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2015: Stop alle agevolazioni fiscali ed assicurative per i mezzi storici?

La caccia ai furbetti mieterà vittime, al solito, anche tra gli onesti

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APERTURA

La legge di Stabilità 2015 prevede l’abrogazione dei commi 2 e 3 della legge 342/2000. In parole povere auto e moto che oggi divengono potenzialmente storiche al compimento del loro 20° anno, domani lo diverranno al loro 30° compleanno! Quindi le auto e le moto appena ventenni ed anche tutte quelle che, già esentate, debbono ancora compierne 30, saranno sottoposte alle norme fiscali e assicurative correnti invece che a quelle agevolate al momento ancora in vigore.

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Molti possessori di auto e/o moto ventennali, talvolta di scarso valore storico, avevano iscritto i loro mezzi ai Registri veicoli storici dell’Automotoclub Storico Italiano (ASI) o della Federazione Motociclistica Italiana (FMI) e, pagando la quota annuale prevista per il tesseramento, ottenevano in cambio la possibilità di corrispondere all’erario un bollo da 25 euro (solo in caso di circolazione su strada) e di usufruire di considerevoli agevolazioni sulle tariffe della Rc auto rivolgendosi ovviamente alle Compagnie che prevedevano questo particolare tipo di polizze.

Indubbiamente la questione andava regolamentata anche perché molti dei mezzi cosiddetti storici erano semplicemente vecchi, ma poiché la sola discriminante era la vetustà, e poiché – complice la crisi – molti non ritenevano e non ritengono conveniente rottamare un mezzo vecchio ma ancora efficiente, provvedevano al tesseramento ASI o FMI.

Il fenomeno aveva assunto dimensioni tali da suscitare l’interessamento di «Reporter» con un servizio che rinfocolò le polemiche.

Al problema dei furbetti di turno si è poi sommata la lotta, questa iniziata in tempi relativamente recenti, fra ASI ed ACI che, costituendo «ACI Storico» ha seriamente minato il monopolio ASI; il fatto che poi la norma dei 30 anni (parafrasiamo la più nota e quasi omonima guerra…) sia stata proposta in tempi successivi alla costituzione di ACI Storico è probabilmente una casualità ma certamente un problema – serio – per l’ASI che dovrà fronteggiare una sensibile diminuzione del numero di tesserati e del proporzionale calo degli introiti.

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D’altra parte anche l’ACI, che con «ACI Storico», è di fatto un antagonista dell’ASI, in questo caso ne condivide la posizione critica nei confronti del provvedimento tanto che il Presidente Angelo Sticchi Damiani ha commentato il provvedimento dicendo “Temevamo si sarebbe arrivati al peggio, ed è successo.  La gente se ne è approfittata tirando troppo la corda; basti pensare che se nel 2011 le auto che avevano ottenuto certificazioni di rilevanza storica erano 1.500, nel 2012 erano arrivate a 160.000… L’immagine dei tanti Ford Transit usati in Puglia nella raccolta dei pomodori è significativa per spiegare cosa abbia portato a decisioni estreme …… Ora dovremo trovare un compromesso con una serie di misure da proporre al Governo che prevedono in primis una lista chiusa, ma non solo”.

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Diverse sono le cifre citate dall’ASI in una nota ha dichiarato che “Neanche 50mila veicoli di interesse storico-collezionistico pagherebbero le tasse ordinarie cui sarebbero tenuti per il provvedimento abrogativo” che ha inoltre sottolineato che “per contro si perderebbero 300-325mila veicoli d’interesse storico-collezionistico con una perdita stimata tra i 2,2 ed i 5,7 milioni per gli operatori del settore”.

Quanto all’’obiettivo dell’esecutivo di recuperare 200 milioni di euro sempre l’ASI dichiara che la nuova Legge “porterà all’erario non più di 7 milioni e mezzo di euro” causando però “perdite a piccoli riparatori, carrozzieri, distributori di benzina, ricambisti, settori già particolarmente colpiti dalla diminuzione di lavoro”.

L’unico modo per ridare credibilità al collezionismo, anche piccolo (ma serio), dell’auto d’epoca sarebbe la costituzione di una «lista chiusa» da più parti invocata da anni anche in epoca antecedente alla costituzione di ACI Storico e spessissimo osteggiata per amore del tesseramento obbligatorio che ha visto il numero di aderenti a molti club, la maggioranza dei quali affiliata all’ASI, aumentare a dismisura.

Ma il bubbone doveva comunque scoppiare e se prima una norma generica e a maglie larghe permetteva ad ogni furbo di approfittarne, ora – se il provvedimento dovesse essere approvato senza alcuna modifica – pagherà la minoranza dei piccoli collezionisti onesti.

Lista chiusa, si diceva: crediamo sia la sola soluzione, onesta e praticabile che possa ridare regole al settore dell’auto e moto d’epoca purché si tenga presente che il mezzo ventennale oggi da rottamare potrebbe domani diventare un’auto d’epoca degna di tale definizione e quindi questa lista chiusa dovrebbe essere prima di tutto stilata ed aggiornata da esperti super partes, istituzioni comprese, e tenere poi conto di categorie che potrebbero andare dalle instant classic alle young-timer, per passare poi alle vetture, anche con meno di 20 anni, di indubbio valore storico e collezionistico.

Si dovrebbe in pratica creare, sulla base di una lista di modelli individuati da aggiornare periodicamente, una griglia di agevolazioni fiscali ed assicurative che, partendo dalle fiscalità e dalle tariffe assicurative a «prezzo pieno» dovrebbero gradualmente diminuire in rapporto all’età del mezzo ed al suo posizionamento all’interno della lista chiusa che, immaginiamo, dovrebbe essere suddivisa in classi funzionali al reale interesse storico del mezzo da inserire all’interno della classe stessa.

Pochi giorni fa la Commissione Finanze della Camera si era favorevolmente espressa sulla proposta di legge che abolisce il pagamento del bollo auto per 3 anni sulle auto nuove e per 5 anni sui veicoli ecologici. I proponenti la Legge avrebbero dovuto avere più coraggio ed includere in questo tipo di facilitazione anche tutti i veicoli, anche molto anziani, purché alimentati a GPL o metano.

Ma alla fine (come da molto tempo non solo noi stiamo dicendo) perché non «caricare» la tassa di possesso sul prezzo del carburante? Sarebbe un atto di grande civiltà perché ognuno pagherebbe in base ai chilometri effettivamente percorsi (e, di conseguenza, in base a quanto inquina) e di conseguenza cadrebbe l’odiosa ed anticostituzionale tassa di possesso che raggiunge il paradosso di essere inversamente proporzionale, nel caso dell’auto, al valore del bene posseduto.

Giovanni Notaro

 

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