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Harley-Davidson: un mito a stelle e strisce

Ricorre il 28 agosto di quest’anno il 110° anniversario della fondazione della Harley: le sue moto sono entrate a far parte dello stereotipo americano e fanno sognare i bikers di tutto il mondo

 

11 marzo 2011: è il giorno in cui il Giappone venne devastato da uno spaventoso Tsunami.  Tra i tanti danni provocati da quella catastrofe ve ne fu uno, del tutto marginale di fronte alle reali conseguenze del cataclisma, strettamente legato al marchio Harley-Davidson. Una “FXSTB Softail Night Train”, che doveva essere consegnata al ventinovenne Ikuo Yokoyama, era contenuta in un container che fu strappato dal deposito marittimo nel quale si trovava. Dopo aver percorso quasi 5.000 chilometri in balia di venti e correnti, il prezioso carico si spiaggiò in Canada, sulle coste della British Columbia, dove fu ritrovato. La Harley, una volta rintracciato il proprietario, che nel dramma aveva perso tre familiari, si offrì di restaurare la moto ma il giovane preferì donarla al museo della Casa, in ricordo delle oltre 15.000 vittime dello Tsunami, e così fu stato fatto.

Una volta di più, anche se per motivazioni del tutto diverse dalle solite e legate alla casualità di un dramma così grande, la Harley si è dimostrata leggendaria, al pari della sua storia.

Gli inizi

Esistono moto che fanno ormai parte dell’immaginario comune. L’Harley-Davidson – the engine per i nostri amici americani – è certamente una di queste, un nome che è sinonimo (e non solo per gli appassionati…) di grandi cilindrate, cromature, immensi spazi e… good vibration! La prima Harley nacque quasi per caso agli inizi del ‘900, quando William Harley e Arthur Davidson (allora solo ventenni) costruirono la prima bicicletta motorizzata nel garage di Arthur, in uno spazio di soli 3 metri per 5. Il marchio venne ufficialmente fondato il 28 agosto del 1903 ed il primo anno vennero prodotte solamente tre biciclette a motore.

Tre anni dopo venne costruito il primo stabilimento in Janeau Avenue, dove sorge ancora oggi il quartier generale dell’Azienda. Da allora la crescita fu graduale e costante: con i nuovi impianti nel 1907 fu possibile produrre ben 150 motociclette in parte fornite alla polizia. Queste prime moto erano tutte dotate di motore monocilindrico. Occorrerà attendere il 1909 per vedere il primo bicilindrico: il famoso V-twin a 45° da 810 cc e 7 HP, che spingeva la moto ad una velocità di 97 km/h, dati ben superiori rispetto alla concorrenza. La H-D fu allora “costretta” ad ampliare lo stabilimento, che nel 1913 raggiunse una superficie di 28.000 mq con una produzione annua di circa 13.000 unità. La leggenda era nata!

I due conflitti mondiali

Nel 1917 gli Stati Uniti entrarono nella “grande guerra” che già da due anni aveva portato in Europa morte e distruzione. All’epoca la Harley-Davidson era già diventata la maggior produttrice di moto in America e, pur non allestendo moto destinate ad uso bellico, l’esercito ne fece comunque richiesta. La società onorò una commessa di circa 45.000 motociclette di cinque modelli diversi (due monocilindriche e tre bicilindriche), tutti con una cilindrata intorno ai 1.000 cc. Le trasmissioni radio non erano ancora affidabili e queste moto consentirono all’esercito di diffondere e ricevere messaggi più rapidamente; molte furono attrezzate con il sidecar per facilitare il trasporto di medicinali e viveri, la quasi totalità era dotata di una coppia di borsoni a tracolla del parafango posteriore oltre alla immancabile fondina con il fucile e le protezioni supplementari per le parti meccaniche più esposte per affrontare terreni impervi.

