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Finmeccanica è tornata in carreggiata, il suo futuro è nell’aerospazio

C i sono due Finmeccanica, una a Le Bourget e una a Roma. A Le Bourget i prodotti, a Roma la politica azionista, che ha lasciato per tre anni il gruppo sulla graticola degli scandali e dei terremoti al vertice e che dal 16 febbraio scorso, giorno delle dimissioni di Giuseppe Orsi indagato per corruzione internazionale e altri reati, non è riuscita ancora a dargli un presidente. All’Air Show gli aerei, gli elicotteri, lo spazio, i radar, i sistemi di difesa e sicurezza, a Roma i 3 miliardi di euro di perdite dei bilanci 2011 e 2012, frutto non di una crisi di mercato ma di clamorosi errori di gestione. È una crisi partita da lontano, esattamente dall’autunno del 2008, e richiede una premessa. Nel 2002, constatato di avere una massa critica rilevante ma non sufficiente nei settori aerospazio e difesa, l’allora numero uno Francesco Guarguaglini decide che quella massa critica deve crescere. Il ciclo è stato intenso, erano anni d’oro, c’erano l’Iraq e l’Afganistan e con Bush Presidente la spesa del Pentagono era generosa. Il suo culmine è giunto nell’ottobre del 2008 con la firma sul contratto di acquisto dell’americana Drs. Pagata molto, anzi troppo. L’autunno del 2008 è anche quello dell’inizio della crisi finanziaria, che presto comincerà a mordere sull’economia reale e sulla spesa pubblica, compresa quella per la difesa. “Chiuso il ciclo espansivo – dice Alessandro Pansa, Direttore Generale da maggio 2011 e da fine del febbraio scorso anche Amministratore Delegato del gruppo Finmeccanica – avrebbe dovuto integrare le aziende acquistate, Drs compresa, razionalizzare e ristrutturare, come hanno fatto i concorrenti.

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