Home > Automotive > leggenda > Little Tony, una vita tra note e motori

Little Tony, una vita tra note e motori

Amava anche la musica dei motori, la nostra icona del rock che ci ha lasciati i il 27 maggio. Alle auto il merito di scandire le tappe dei suoi percorsi professionali. Con il crescere del successo nuove continue “conquiste” nel suo box!

 little tony 1

Prima delle parole un video all’acqua e sapone e una canzone, “Bada bambina” non delle più belle ma che, cantata da un giovane Little Tony, al volante di un go-kart d’antan ci offre un’immagine spensierata ed ingenua di quegli anni ’60 dei quali è stato vitale interprete.

Little Tony ci ha lasciati la sera del 27 maggio 2013 presso una clinica romana dove cercava di contrastare una malattia inguaribile. Tre mesi di assoluto riserbo, pretesi da un uomo che non aveva alcuna intenzione di mortificare l’immagine che desiderava restasse nella nostra memoria.

Diciamoci la verità: quando se ne va un personaggio come questa icona del rock made in Italy (tre titoli per tutti: “Cuore matto”, “24 mila baci” e “Riderà”) chi era teenager nei favolosi anni ’60 e viveva canticchiando le sue canzoni, non cede alla commozione “solamente” per il personaggio che non c’è più ma anche per quel pezzetto della propria vita che questi si porta via.

Musica, Little Tony - RepertorioLittle Tony ha, a giusto titolo, incarnato la favola del ragazzo venuto dal nulla, con i capelli sempre corvini e quel sorriso un po’ bullesco ma “de core”, che conservava, nonostante qualche inevitabile ruga, il tratto fanciullesco degli esordi; un successo vissuto in velocità, come le trasferte al volante di auto la cui sempre maggiore importanza e potenza sottolineavano il suo progredire nel mondo della canzone in questo costantemente ispirato da Elvis Presley, il suo mito americano.

Musica, Little Tony - RepertorioQualcuno disse che l’auto è un mezzo di libertà e Little Tony iniziò il suo cammino verso questa libertà spezzando, letteralmente, la catena con la quale il padre aveva bloccato il suo motorino che, in verità, non fece una bella fine… Primi successi e altra musica: una Laverda 750 comprata con l’aiuto della madre; partenza per l’Inghilterra con il gruppo “Little Tony and his brothers”, trasferta più che positiva e, al rientro in Italia ecco la prima quattro ruote importante, una Alfa Romeo 1900 Primavera: automobilisticamente parlando quell’auto rappresenta la prima tappa di un percorso che vedrà succedersi, anche a distanza di pochi mesi l’una dall’altra, auto come l’Appia Zagato, l’Alfa 2000 Touring Spyder che gli verrà rubata e la Maserati 3500 Vignale che lo porterà dritto in ospedale per un buon mesetto; segue una Ferrari Berlinetta del 1954 che non ebbe sorte diversa ed il cuore, che matto era sul serio, lo portò dritto dritto nelle braccia, pardon, al volante di una Jaguar E, anch’essa spyder.

L’icona inglese resse per ben tre anni, seguita – per soli tre mesi tanto per rientrare in media – da una Maserati 5000 “Scià di Persia” che cedette il passo ad una Ferrari Spyder California (scusate tanto!) seguita da una 275 GTB ritirata direttamente a Maranello dove Little Tony, dopo aver confidato al “Grande Vecchio” il sogno di poter fare il pilota, si sentì rispondere, senza tanti giri di parole, che la scelta di fare il cantante era stata quella giusta…

little tony miura

Sarà stato certamente un caso ma le cinque auto successive furono Lamborghini, tre delle quali Miura (ma la spyder California era sempre in garage). E siamo al 1973, anno segnato dalla separazione dalla moglie Giuliana, per sua stessa ammissione, l’unica donna che avesse mai amato e dalla sua quasi altrettanto amata Miura: un tentativo di catarsi sfociato nell’acquisto di una Rolls durato quasi lo spazio di un mattino; ma il ’73 fu caratterizzato da una traumatica battuta d’arresto della sua vita artistica – probabilmente dovuta all’avvento, prorompente, di Lucio Battisti e del montante fenomeno dei cantautori – e del momentaneo e forzato allontanamento dalle supercars alle quali era abituato ma, soprattutto, aveva abituato il suo pubblico: vedere un Little Tony su un’auto alla portata di tutti significò defraudare i fans di una parte importante della sua immagine e per questo venne apertamente contestato.

L’Elvis italiano seppe ben presto risollevarsi ed il rinnovato successo comportò, ovviamente, il ritorno alle vetture più amate: Maserati Mexico ed un paio di Ghibli coupé e spyder, Ferrari 330, una Cadillac Eldorado ed una Testa Rossa.

ferrari little tony 2ferrari little tony post.interno ferrari little tony

Già! Tante e tante auto ma alla fine il cuore matto sempre dal Cavallino tornava ed ecco quindi arrivare nel 1990 una bella Testa Rossa e nel ’92 la decisione di fondare, assieme ad altri appassionati possessori di auto del Cavallino, il Ferrari Club Appia antica del quale è stato anche Presidente.

Note ed auto, gli sono stati vicini anche in questa occasione: la colonna sonora delle sue ultime ore, orchestrata dalla nipote, è stata la musica di Elvis Presley e il giorno delle esequie, dieci Ferrari hanno accolto il feretro al Santuario del Divino Amore a Roma; ora l’Elvis italiano correrà su più alte autostrade che, grazie alla celestiale assenza di Tutor ed autovelox, gli permetteranno qualche sfida con Califano, altro pezzetto di vita che solo qualche giorno fa lo ha preceduto… in pista!

Giovanni Notaro

 


CUORE MATTO

 


24.000 BACI  + CUORE MATTO (+ Ferrari F50)

 


RIDERA’

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email