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Devin Cars dal pilota-costruttore Bill Devin

La sportiva stelle e strisce dell’«Enzo Ferrari» di Okie Flats

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Prima pilota e poi costruttore Bill Devin si regalò una vita che autorizzò nel 1961 Car & Driver Magazine a definirlo, appunto, l’«Enzo Ferrari di Okie Flats» Devin non ebbe un successo planetario come quello di Enzo Ferrari ma riuscì comunque a conquistare una bella notorietà, specialmente negli States, dove si affermò prima come pilota e poi come costruttore.

Bill Devin ricevette una formazione pratica che facilitò non poco quelli che sarebbero diventati i suoi veri progetti di vita: agli inizi, in Oklahoma, si divise fra studio ed officina della concessionaria paterna per poi iniziare a lavorare per l’industria aeronautica.

Nel corso della seconda guerra, gestì dapprima la manutenzione dei bombardieri a corto raggio Havoc passando poi a quella dei mezzi da sbarco; terminato il servizio militare, aprì nel 1945 una concessionaria nello Iowa per poi trasferirsi nel 1949 in California dove l’anno dopo aprì una concessionaria Chrysler-Plymouth; il suo personale parco auto era composto da una Crosley cui con il trasferimento si aggiunsero una Volkswagen ed alcune Peugeot.

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Devin il pilota

Nei primi anni ’50 in California le corse su strada stavano vivendo, un periodo di grande popolarità, grazie anche all’agonismo di piloti quali Masten Gregory, Phil Hill, Dan Gurney tutti diventati poi celebri anche da questa parte dell’oceano e Carrol Shelby cui si deve la famosissima Cobra.

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Allora in America (ma in Europa la storia non era poi tanto differente) per costruire un’auto da corsa con tecnica mutuata da quella degli Hot Rod servivano – semplificando un po’ –  4 ruote, qualche grosso tubo e un bell’8V di cilindrata improponibile per noi europei: mezzi semplici ma efficaci costruiti da piccoli artigiani in alcune occasioni riuscirono a far leggere la targa a vetture come Ferrari e Maserati.

Bill dapprima iniziò modificando una Crosley 750 cc con la quale nel 1950 si impose su uno stuolo di MG e Jaguar vincendo la categoria «novice» per poi iniziare la spola fra gli USA, Maranello e Le Mans.

Non riuscendo ad acquistare una Ferrari in versione Casa si orientò su alcune Ferrari usate, acquistando prima la 166 del play-boy e gentleman driver Porfirio Rubirosa e poi

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la Coupé 4,1 litri Vignale giunta 5a assoluta ad una 24 Ore di Le Mans che, dopo alcune gare, rivendette a Masten Gregory facendo invece pilotare a Phil Hill una successiva 250 MM. Altri suoi acquisti furono un’OSCA, una Porsche, un’Arnolt Bristol ed infine una Deutsch-Bonnet motorizzata Panhard che si sarebbe decisiva per il suo futuro.

Devin il Costruttore

Devin fu uno dei primi ad intuire le potenzialità del fiberglass che iniziò sin dal 1954 ad utilizzare per produrre carrozzerie destinate a terzi; una spinta decisiva alle sue fortune provenne dalla sua personale versione della Ferrari Monza che, prodotta in kit, con meno di 300 dollari trasformava il proprietario di una tranquilla Triumph TR3 in entusiasta possessore di una «Ferrari-like»…

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Il successo fu immediato e Devin divenne il più grande produttore di questo tipo di carrozzerie in kit realizzò di cui ne realizzò ben 27 diversi tipi, creando a latere una capillare rete di distribuzione in tutti gli USA.

Ma se le carrozzerie in kit l’avevano reso famoso in quel particolare ambito, l’auto che nel 1956 avrebbe radicalmente cambiato la sua vita, legando il suo nome a quello di un Costruttore fu la Devin-Panhard, sul cui motore Bill applicò per primo una cinghia di distribuzione al posto della catena.

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Si trattò di un’idea che avrebbe negli anni a venire radicalmente semplificato la distribuzione. Devin non la brevettò ed oggi questa soluzione è diventata di uso corrente con buona pace dei suoi eredi.

La migliore «sportiva» del mondo

Dopo questo successo Devin decise di costruire nel 1957 quella che definì «la migliore vettura sportiva del mondo» ossia la «Devin SS», un’auto bella, economica e veloce.

Per questa sua prima creatura Devin attinse un po’ ovunque dando però preferenza ai due paesi che meglio riuscivano nella realizzazione di auto sportive: l’Italia e l’Inghilterra.

A fare da modello per lo stampo degli esterni (ovviamente in vetroresina) fu la carrozzeria in alluminio di una monoposto Scaglietti, per il telaio fu preso a modello quello di una Ermini-Fiat 1.100 Sport, i freni a disco erano Girling mentre la scatola dello sterzo proveniva da una BMC; il cambio era un Borg-Warner 4 marce mentre per il motore fu prescelto un V8 Corvette 283; la dinamo venne montata sul differenziale posteriore, per migliorare la distribuzione dei pesi mentre il radiatore acqua, privo di ventola, era inclinato all’indietro di 40°, come si può notare nell’immagine che segue.

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Questa sport biposto pesava circa 1.000 kg ed accelerava da 0-60 e 0-100 miglia rispettivamente in 5,7” e 16” netti. La robustezza e l’efficacia della costruzione vennero confermate quando, nel 1990, un esemplare di «SS» dotato in sede di restauro di un V8 Chevy 350 da 400 cavalli, due volte più potente del motore d’origine, vinse 3 gare riservate a vetture d’epoca.

Devin costruì sia vetture stradali, aperte e chiuse, sia da corsa dotandole dei motori più diversi: da quelli della a quelli dell’Alfa, della Volskwagen ed infine della Porsche; quest’ultima servì per affiancare alla «SS» ed alla «C» (motorizzate Corvette) una vettura notevolmente più economica: 3.000 dollari contro i 10-12.000 necessari per una «SS», nonostante i propulsori Porsche venivano montati posteriormente, su specifici telai tubolari.

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Devin costruì oltre 150 auto fra serie «C» (motorizzata Corvette) e «D» (Volskwagen e Porsche); quest’ultima era una piacevole biposto spyder, nella quale i due posti erano direttamente ricavati nello stampo della vettura (tanto per sottolineare quanto Devin fosse in grado di precorrere i tempi, ricordiamo che questa tipologia costruttiva della scocca è oggi rappresentato dall’Alfa 4C).

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Oggi, specialmente negli USA ed in Inghilterra, la Devin è molto ricercata e sul mercato delle vetture d’epoca ha raggiunto quotazioni piuttosto interessanti; i modelli da corsa meno rari e sofisticati si possono trovare negli USA attorno ai 60.000 dollari mentre una stradale un ottime condizioni è quotata 75.000 dollari.

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Per alcuni altri (data la limitata produzione, la Devin non è facilissima da trovare) come quelli motorizzati Porsche, le quotazioni sono di norma svelate in sede di trattativa.

[ Giovanni Notaro ]

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