora tutti noi conosciamo?

E in questo ipotetico caso cosa avrebbe fatto Rosberg qualora avesse dovuto affrontare uno status di seconda guida o, peggio ancora, l’idea di emigrare in altro team probabilmente meno competitivo della Mercedes anche se le regole 2017 potrebbero rimescolare le carte?

E se invece di matrimoniale ci fosse stata solamente la promessa di Nico alla sua affascinante moglie di lasciare una volta vinto il mondiale?

In questo caso siamo (quasi) certi che Rosberg avrebbe messo al corrente di tale decisione i suoi Team Principal, che il tutto sarebbe stato coperto da rigido segreto e che Wolff e Lauda avrebbe preso in un colpo solo una marea di piccioni:

  • Un tedesco su vettura tedesca avrebbe vinto il Mondiale.
  • Rosberg, raggiunto il suo obbiettivo, si sarebbe ritirato.
  • A fianco di Hamilton sarebbe stato inserito un giovane del vivaio Mercedes con buona pace di Hamilton.
  • Il Team avrebbe acquistato maggiore stabilità futura.

Il dopo Rosberg

Finiti i suddetti esercizi di fantasia non facciamo pronostici: a questo punto della stagione i giochi sono già fatti anche se il gioco degli scacchi contrattuali (ed il pagamento di congrue penalità) a volte permette scappatoie apparentemente impossibili.

I nomi che si fanno (dai più probabili ai meno possibili) sono quelli di Pascal Wehrlein (classe 1994) in forza alla Manor e ottimamente valutato da Toto Wolff, Esteban Ocon compagno di team di Wehrlein ma poco papabile per via del rinnovato accordo con la crescente Force India, Valtteri Bottas (però legato a doppio filo con la Williams dopo il ritiro di Massa) ed infine l’ipotesi più suggestiva, quella di Fernando Alonso che però è in una squadra blasonata che sta lentamente risalendo la china ma che soprattutto, con i suoi 35 anni, non rientrerebbe nella fascia di età ottimale per la Mercedes.

Certo che se al posto di Rosberg dovesse andare Alonso ne vedremmo proprio delle belle, come ancora più divertente potrebbe essere, visto che sognare non costa niente, l’assegnazione di quel volante a Verstappen (blindatissimo in Red Bull), un talento, una lucidità ed un carattere che – messi al servizio del risultato – darebbero parecchio filo da torcere a parità di mezzo anche ad un osso duro come Hamilton…..

E le soluzioni Alonso/Verstappen smonterebbero completamente i dubbi di cui al paragrafo precedente: chi vivrà, vedrà!

[ Giovanni Notaro ]

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