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Crisi + fisco = maggiore inquinamento

In Italia le auto ecologiche costituiscono solamente il 7,5% del parco circolante (6,1% nel Lazio). Il periodo economicamente difficile, la mancanza di incentivi, il costo alto delle vetture e la carenza di una rete di distribuzione capillare non permettono una svolta in direzione di una mobilità più sostenibile 

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Con il 92,5% del parco circolante nazionale costituito da mezzi a benzina e gasolio non c’è da stare molto allegri; d’altra parte i fattori che condizionano pesantemente il ricambio delle vetture più obsolete (Euro0-1-2 e già in più di una città sono iniziate le limitazioni alla circolazione anche per le Euro3) sono sempre gli stessi.

FOTO 5Nel caso della semplice sostituzione di un’auto vecchia con una nuova dalle medesime caratteristiche il fattore discriminante è la crisi; la semplice sostituzione di, ad esempio, un esemplare Euro0-1-2-3 con altro benzina Euro5-6, comporta automaticamente un consistente abbattimento delle emissioni e, laddove il ricambio sia già stato più consistente rispetto alla media nazionale, i risultati sono avvertibili;

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Nel caso di vetture tanto elettriche o ibride quanto a GPL o Metano, per non parlare di quelle ad idrogeno, al fattore crisi si aggiungono:

● il maggior costo del nuovo rispetto al modello a combustione interna;

● la mancanza di una rete distributiva capillare relativa al tipo di alimentazione scelto;

● l’assenza di una campagna di incentivazione durevole che favorisca a livello nazionale il ricambio di un parco circolante la cui anzianità media – che si sta ulteriormente allungando – è superiore a quella europea; in Italia il 23% è compreso nella fascia 0/5 anni, il 30% in quella 5/10 anni; il 34% 10/20 anni ed infine il 13% ha un’anzianità pari o superiore a 20 anni (1); è evidente si è visto chiaramente che per quanto esistano campagne di sconto sul nuovo, queste sono nella maggior parte dei casi episodiche e dovute ad iniziative delle reti commerciali delle varie case che spesso incentivano l’acquisto di auto in giacenza e/o a chilometri Zero; un po’ troppo a macchia di leopardo e quindi non stabilmente strutturate per poter incidere effettivamente sul rilancio del settore e sull’abbattimento dell’inquinamento. In questo periodo servirebbe quindi, a nostro avviso una vera campagna di alleggerimento fiscale basata sull’esenzione dal pagamento della tassa di possesso per i primi «N» anni e sull’abbattimento del, diciamo, 50% dell’IVA sui modelli più ecologici, avvicinando in tal modo il loro listino a quello dei mezzi a combustione interna. Siamo sicuri che i risultati sarebbero marginali?  Noi crediamo di no: la coscienza ecologica inizia ad essere più diffusa di quanto si pensi ma questa si scontra con il sempre più vuoto portafogli degli italiani e con la sempre minore propensione alla spesa; d’altra parte lo stato, perdendo oggi un po’ di IVA, la potrebbe riguadagnare nel medio periodo sul maggior numero di auto vendute ed in parte (e questa sarebbe la cosa più importante da valutare se qualcuno riuscisse a guardare un po’ più lontano del giorno dopo) in costi indiretti quali quelli a carico della collettività sulle cui spalle sono regolarmente scaricati – sotto forme di inasprimenti fiscali locali e nazionali (2) – anche gli oneri derivanti dall’inquinamento atmosferico (SSN) e blocchi del traffico molto spesso inutili e demagogici.

Le auto ecologiche circolanti nel nostro Paese sono solo il 7,5% del parco, mentre quelle a benzina e a gasolio rappresentano, è matematica, il 92,5% del parco circolante (ricerca Osservatorio Federmetano su dati ACI); ancora peggiore la situazione laziale: 6,1% contro il 7,5% della media nazionale (228.174 auto elettriche, ibride, a metano e a GPL contro 3.511.524 auto a benzina e gasolio pari al 93,9% del parco circolante

Federmetano, nel sottolineare la marginalità delle alimentazioni ecologiche rispetto alla consistenza delle alimentazioni tradizionali sia a livello nazionale che regionale, sottolinea la progressione delle riconversioni a metano grazie anche al fatto che come sottolinea Dante Natali, Responsabile dell’Osservatorio Federmetano, “L’uso di un’auto a metano consente anche di risparmiare nella spesa per il carburante. Il metano infatti è il carburante più economico tra quelli maggiormente diffusi. Il maggior investimento necessario per l’acquisto di un’auto a metano si ripaga in tempi brevi grazie al risparmio che si ottiene ogni volta che si riempie il serbatoio”. Oggi in Italia è presente una rete composta da più di mille distributori di metano, rete che è la più sviluppata a livello europeo, e sul mercato sono disponibili molti modelli a metano, prodotti direttamente dalle case automobilistiche ed inoltre vi è la possibilità di trasformare a metano le vetture a benzina già circolanti. Vi è quindi una sempre maggiore possibilità di scelta, per chi è interessato ad utilizzare un’auto a metano. “Oggi i veicoli a metano – conclude Natali – garantiscono le stesse prestazioni, lo stesso comfort e gli stessi livelli di sicurezza dei veicoli a benzina e a gasolio. In più consentono di inquinare meno e di risparmiare. Non è una qualità da sottovalutare, soprattutto in questi tempi di crisi”.

Giovanni Notaro

 

(1) Fonte: Audizione ACI presso la VI Commissione Finanze della Camera su Disegno di Legge AC 2397 – 1 luglio 2014

(2) a questo proposito cfr.: Sole 24 Ore del 7 ed 8 c.m. – artt. di Gianni Trovati rispettivamente – «Milano, Venezia e Roma: tasse locali al top» e «Sulla spesa tagli finti, sui tributi aumenti veri»)

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