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Diminuiscono gli incidenti stradali: -9,2% nel 2012

Sulle strade italiane, ogni giorno, si verificano 512 incidenti stradali: che comportano la morte di 10 persone e il ferimento di altre 723. Il Rapporto annuale ACI-Istat sugli incidenti stradali sottolinea nel 2012, rispetto al 2011, una forte diminuzione del numero di incidenti del 9,2%, dei feriti del 9,3%. Meno accentuata la riduzione della mortalità, ridottasi invece del 5,4%.

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Il Rapporto annuale sull’incidentalità stradale, presentato dall’ACI e dall’ISTAT, parla chiaro: lo scorso anno si sono ridotti sensibilmente incidenti (-9,2%), vittime (-5,4%) e feriti (-9,3%). Tutto bene, dunque? Non proprio: perché malgrado questo consistente calo percentuale – che ha le sue radici anche in un generale, evidente contrazione dei consumi e, quindi, anche della circolazione stradale – il nostro Paese continua a restare di sopra della media europea: “L’Italia – ha sottolineato il Presidente dell’ACI Angelo Sticchi Damianiconta più di 60 morti per incidente ogni milione di abitanti, contro una media europea di 55“.

In Europa, nel 2012, sono decedute a seguito di incidente stradale 27.724 persone: l’8,8% in meno rispetto al 2011. Anche in Italia, tutto sommato, vi è stata una notevole riduzione delle vittime: dal 2001 al 2012 si sono quasi dimezzate (- 48,5%), passando dai 7.096 decessi del 2001 ai 3.653 del 2012. In pratica, 10 morti per ogni giorno dell’anno, e ben 723 feriti.

Gli incidenti più gravi avvengono sulle strade extraurbane (escluse le autostrade), dove l’indice di mortalità raggiunge il livello di 4,94 decessi ogni 100 incidenti. Sulle strade urbane si registrano 1,10 morti ogni 100 incidenti, sulle autostrade 3,51. Rispetto al 2011, l’indice di mortalità risulta in aumento per strade extraurbane e autostrade (era pari rispettivamente a 4,73 e 3,07), rimane invece stabile per le strade urbane.

L’incidente più probabile

L’indice di mortalità raggiunge il valore massimo alle 3.00, alle 5.00 e alle 6.00 del mattino (4,64 decessi ogni 100 incidenti, media giornaliera pari a 1,96); la domenica è invece il giorno nel quale si registra il livello più elevato, con 2,99 morti per 100 incidenti. Nella fascia oraria notturna (compresa tra le 22.00 e le 6.00 del mattino), l’indice è più elevato fuori città, il lunedì e il giovedì notte (7,71 e 7,74 decessi per 100 incidenti).

In sette casi su dieci le vittime di incidenti stradali sono conducenti di veicoli (70%), nel 14,6% passeggeri trasportati e nel 15,4% pedoni.

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Tra i 2.555 conducenti deceduti a seguito di incidente stradale, i più coinvolti sono individui che hanno fra i 20 e i 49 anni di età (1.321 in totale, pari al 51,7%); in particolare giovani 20-24enni e adulti tra i 40 e 44 anni. Sale ancora la quota di conducenti di biciclette morti in incidenti stradali: +2,5% tra il 2012 e 2011, dopo il +7,2% registrato l’anno precedente.

La categoria di veicolo più coinvolta in incidente stradale è quella delle autovetture (66,3%); seguono i motocicli (13,6%), gli autocarri (6,5%), le biciclette (5,2%) e i ciclomotori (5,0%).

Città: percentuale maggiore di incidentalità

Tutto questo impone una riflessione amara, e urgente: per arginare il numero dei mazzi di fiori sulle strade, e incoraggiare il trend discendente, c’è ancora molto da fare, e specialmente nei centri urbani. Benché in molti ritengano che il pericolo maggiore sia sulle strade extraurbane e autostrade, è nelle città che si verifica il 75% degli incidenti, con il 42% di morti e il 72% di feriti. Il picco di maggior gravità si registra a Venezia e Napoli (1,5 morti ogni 100 incidenti) mentre la situazione è migliore in altre grandi città: Milano, Genova e Bari registrano lo 0,5%.

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Confortanti invece, per quanto riguarda la viabilità extraurbana, la situazione rilevata sulla A3 Salerno-Reggio Calabria e il Grande Raccordo Anulare di Roma: su queste due tratte autostradali, gestite dall’Anas, gli incidenti si sono ridotti rispettivamente del 39,5 e del 40,5%. Un risultato riconducibile in gran parte al miglioramento di queste arterie, interessate da imponenti lavori di riqualificazione: la “Salerno-Reggio”, infatti, da alcuni anni è interessata da importantissimi lavori di ricostruzione (è considerata il cantiere più “lungo” d’Europa), spesso in altra sede rispetto alla precedente, e sta assumendo mese dopo mese le caratteristiche di una “vera” autostrada. Quanto al Grande Raccordo Anulare, si sono conclusi appena due anni orsono i lavori per la grande trasformazione del Quadrante Nord Ovest: 18 chilometri di autostrada che, oltre a diventare da due a tre corsie, hanno totalmente cambiato volto, grazie soprattutto all’interramento dell’arteria e alla costruzione di lunghe e ampie gallerie.

PADOVA 16 GIUGNO 2009 - INCIDENTE MORTALE SACCOLONGO VIA PELOSA

Intervenire sulle infrastrutture, però, non basta: perché la sicurezza stradale è fatta di comportamenti, e di una costante verifica sui medesimi. Il Presidente dell’ACI Sticchi Damiani ha pertanto rilanciato la proposta di monitorare – grazie alle telecamere su strade e autostrade – le targhe dei veicoli, così da accertare in tempo reale il passaggio di un mezzo non assicurato. Si preverrebbero così quelle drammatiche conseguenze provocate, spesso, dai guidatori non in regola che, per sottrarsi ai controlli, finiscono per provocare gravi incidenti. L’ACI stima che in Italia circolino tre milioni di auto senza copertura assicurativa, e ha sottolineato più volte l’insidia di questo stato di cose.

Ulteriori problemi, posti all’attenzione del pubblico e degli addetti al settore, sono stati sollevati dal Presidente dell’ISTAT, Antonio Golini, che ha ricordato come con la nuova decade di iniziative per la Sicurezza Stradale 2011-2020, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite abbia lanciato la sfida di dimezzare ulteriormente il numero delle vittime sulle strade con l’obiettivo di diminuire, entro il 2020, il numero dei feriti con lesioni gravi e invalidanti a seguito di incidenti stradali. “Per questa finalità è necessaria l’adozione di una definizione univoca e internazionalmente riconosciuta di lesione grave”.

Le problematiche, pertanto, non sono soltanto comportamentali o tecniche, ma spesso anche normative. L’ing. Pennisi dell’ACI ha ricordato, ad esempio, le distorsioni nell’adozione, da parte degli Enti Locali, dei meccanismi di rilevamento dell’incidentalità, mentre da più parti è stata nuovamente sollevata l’annosa questione dei vincoli che impongono (imporrebbero?) alle Amministrazioni Pubbliche di devolvere il 50% dei proventi dalle contravvenzioni in interventi mirati sulla sicurezza stradale. E il nodo spinoso, in questo caso, sta tanto nella mancanza di trasparenza nella gestione dei bilanci, quanto nell’assenza di sanzioni amministrative a carico delle Amministrazioni che non ottemperino a questo disposto normativo.

Alessandro Ferri