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The Urban Mobility Council: prime considerazioni

Esperti del settore si sono confrontati per mettere a fuoco i punti cardine da dibattere nell’incontro «The Urban Mobility Council» del 27 giugno. Sul tavolo, le implicazioni economiche, tecnologiche e culturali di un settore in profonda transizione, mentre le questioni energetiche fanno da sfondo alle riflessioni sul tema mobilità

Si è svolta ieri la riunione del gruppo di esperti che ha anticipato alcune questioni sul tema mobilità prima dell’appuntamento previsto per il prossimo 27 giugno «The Urban Mobility Council». I rappresentanti dei gruppi assicurativi, Stefano Genovese, Responsabile Relazioni Istituzionali di Unipol Gruppo e Giacomo Lovati, Chief Beyond Insurance Officer, di UnipolSai hanno evidenziato come sia molto difficile fare scenari in tempi tanto incerti, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista geopolitico. Particolarmente interessati a capire come si sposteranno in futuro le persone, temono che un forte incremento del «nomadismo digitale» possa erodere in modo considerevole le assicurazioni RCA, senza pensare che qualsiasi europeo nella possibilità di lavorare ovunque nel Continente, con grande probabilità sceglierebbe proprio il nostro Bel Paese escludendo contesti territoriali che poco abbiano da offrire dal punto di vista della natura, del paesaggio, dei divertimenti o della buona cucina.

Sergio Matteo Savaresi del Politecnico di Milano (Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria) ha colto la discrasia attuale che vede una quota parte della popolazione,  pari a circa il 20-30%, già pronta a passare ai veicoli elettrici ma che si trova di fronte a una offerta limitatissima di modelli oppure a tempi di attesa lunghissimi con il rischio di comprare oggi un mezzo che – quando sarà consegnato tra due anni – potrebbe già essere tecnologicamente obsoleto e comunque datato.

Big data

Savaresi ha spiegato come si possano trattare analiticamente tutti i dati di mobilità che sono o saranno a breve in possesso delle varie società di assicurazione, specie a seguito dell’introduzione dell’obbligo della scatola nera deciso a livello UE [Nota 1]. Ovviamente per le multinazionali che vogliono/possono controllare i propri dipendenti negli spostamenti durante le ore di lavoro la black box equivale al cronotachigrafo dei mezzi commerciali e per le società di assicurazione la presenza di questi dispositivi a bordo veicolo è utile per profilare i conducenti ed il loro stile di guida.

Obbligatoria su tutti i mezzi a noleggio e già presente da alcuni anni senza essere mai stata ufficialmente normata ma siamo sicuri che qualsiasi italiano – per risparmiare qualche decina di euro/anno – voglia o desideri essere tracciato? Non è per la privacy è proprio per la nostra forma mentis che da secoli ci vede sempre in movimento (dall’Africa alle Isole Britanniche, dal Manzanarre al Reno [Nota 2]) e poco propensi ai controlli un po’ troppo invasivi. Del resto questa black box è già presente su alcuni modelli in circolazione e molti di noi hanno cura di cancellare tutti i dati a fine viaggio.

Tracciati dai dispositivi telefonici obtorto collo, non siamo così favorevoli a cedere i nostri dati se non per motivi di giusta causa. Quindi – escludendo i casi di incidente – il proliferare di informazioni potrebbe non essere del tutto attendibile poiché, a fronte di un sistema che mappa il tragitto e i chilometri percorsi, verranno certamente commercializzati sistemi che consentono l’eliminazione dei dati da parte dei proprietari dei veicoli. Giovani diciottenni che ancora prima di chiedere in prestito l’auto ai genitori avranno cura di capire esattamente come si eliminano dati sostanzialmente riservati. E se la lettura avvenisse in tempo reale, considerata la mobilità degli italiani, un inutile aggravio di bit sulle reti internet.

Il gruppo di esperti ha soltanto accennato alle questioni e per ovvi motivi di tempo non è per loro stato possibile formulare alcuna riflessione sul tema ma forse è il caso di anticiparla. Anche perché questi sono temi sui quali l’ANIASA  (Associazione nazionale industria dell’autonoleggio, della sharing mobility e dell’automotive digital) dibatte da alcuni anni. E le considerazioni che pongono la privacy più importante dell’eventuale risparmio sono note e variano in relazione alla capacità di spesa e interesse degli individui. Senza contare che un dispositivo che traccia esattamente la posizione potrebbe innescare molteplici questioni legali (dallo stalking al pedinamento) qualora qualche esperto informatico – riuscendo a interloquire con questi sistemi – volesse per caso rivendere i dati. Questioni di security [Nota 3] e non soltanto safety poiché è noto come per chi delinque – sapere che un individuo è lontano mille km da casa – rappresenti un indubbio vantaggio consentendogli di svaligiare la dimora senza troppe preoccupazioni. Savaresi ha sottolineato come spesso i Regolamenti e le Norme seguano alcune innovazioni e chi scrive reputa invece come alcune innovazioni debbano essere bloccate preventivamente.

