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I cinquant’anni della Porsche 911

Presentata al Salone di Francoforte nel 1963, la leggendaria sportiva tedesca compie mezzo secolo di vita senza aver mai tradito il suo stile

Poche altre vetture come la Porsche 911 possono vantare una tradizione di così elevato spessore. Per fare un esempio, basta citare un dato fra i tanti altri: delle 820.000911” costruite in questi 50 anni, più del 70% continuano a percorrere la loro strada. Nel corso del tempo si sono susseguite ben sette generazioni nelle quali progresso stilistico e tecnologico sono stati costantemente ed efficacemente perseguiti con assoluta fedeltà al DNA iniziale che rimane poi l’essenza stessa del marchio Porsche.

Ferry Porsche disse che “la 911 è l’unica auto con la quale si può correre ad un safari in Africa o a Le Mans, andare a teatro o percorrere le strade di New York” sottolineando così quella doppia personalità che riesce a conciliare prestazioni sportive e praticità d’uso.

Fin dai suoi primi giri di ruota, la “911” è stata infatti legata al mondo delle corse e ben due terzi delle 30.000 vittorie in gara del marchio sono state conquistate proprio da una “911”, e sui tracciati più svariati: da Le Mans, dove una GT1 trionfò nel 1998 con Aiello-Ortelli-McNish, alla Parigi Dakar del 1986, vinta da una “959” condotta da René Metge.

Gli inizi

1963: era il tempo dei Beatles quando al Salone Internazionale dell’Auto di Francoforte la Porsche presentava la “Type 901”; la sigla – già registrata dal gruppo Peugeot – venne cambiata in “911” e fece la fortuna del modello che, erede della “356”, debuttò sui mercati l’anno successivo. Era nata una stella, un’auto che sarebbe diventata in breve un punto di riferimento nel settore delle “sportive” e che avrebbe fatto sognare generazioni di appassionati.

Montava un motore boxer 6 cilindri raffreddato ad aria, posizionato a sbalzo oltre il semiasse posteriore, in grado di erogare 130 cavalli, sufficienti a raggiungere i 210 km/h. Dal ’65, per chi cercava maggiore docilità, venne introdotta la “912”, versione depotenziata con motore a quattro cilindri, mentre un anno dopo debuttarono la versione S da 160 cv e la variante Targa con il caratteristico roll-bar centrale in acciaio inox. Negli anni a seguire crebbero sia la cilindrata che gli allestimenti: (911 “T” 110 cv, 911 “E” 130 cv, 911 “S” 160 cv), così come la potenza, che raggiunse nel 1972, con la 911Carrera RS” 2.7, i 210 cv. Questo modello era immediatamente riconoscibile per il suo caratteristico spoiler a coda d’anatra e il peso ridotto a soli 1.000 kg. La versione racing, denominata “RSR”, venne dotata di un motore da 2,8 litri e già nel 1973 riuscì a cogliere importanti vittorie come la 24 ore di Daytona e la 12 ore di Sebring, entrambe con Peter Gregg ed Hurley Haywood.

La seconda generazione

Risale allo stesso anno il lancio della seconda generazione, che venne prodotta fino al 1989. Il cosiddetto “modello G” si riconosceva per alcune innovazioni legate agli standard di sicurezza ed ai conseguenti crash-test in vigore negli Stati Uniti, mercato strategico per la Porsche. Nuovi e vistosi paraurti con ammortizzatori incorporati per lo smorzamento degli urti, cinture di sicurezza a tre punti e poggiatesta integrati, rendono riconoscibile a colpo d’occhio la nuova Porsche.

Il 1974 è l’anno della prima 911 “Turbo” (propulsore boxer da 3 litri e 260 cv che, tre anni dopo, grazie all’aumento di cilindrata a 3,3 litri, ne avrebbe erogati 300); l’auto entra subito nel cuore degli appassionati diventando in breve una vera icona. La Turbo iniziò immediatamente a dominare la scena delle corse internazionali con i modelli “934” e “935”, diretti discendenti della vettura stradale. Il culmine della carriera dell’auto giunse alla 24 Ore di Le Mans del 1979, con la vittoria assoluta di una “935” preparata dai fratelli Kremer di Stoccarda. A partire dal 1982 venne resa disponibile anche la variante Cabriolet, mentre nell’83, la 911 Carrera “aspirata” diventa “SC” con cilindrata incrementata a 3,2 litri per 231 cv. L’ultimo modello della “serie G” venne denominato Speedster, in omaggio al suo celeberrimo omonimo della serie “356” e, come questo, era caratterizzato da parabrezza ribassato e cover specifica per la capote; oggi è un pezzo assai raro, ricercato e… caro.

