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Audi Urban Future Initiative: progetti per Manhattan nel 2030

La parola “Manhattan” evoca diverse immagini in ciascuno di noi: lo skyline, Times Square, Central Park e una città che non dorme mai. E “Manhattan 2030”? Forse grattacieli più alti e strade ancora più affollate? Tutto è possibile. Ecco perché, durante l’Audi Urban Future Initiative, cinque promettenti studi di architettura newyorkesi hanno pensato a pianificazione urbanistica, traffico ed ecologia nel 2030.

Lo scorso anno alcuni studi di architettura di Pechino, Londra, Barcellona, Copenhagen e Berlino hanno analizzato il tema della mobilità urbana individuale nel 2030 partecipando alla prima edizione dell’Audi Urban Future Award. Ed è proprio su questi cinque diversi approcci che hanno lavorato gli architetti newyorkesi che fanno parte della community Architizer. Le proposte iniziali sono state riprese e applicate alla città di New York, dando vita all’”Audi Urban Future: Project New York”. In particolare sono stati rielaborati cinque distretti di Manhattan: East Side/Turtle Bay, Lower Manhattan, Hudson Yards Area, Washington Heights e Central Park West.

Quindi, quale potrebbe essere il volto di Manhattan nel 2030? Ancora una volta Audi mira ad un intenso scambio di idee con gli esperti. L’Audi Urban Future Initiative è stata pensata proprio per guardare al futuro delle metropoli e della mobilità individuale.

“Con l’Audi Urban Future Initiative noi, in qualità di Azienda che opera a livello globale, ci assumiamo una responsabilità sociale”, ha commentato Peter Schwarzenbauer, Membro del Board di AUDI AG per Marketing e Vendite. “Per far sì che le idee si trasformino più rapidamente in realtà, i nostri esperti partecipano al dibattito sulla città del futuro. Allo stesso tempo entriamo in contatto con rinomati studiosi di altre discipline, e in questo modo contribuiamo a plasmare il futuro della città”, prosegue Schwarzenbauer.

Dall’inizio di aprile i team di Leong Leong, Marc Fornes & THEVERYMANY, Matter Practice, Abruzzo Bodziak e Peter Macapia/labDora hanno lavorato sui rispettivi progetti. La grande sfida è quella di armonizzare i diversi scenari creativi per il futuro, dando vita a un modello comune per Manhattan. Come avviene per il design automobilistico, dove diversi gruppi di designer propongono le loro idee per arrivare a selezionare le migliori, anche in questo caso i progetti più promettenti e concreti si intersecano e nascono così idee versatili per il contesto e la mobilità urbani.

Lo studio Abruzzo Bodziak Architects ha tratto ispirazione dalla proposta presentata da Cloud9 (Barcellona) per l’Audi Urban Future Award incentrata sull’utilizzo di energie pulite rinnovabili e su edifici in grado di produrre elettricità fungendo da vere e proprie centrali. Per ovviare al problema della mancanza di spazio, Emily Abruzzo e Gerald Bodziak intendono progettare edifici più alti per la New York del 2030, ricavando così superfici estese per i pannelli solari e favorendo la creazione di un sistema energetico decentralizzato.

L’energia prodotta sarà sufficiente a soddisfare diverse esigenze dei singoli, compresa quella della mobilità. LEONG LEONG ha basato i propri progetti sulle idee del team Standardarchitecture di Pechino. Per l’Award del 2010 questo giovane studio di architettura ha concepito strade che potrebbero trasformarsi in “corsie elettriche di scorrimento” e ha sottolineato la necessità di disporre di maggiore spazio nel metropoli cinesi per destinarlo all’agricoltura. Ma Chris e Dominic Leong vanno oltre. Il loro obiettivo è riportare la natura in città e favorire la formazione di un equilibrio naturale, rendendo il contesto urbano più resistente ai fattori ambientali. Ciò è possibile grazie a enormi strutture reticolari sospese tra gli edifici e coperte di vegetazione che permettono agli animali di aggirarsi liberamente per la città. “Questo tipo di approccio può sembrare decisamente radicale,” afferma Dominic Leong, “ma oggi a New York esistono già opportunità che favoriscono la creazione di habitat naturali.”

La città diventa un organismo vivente: questo è l’approccio olistico di cui sono alla ricerca Marc Fornes e THEVERYMANY. Fonte di ispirazione per loro è la proposta di Jürgen Mayer H. (Berlino), vincitore della prima edizione dell’Audi Urban Future Award, in cui la connessione digitale tra persone e infrastrutture crea nuovi spazi nella città. Per raggiungere questo obiettivo, gli edifici e le infrastrutture del distretto di Central Park West vengono progettati al computer tramite calcoli complessi. Il vantaggio di queste strutture “flessibili” è che si adattano alle esigenze specifiche delle persone e alle condizioni locali, ottimizzando lo spazio disponibile. Il team di Matter Practice si ispira alle proposte dello studio Alison Brooks Architects (Londra), che per l’Award ha affrontato la questione “città dentro la città” progettando quartieri dotati di una vasta gamma di servizi di facile accesso, riducendo così il volume del traffico. Gli architetti di Matter Practice intendono applicare questa idea all’area di Washington Heights, e in particolare alla Trans-Manhattan Expressway, un’arteria a dodici corsie nel cuore di Manhattan costantemente congestionata. Il loro obiettivo è allargare la superstrada, rallentare il traffico e creare nuovi spazi a misura d’uomo. Il flusso del traffico diventerà parte integrante della città: potranno sorgere bar, spazi per i pedoni e nuovi negozi.

Il team che fa capo a Peter Macapia ha deciso di sviluppare il progetto del Bjarke Ingels Group (BIG) di Copenhagen, uno studio di architettura danese che fonda la propria idea di mobilità urbana individuale per il 2030 sulla progettazione di strade dotate di una nuova pavimentazione intelligente (“smart tiles”), dove cordoli e altre barriere vengono rimossi per permettere la massima flessibilità d’uso. La superficie digitale della strada consente la perfetta interazione tra diversi tipi di traffico e armonizza il movimento di pedoni, biciclette e automobili. L’attività di labDORA si concentra sull’area di Lower Manhattan e applica i parametri stabiliti dal BIG per questo microcosmo.

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