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Mega Yacht: l’impegno di accoglierli in Italia

Siglata un’intesa tra Federagenti e Nautica Italiana per portare questa flotta di mega navi nei nostri porti. Trieste candidata a diventare hub di questo esclusivo segmento della nautica

Il comparto dei mega yacht, costituisce circa l’80% del fatturato dei cantieri nautici italiani, che nella classifica mondiale rappresentano il 38% della produzione e occupano i primi 3 posti tra i produttori di Yacht, inoltre nel portafoglio ordini ben il 65% supera i 30/40 metri.

È una questione di numeri, attualmente navigano nel mondo 5.164 mega Yacht e nel 2020 ce ne saranno più di 6.000, tra questi oltre il 70% stazionerà, almeno in estate, nel Mediterraneo e ben il 56% resterà anche d’inverno.

Sulla base di questi dati e di queste proiezioni, Federagenti e Nautica Italiana, hanno siglato un accordo nel corso di un convegno tenutosi a Trieste in modo da portare in Italia almeno una parte di questi mega yacht con un evidente ritorno economico per tutto il comparto della nautica italiana.

Per ottenere questo risultato, è necessario dare vita ad un cluster che crei una sinergia tra i vari operatori del settore, mai come in questo caso, il termine «fare sistema» risulta essere più appropriato. Termine usato anche dalla Presidente della Regione Debora Serracchiani e dal Sindaco di Trieste Roberto Cosolini che hanno aperto i lavori di questa tavola rotonda.

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Tra gli attori di questo cluster, la Fondazione Altagamma che dal 1992 riunisce le imprese italiane che si distinguono per l’innovazione, qualità, design e servizio, contribuendo alla crescita economica dell’Italia. In questa fondazione opera anche la neo costituita Nautica Italiana leader nei 3 principali settori del comparto nautico: la cantieristica e la componentistica che rappresentano circa l’8 % dei cantieri nautici italiani; il refit ed i servizi; le marine con i territori di eccellenza. Da parte sua la Sezione Yacht di Federagenti fornisce quotidianamente assistenza ad imbarcazioni da diporto, sia a vela che a motore, oltre i 25 metri in tutti i 144 porti italiani, in particolare per quanto riguarda le operazioni connesse alla navigazione dei grandi yacht e l’osservanza delle normative in materia fiscale e doganale.

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Sfruttando a fondo queste risorse è possibile accogliere anche nei porti italiani quei mega yacht che navigano e stazionano nel Mediterraneo e in particolare Trieste ha tutte le caratteristiche per candidarsi come hub nell’Adriatico per ospitare queste «navi» extra lusso. Opportunità colta a suo tempo dai più lungimiranti partner dell’Est che non si sono lasciati sfuggire il business delle tante imbarcazioni in fuga dalle acque italiane diventate troppo scomode.

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“Non solo un porto di ospitalità e di transito, ma un porto di sosta prolungata che specialmente nel periodo invernale garantisca a queste navi, non solo un ormeggio sicuro, ma anche una gamma unica di servizi di assistenza tecnica, operativa e turistica”. Con queste parole Pietro Busan, Presidente dell’Associazione Agenti Marittimi FVG, ha concluso il suo accorato intervento nella speranza che i politici si rendano conto delle potenzialità offerte da Trieste. In particolare si riferisce all’area del Porto Vecchio con i suoi moli e i suoi storici magazzini, testimoni di un’epoca in cui il porto della città giuliana era la porta dei commerci con l’Europa. Ora tutta quella vasta area di «archeologia marittima» inserita nel contesto urbano della città è passata dal Demanio al Comune il quale ha la facoltà di variare la sua destinazione d’uso. “Perciò è ora di smettere di discutere sull’argomento spesso in modo sterile” ha continuato Pietro Busan “per Trieste è venuto il momento di cambiare rotta, perché questa città può garantire meglio di ogni altra in Adriatico, una felice sintesi tra opportunità e sviluppo, tra attrattiva del territorio e facilitazioni logistiche, tra tecnologia di livello e servizi all’utenza”.

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Nessuna città come Trieste offre una posizione geografica altrettanto centrale all’Europa, una lunga e affermata tradizione cantieristica e di refitting, ma soprattutto banchine, edifici e aree di sviluppo, con l’offerta di servizi di una grande città alle spalle.

Non trascurabile lo status di porto franco che dà indiscutibili vantaggi fiscali a chi fornisse servizi ai Mega Yacht.

[Paolo Pauletta]

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