I tre esperti dell’odierna tavola rotonda hanno citato le decisioni sulle quali si sta discutendo «Fit for 55» [Nota 4] e si sono domandati se veramente possa essere realistico ipotizzare che nessun veicolo a combustione sarà più messo in vendita nel 2035. In tredici anni non si cambia un parco veicoli a livello europeo e ci si può chiedere se dietro questa decisione repentina (e anche tardiva, poiché discutevamo di veicoli elettrici già nel 1997) non ci sia una sorta di spinta piuttosto plateale per fonti energetiche sulle quali in molti Stati ci si è già espressi in modo contrario. Putin collabora inconsapevolmente? Da un lato chiude i rubinetti del gas mentre dall’altro lato – chi ufficialmente gli si oppone – spinge per il nucleare e potrebbe – grazie alla questione Ucraina – avere la strada spianata. Questioni energetiche che fanno da sfondo alle riflessioni sul tema mobilità.

Gli scenari secondo gli esperti non sono facilmente individuabili. Si possono però fare alcune considerazioni sapendo che i giovani sono in netta riduzione in tutta Europa ma hanno una mobilità (per mille motivi anche ludico-ricreativi oltre a quelli di studio e lavoro) che è certamente in linea se non superiore, e di molto, a quella dei coetanei degli anni ’80. Se all’epoca – ovvero quaranta anni fa – pochi fortunati viaggiavano per l’Europa nei periodi estivi – e molti si spostavano comunque con gli Interrail – oggi moltissime persone (giovani e anche meno giovani) compiono migliaia di km per un fine settimana da amici o per una mostra o un concerto. Questo implica servizi di mobilità da/per gli aeroporti, sistemi di trasporto collettivo, veicoli a noleggio, taxi. Senza contare che a fronte di un esiguo (percentualmente parlando) numero di persone che risiede proprio al centro dell’area metropolitana e in prossimità di linee di forza (metropolitane, tranvie, reti autobus), la maggior parte degli individui espleta qualsiasi viaggio partendo da località scarsamente connesse (questione che vale anche per tutto il nord Italia) e questo determina necessariamente il possesso – quantomeno a livello familiare – di un mezzo di trasporto tradizionale e in grado di percorrere la rete primaria sulla quale monopattini et similia sono mezzi esclusi. Uno dei temi soltanto accennati era infatti quello della mobilità del futuro e della spinta centripeta o extraurbana che potrebbe nei prossimi anni prevalere: questione connessa indiscutibilmente con gli scenari economici e più marginalmente con questioni lavorative. Si può lavorare ovunque ma conviene abitare in case di proprietà: lo sprawl ha disseminato abitazioni in tutta la Lombardia, chi è nato in Brianza difficilmente si adatterà ad abitare nella metropoli. Sarà per questo che a Milano ormai la presenza di extra-lombardi è così significativa.

Per gli scenari di mobilità e chi lavora nel settore il futuro è roseo. Nulla di travolgente sotto il sole, nemmeno nel 2050…

Paola Villani ]

 Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale – Politecnico di Milano 

 

[ Riferimenti ]

Nota 1) La scatola nera o black box è stata resa obbligatoria con il il Regolamento UE 2019/2144 che contempla l’obbligo di dotazione di questo dispositivo su tutti i nuovi veicoli, fissando al 6 luglio 2022 la data a decorrere dalla quale il rilascio dell’omologazione UE sarà rifiutato, e al 7 luglio 2024 la data da cui sarà vietata l’immatricolazione dei veicoli privi di tale sistema.

Nota 2) Il corso Napoleone Bonaparte era di italiche origini (famiglia originaria di Sarzana)

Nota 3) Security: la sicurezza implica che l’evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati

Nota 4) 

https://www.consilium.europa.eu/en/policies/green-deal/fit-for-55-the-eu-plan-for-a-green-transition/

 https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2022/06/02/fit-for-55-package-council-adopts-its-position-on-three-texts-relating-to-the-transport-sector/

https://www.consilium.europa.eu/en/infographics/fit-for-55-afir/

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