Questo considerevole aumento di produzione permise alla Harley-Davidson di diventare, negli anni ’20, il più grande costruttore di motociclette al mondo, presente in 67 Paesi. La fine del conflitto, però, corrispose ad un periodo di crisi che mise in difficoltà il mercato. La Harley poté comunque contare sui buoni rapporti instaurati con gli apparati governativi americani: la Polizia subentrò all’esercito aiutando così l’azienda a superare il momento. Nemmeno la Grande Depressione degli anni ’30 si fece sentire in casa Harley che rimase sulla breccia insieme alla Indian. In questo periodo fecero la loro comparsa alcune caratteristiche tipiche, come il serbatoio a goccia (Teardrop), l’aumento della cilindrata (sino a 1.200 cc) e il freno anteriore. Queste migliorie consentirono ad una Harley di raggiungere le 100 miglia orarie il 28 aprile 1921, una data storica per il motociclismo mondiale. Allo scoppio del secondo conflitto la Harley rispose nuovamente all’appello producendo per l’esercito 88.000 moto in due modelli differenti: la WLA con motore Flathead da 45 pollici cubici e telaio e sospensioni rinforzate, e la XA 750 a due cilindri orizzontali contrapposti. Quest’ultima era una copia della BMW, e fu l’esercito stesso che chiese di produrla proprio per la sua facilità di manutenzione e la grande affidabilità: un implicito omaggio al lavoro della grande Casa bavarese…

Il fenomeno Harley

Le Harley-Davidson sono un autentico fenomeno di cultura e costume, non un semplice rombo di motore (che la Casa ha anche invano tentato di brevettare) ma un amore puro che accompagna ogni giorno milioni di appassionati, sia per recarsi al lavoro sia per intraprendere un lungo viaggio. Un fenomeno non solo commerciale, legato alla vendita delle moto e di tutto il merchandising che gli ruota attorno, ma soprattutto sociale e culturale. Infatti dal 1983 in poi i gruppi di bikers si sono organizzati e hanno dato vita a organismi associativi veri e propri legalmente riconosciuti.

L’HOG – Harley Owners Group (http://www.harley-davidson.com/en_US/Content/Pages/HOG/HOG.html e http://www.harley-davidson.com/wcm/Content/Pages/HOG/HOG.jsp?locale=it_IT ) ha rappresentato il primo tassello voluto fortemente dagli stessi “harleysti” desiderosi di avere un punto di riferimento organizzato, per condividere la propria passione e il proprio senso di appartenenza. Con oltre un milione di soci, costituisce ad oggi la più grande associazione motociclistica del mondo e rappresenta lo stile e le idee di una vita il più possibile on the road.

Una moto da Guinnes

Forse qualcuno non lo sa ma nel mondo Harley c’è anche un pizzico di Italia. Dopo la grave crisi finanziaria del 1969 e la vendita all’American Machine and Foundry, la casa di Milwaukee riuscì a conquistare gli unici titoli iridati della sua storia nel Campionato Mondiale di Velocità, nelle stagioni 1974, 1975 e 1976, con il pilota Walter Villa. Le moto che riuscirono nell’impresa erano di progettazione italo-americana, come la H-D B2, dovuta alla matita di Massimo Tamburini. Ma non ci sono solamente le corse: nel marzo del 2010, a Sidney, l’americano Seth Ensolw a bordo di una “sportate” leggermente modificata nello sterzo e nelle sospensioni, saltò ben 56 metri stabilendo il nuovo primato mondiale di salto con una Harley-Davidson. E sempre in tema di primati, gli harleysti non si sono certo lasciati scappare l’occasione di organizzare quello che sarebbe poi stato più grande raduno della storia della Casa motociclistica in occasione del suo centenario, festeggiato in grande stile nel 2003 a Milwaukee.