La terza generazione

Prese il nome di “964”, questa terza generazione “911” e venne presenta nel 1988: era un’auto che, pur mantenendo l’impostazione di base dei modelli precedenti, era in realtà riprogettata nell’85% delle sue componenti, con un telaio rinnovato e sospensioni a molle elicoidali al posto di quelle a barra di torsione. La linea, sottilmente ma completamente rivista è moderna (con paraurti in poliuretano) e ancora oggi attuale; fu un vero e proprio contenitore di innovazioni sia in tema di sicurezza (vi debuttarono molti sistemi dedicati alla sicurezza attiva come ABS, airbag, trazione integrale e spoiler posteriore automatico) e sia per migliorare il comfort di bordo come servosterzo e cambio automatico Tiptronic. Al sei cilindri boxer da 3,6 litri e 250 cv della prima “964“, si affiancò nel 1990, il 3,6 litri da 360 cv della 964 “Turbo”, che si differenziava dal modello aspirato, a parte la meccanica, per una maggiore aggressività della carrozzeria – caratterizzata dal grande spoiler posteriore – e gli interni completamente ridisegnati.

Di questa “Turbo” già l’anno successivo (Salone di Ginevra 1992) viene presentata una nuova versione potenziata e alleggerita: è la 964 “Turbo S”, una delle “911” più estreme ed esclusive di sempre, il cui fascino è accresciuto dalla produzione limitata a sole 80 unità. Scocca alleggerita e propulsore potenziato a 381 cavalli, offrono prestazioni e sensazioni straordinarie.

La quarta generazione

Arriva nel 1993 ed è anche l’ultima ad avere un motore boxer 6 cilindri raffreddato ad aria: è la serie “993”, rappresenta la summa delle esperienze maturate a partire dalla prima “911” anch’essa raffreddata ad aria ed è rimasta nel cuore degli appassionati al punto da essere oggi scambiata a cifre sensibilmente superiori a quelle della successiva “996” e paragonabili alle quotazioni di un ottimo usato della serie “997”. Oltre al design sinuoso ed affascinante, la “993” presenta tante novità tecniche, come un telaio completamente in alluminio e l’introduzione dei fari polielissoidali.

Anche i propulsori sono stati profondamente rivisti: la “Turbo” viene dotata di due turbine e nel 1995 viene dichiarato il propulsore di serie con le più basse emissioni al mondo. I suoi 408 cavalli rendono le prestazioni sbalorditive e il tempo di 4 secondi per accelerare da 0 a 100 km/h è lì a dimostrarlo. Più avanti arrivò anche la versione dotata di due ruote motrici, denominata “GT2”, mentre sulla “Targa” venne installato, dietro il lunotto, un tettuccio in vetro a scorrimento elettrico.

La quinta generazione

Nel 1997 arriviamo ad una svolta decisiva nella storia della “911”: si abbandona il raffreddamento ad aria ed infatti il modello “996” viene equipaggiato con un motore boxer ovviamente sempre flat six, ma raffreddato a liquido. La potenza sale a 300 cavalli grazie anche alla tecnologia a quattro valvole per cilindro e vengono raggiunti nuovi standard in tema di emissioni, acustica e consumi. Questa è stata, forse a torto, la versione meno apprezzata dai più conservatori fra i fans della “911” ed in effetti il design del frontale, molto arrotondato, accoglieva dei fari anteriori di foggia più articolata rispetto alle versioni precedenti, che inoltre incorporavano gli indicatori di direzione. Va per dovere di cronaca anche ricordato che nei primi esemplari dotati di motori da 3,4 litri di cilindrata, si registrarono – in un ristretto numero di esemplari – anomalie meccaniche attribuite ad una porosità di alcune fusioni del motore; la Casa su questo non prese mai una posizione ufficiale e comunque questi problemi cessarono del tutto con l’adozione della meccanica da 3,6 litri di cilindrata.

A parte questo, alla “996” va il merito di aver adottato una scocca ben più leggera della “993” e, comunque, ben più rigida; inoltre questa serie vede il debutto di alcune varianti super sportive: il 1999 è l’anno di una vera belva per le piste, la 911 “GT3”, progettata anche per riprendere e mantenere viva la tradizione corsaiola della “Carrera RS”, mentre nel 2000 è il turno della “GT2”, dotata di motore bi-turbo da 483 cavalli e impianto frenante in carboceramica di serie.

