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Touring al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este

Lo storico carrozziere milanese ha presentato due Ferrari: il prototipo Touring Berlinetta Lusso e la restaurata 166 MM Barchetta Touring del 1948 che si aggiudica la Coppa d’Oro Villa d’Este attribuita con il voto del pubblico

 

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Touring Superleggera è un’habitué di successo al Concorso di Eleganza Villa d’Este: ha debuttato nel 1931 ed ha ottenuto grandi riconoscimenti con carrozzerie quali quelle dell’Isotta Fraschini 8ASS spider, delle Alfa Romeo 6C 1750 Gran Sport Spider e 8C 2300 Spider Coupé, della Pegaso Z102 Berlinetta detta «Thrill» e, più recentemente, dell’Alfa Romeo Disco Volante by Touring, solo per nominarne alcuni.

Per questa edizione 2015 del Concorso la Touring ha portato a Villa d’Este la Touring Berlinetta Lusso su base Ferrari F12 (prototipo visto per la prima volta al Salone di Ginevra 2014) e la Ferrari 166 MM Barchetta Touring del 1948, cioè la prima vettura made in Maranello prodotta in serie il cui primo intestatario fu Gianni Agnelli.

La Touring Berlinetta Lusso

Realizzata da Louis de Fabribeckers (responsabile Design Touring) è il primo esemplare di una serie di cinque e trae origine dalla richiesta di un collezionista che ha commissionato una creazione esclusiva basata sulla propria F12. Il risultato è sotto gli occhi dell’esclusivo parterre di Villa d’Este: un esercizio di stile pregno – ovviamente – del DNA della Carrozzeria milanese: leggerezza e stile.

Per arrivare a tale risultato alla Touring sono partiti dal calcolo FEM delle parti strutturali mentre per lo studio dell’aerodinamica si cono avvalsi del CFD (Computational Fluid Dynamics) che ha permesso di ottimizzare il flusso e assicurare ottima pressione verticale nella zona posteriore; definiti i parametri tutte le parti di accoppiamento telaio-carrozzeria – elementi importanti per assicurare qualità e assenza di vibrazioni – sono state disegnate tramite CAD.

Il discorso «alleggerimento» è stato studiato in modo da abbattere il peso mantenendo la rigidità strutturale d’origine guardando quindi a materiali nobili quali il CFRP (Carbon Fiber Reinforced Polymer) e l’alluminio; in particolare con le fibre di CFRP opportunamente incrociate in fase di confezionamento (per una maggiore resistenza a parità di peso) prima di essere cotte sottovuoto in autoclave a 120°, sono stati realizzati il cofano, il fascione paraurti, lo splitter anteriore, le minigonne, il cofano posteriore e l’estrattore posteriore mentre gli altri pannelli di alluminio della carrozzeria sono stati battuti a mano su un modello di epoxy in scala 1:1 in modo da riprodurre esattamente le forme volute.

F4 TOUR 5 015Ed infatti l’auto è caratterizzata dalla scansione dei suoi tre volumi: il lunghissimo cofano che evoca la potenza del 12 cilindri, il piccolo abitacolo biposto (secondo la tradizione delle Coupé stradali d’antan), un bagagliaio apparentemente minimale ma in realtà adeguato alle necessità dei trasportati; uno spigolo, ispirato a quello disegnato da Carlo Felice Bianchi Anderloni sulle Ferrari 166 MM spider e berlinetta da competizione 166 Inter, sfiora il passaruota anteriore e attraversa tutta la fiancata per enfatizzare la lunghezza della vettura.
La carrozzeria è rifinita in azzurro Nioulargue dalle tonalità volutamente fredde mentre per gli interni, sedili compresi, è stata scelta a contrasto una calda tonalità di blu medio con inserti color panna.
La meccanica è quella della Ferrari F12 (V12 da 6,2 litri e 740 cv, a 8.250 giri/min, coppia massima 690 Nm, cambio sequenziale elettroattuato a sette rapporti con paddle al volante; 340 km/h e 3,1” (stimati) per raggiungere i 100 km/h da fermo. Ovviamente omologata per uso stradale, ognuna di queste 5 Ferrari (il secondo esemplare è già in produzione) richiede un numero di ore di lavoro, comunque non inferiore a 5000, in base alle specifiche del committente ed è certificata EU in base alla direttiva Europea relativa alla produzione in piccola seri – EU-Directive 2007/46 EC.