Road King ed Electra Glide: divoratrici d’asfalto

Da quando è nata è stata sempre al fianco delle forze dell’ordine americane (e non solo). Se volete sentirvi anche voi un po’ Chips allora la Road King è la Harley che fa per voi. Meno opulenta nelle forme rispetto alla sorella maggiore Electra Glide, è però sicuramente quella più ricca di fascino. Tra le “maxi” di casa è quella più agile del gruppo, senza troppi orpelli come la radio e con una strumentazione essenziale, lo sguardo ricade solo sulla strada, pronti a raggiungere la prossima meta. Tra le curve la Road King è una maestra nel minimizzare i suoi oltre 320 kg. Il discorso naturalmente cambia durante la marcia in città dove emergono alcuni difetti come la posizione di guida poco confortevole, le sospensioni un po’ rigide e la frenata, che nonostante sia stata migliorata rimane ancora il suo tallone d’Achille di questo modello. Ma sicuramente chi deciderà di acquistare una regina come questa non lo farà per rimanere nei caotici ambienti urbani, bensì per godere di una guida rilassata su strade immerse nella natura con paesaggi e panorami da incorniciare.

 

Sportster: un successo lungo cinquant’anni

La Sportster, entrata in produzione nel 1957, è sicuramente uno dei modelli più famosi e di maggior successo della casa di Milwaukee. È stata una delle poche motociclette che ha saputo resistere, quasi invariata, alle modifiche dettate dal tempo e alle esigenze del design. È una moto che piace a tutti perché semplice: sprovvista di carenature protettive e con un piccolo serbatoio (peanut), è riuscita, grazie alla sua linea, a diventare con il tempo un’icona nell’immenso panorama delle moto naked. La prima tra le Sportster (la Xl) venne presentata dai tecnici Harley con lo scopo di rinnovare la gamma che era ancora ferma alle WL, ma soprattutto per contrastare lo strapotere di vendita delle moto inglesi che in quel periodo dominavano la scena. Tuttavia questo modello non riuscì a soddisfare il mercato (il motore era poco potente) quindi si decide di puntare tutto su quello successivo: la XLCH (1958). Con questa moto si riuscì ad accontentare quella fetta di clientela – per lo più ragazzi appassionati di gare clandestine molto in voga negli anni ’60 – che cercava nelle due ruote grandi emozioni e l’ebbrezza della velocità. Il momento di crisi per la Sportster giungerà verso la fine degli anni ’70 quando sul mercato comparvero le prime Honda a 4 cilindri. Si pensò così ad un nuovo modello che arriverà con la Cafè Racer nel 1977, una moto ad alte prestazioni e con un look molto ricercato, ancora oggi apprezzato dagli appassionati.

La massima espressione racing della Sportster è sicuramente la XR, presentata al Salone di Houston del 1970. Una moto potente e veloce in grado di farla da padrone per trent’anni sugli ovali americani. Una svolta importante arrivò nel 1987 quando sulla Sportster venne montato il famoso motore da 883 cc che tutt’ora la equipaggia. Nel 2012 questa fantastica motocicletta ha compiuto 55 anni e si conferma come la più facile ed accessibile tra tutte le Harley, adatta anche ad un pubblico femminile o come prima Harley. Il futuro per lei è ancora tutto in discesa!

110 candeline in Italia

In Italia gli eventi relativi a questa celebrazione globale troveranno il loro epicentro nel raduno di giugno atteso a Roma, dove si stima saranno presenti oltre 150.000 motociclette e mezzo milione di presenze. Durante la giornata di domenica 16 giugno inoltre, è prevista una pacifica invasione della Città del Vaticano con il Papa che benedirà alcune delle moto (estratte a sorte) schierate in piazza San Pietro. Nel programma sono inclusi anche degli spettacoli musicali presso lo stadio Olimpico con star di fama mondiale ai quali non si esclude possano partecipare perfino gli U2.

Festeggiamenti non mancheranno anche sul lungomare di Ostia, sempre in provincia di Roma, con dimostrazioni, prove su strada, corsi di guida, parate motociclistiche e show musicali. Insomma una grande occasione per Roma e provincia, soprattutto se si guardano i numeri: oltre 79.000 Harley circolanti in Italia e 17.000 soci dell’HOG che ha organizzato il “Tuscany Regional HOG Rally”, che si svolgerà dal 17 al 19 maggio tra le splendide cornici dell’entroterra fiorentino.

La storia continua…

Lorenzo Gentile