La sesta generazione

Nel luglio del 2004 Porsche presenta una nuova generazione di modelli “911”, denominati “997“. Il design – dopo il clamore caratterizzato da alcune soluzioni estetiche della “996” – si ispira nuovamente ai modelli classici con i gruppi ottici frontali che tornano nella loro tradizionale forma ovale, abbandonando lo stile Boxster della “996”. La nuova 911 “Carrera” monta un motore boxer da 3,6 litri da 325 cv, mentre il 3,8 litri della “Carrera S” ne aveva 355. La “911”, pardon, la 997 “Turbo” da 480 cv presentata nel 2006, era la prima auto di serie con motore a benzina sovralimentato a montare una turbina a geometria variabile. Nel 2008, in occasione del restyling, venne introdotta l’iniezione diretta della benzina e il nuovo e raffinato cambio a doppia frizione PDK con comandi al volante. Anche la serie “997” aveva ovviamente a listino la versione cabrio, la “GT3” e la “GT2”.

La serie attuale

La settima e ultima generazione viene denominata “991” e rappresenta l’evoluzione tecnologica più importante e significativa (sino ad oggi…) della casa di Zuffenhausen. Vengono raggiunti nuovi standard sia in termini di sicurezza che di performance, oltre che livelli di efficienza al top per un’auto sportiva. Il piacere di guida continua ad essere messo in primo piano e viene ora esaltato grazie ad un telaio riprogettato, una carreggiata più larga, un abitacolo completamente riconfigurato, un servosterzo elettrico e un nuovo cambio manuale a sette marce (il primo al mondo). Grande attenzione anche ai consumi che adesso diminuiscono grazie alla riduzione della cilindrata a 3,4 litri (nelle versioni “normali”) ed all’estensivo utilizzo dell’alluminio. Aumentano invece le prestazioni: il motore da 3,4 litri eroga 350 cv mentre il 3,8 litri ne eroga 400 cv: un vero e proprio gradito ritorno al DNA della “911”.

In occasione del recente Salone di Ginevra la Porsche, per celebrare i 50 anni della “911”, ha presentato la “GT3” di quinta generazione, al momento la 911 più veloce e potente in circolazione. Dotata infatti di un flat-six da 3,8 litri a iniezione diretta, eroga 475 cv ed è in grado di raggiungere i 315 km/h. Il motore, derivato dalla “Carrera S”, è stato rivisto nella distribuzione, nel manovellismo, ha nuovi pistoni ed albero motore mentre le bielle sono in titanio, un insieme che permette allunghi di rotazione sino a 9.000 giri/minuto.

Novità assoluta sono le quattro ruote sterzanti (la prima volta su una Porsche), soluzione impiegata per migliorare dinamica e precisione di guida sia nell’uso sportivo che quotidiano. Il sistema ha obbligato i tecnici tedeschi ad allargare le carreggiate posteriori di 44 mm, cosa che dà un ulteriore tocco racing alla vettura. Così come il grande alettone al posteriore, che va a sostituire lo spoiler a scomparsa e, nonostante peggiori il Cx, aumenta notevolmente la deportanza. Ancora una volta la Porsche propone (a 140.603 euro, cifra alta in assoluta ma equa se rapportata ai contenuti tecnici di questo modello), un’auto immediatamente predisposta per la pista con la quale è possibile togliersi soddisfazioni notevoli, come conferma il tempo di 7’ e 30” secondi fatto registrare sul tracciato del vecchio Nurburgring.

Le celebrazioni

Il 2013 è per Porsche l’anno dei festeggiamenti, un anniversario che verrà giustamente sottolineato con eventi che si terranno durante tutto l’arco dell’anno. Dal 7 al 10 marzo il Porsche Museum di Stoccarda ha organizzato una mostra con i modelli più significativi della “911”, esibizione che verrà riproposta anche dal 4 giugno al 29 settembre. È attualmente in corso (10-14 aprile) ad Essen Tecno Classica 2013, notissimo evento riservato alle auto al quale Porsche partecipa esponendo alcuni modelli che rappresentano al meglio la storia dei primi 50 anni della “911”. Da ultimo, ma non meno significativo, segnaliamo un giro del mondo, attualmente in corso, effettuato da una “911” originale del 1967 perfettamente restaurata per l’occasione. Quest’auto toccherà località particolarmente significative per l’automobilismo, da Pebble Beach a Goodwood, da Parigi a Shangai arrivando sino in Australia partecipando ad eventi legato al Motorsport.

Lorenzo Gentile

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