La Ferrari 166 MM Barchetta Touring

La vettura telaio 0064M, che a Villa d’Este compete nella categoria «Piloti e Gentiluomini», fu consegnata nell’agosto 1950 al primo proprietario Gianni Agnelli che partecipò direttamente alla creazione della «sua» barchetta per la quale richiese una finizione bicolore e luci posteriori a goccia.

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La 166 riveste grande importanza nella storia sia della Ferrari sia della Touring in quanto prima vettura stradale di Enzo Ferrari; questi la commissionò a Carlo Felice Bianchi Anderloni, le cui capacità aveva verificato nella realizzazione della Auto Avio Costruzioni «815» del 1940, di fatto la prima Ferrari della storia; dall’intesa nacque, appunto, la Ferrari 166 MM per descrivere la quale venne coniato il termine «Barchetta»: una sola parola per stigmatizzare questo tipo sottile carrozzeria aperta biposto.

L’esemplare restaurato da Touring (24° di 25 vetture prodotte), dopo essere stato posseduto dall’Avvocato, passò prima ad Olivier Grendebien (quattro volte vincitore a Le Mans) e poi al belga Jacques Swaters, fondatore della Ecurie Francorchamps e primo concessionario Ferrari nel mondo, che vendette e ricomprò più volte la sua 166 facendola poi restaurare nel 1966; dopo il restauro l’auto venne esposta al MoMA di New York, alla Nationalgallerie di Berlino ed infine, nel 1990 all’Idea Ferrari di Forte Belvedere, a Firenze; la 166 rimase nella famiglia Swaters per ben 46 anni rendendosi protagonista di grandi imprese sportive che lasciarono il segno e per questo motivo venne sottoposta ad un primo restauro che però, date le tecniche del tempo, non restituì alla 166 le forme originali della sua parte anteriore.

La recente ricostruzione della Touring, che ha restituito fedeltà all’auto, si è basata sullo studio di immagini dell’epoca e sull’analisi dei disegni originali; a questa fase diciamo preliminare è seguita la scansione tridimensionale della vettura che ha permesso di ricreare in Cad le forme corrette e realizzare un modello di stile e di battitura sul quale gli abili battilastra della Touring hanno potuto ricostruire – ovviamente a mano – pannelli fedeli agli originali.

La 166 esposta a Villa d’Este è la stessa che ha fece innamorare Gianni Agnelli e, dato il suo eccezionale curriculum, sia di proprietà che di agonismo, è stata ammessa a pieno titolo a concorrere nella classe «Piloti gentiluomini».

La Carrozzeria Touring

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Essere carrozzieri oggi non significa saper creare «solamente» originalità e bellezza delle forme poiché se dal punto di vista del design le vetture «su misura» permettono di sondare liberamente forme e funzioni senza i limiti della produzione in serie, il «prodotto» che da tale lavoro scaturisce ha tuttavia hanno l’obbligo, di essere immediatamente fattibile e omologabile.

Con le regole e le esigenze di oggi anche una fuoriserie deve quindi rispettare – meglio superare – i canoni di qualità, sicurezza e funzionalità richiesti alle automobili di serie… il «prodotto» deve necessariamente collocarsi molto più su del prodotto di serie dal quale deriva, distaccandosene e diventando quindi, senza tradire le sue origini, un pezzo unico che giustifichi la mole di lavoro – e relativi costi – necessari alla sua realizzazione

Per questo Touring Superleggera disegna e prova parti, accessori e sistemi con le tecniche d’ingegneria più avanzate adottando tecniche di lavorazione computerizzate che, accoppiate alle notevolissime capacità artigianali del personale addetto alla materiale esecuzione del lavoro, raggiunge standard altissimi per finizione e precisione.

Touring, attraverso il lavoro di restauro della 166 e quello di trasformazione della Berlinetta Lusso si pone tra i pochi in grado di realizzare l’intero ciclo di creazione e produzione di una vettura esclusiva.

[ Giovanni Notaro ]

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