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«Grand Prix de Monaco Historique», una corsa d’altri tempi… a ruote scoperte

Un viaggio nel passato per rivivere le atmosfere create dalle memorabili Formula 1 e Formula 2 che hanno fatto nascere il mito dell’iconico circuito di Montecarlo, dalle Bugatti 37 d’anteguerra fino alle Lotus 78 e alla Williams FW07 che ha vinto il Gran Premio di Argentina del 1981 con Carlos Reutemann

 

Per l’edizione 2018 l’Automobile Club Monaco che organizza l’evento, ha apportato alcune modifiche riguardo le vetture ammesse. Per esempio le vetture anteguerra, che nel 2016 partecipavano solo a titolo dimostrativo, da quest’anno partecipano in una loro categoria (Serie A) con l’intento di diventare un appuntamento di interesse mondiale per le Formula 1 d’anteguerra. Per contro non sono più ammesse le Formula 3 e Junior.

Giunto alla 11° edizione, il «Grand Prix de Monaco Historique» si svolge ogni due anni e si snoda sullo stesso tracciato di 3.340 metri del Principato, che tra 2 week-end vede sfrecciare le monoposto del Mondiale F1. A questa 11° edizione sono state ammesse oltre 180 vetture, dalle F1 anteguerra fino alle F1 del 1980, esemplari rari, spesso unici, suddivise per periodo (Serie A-B-D-E-F-G) e tipologia (Classe). Al volante collezionisti gentlemen driver o ex piloti, accumunati dalla grande passione per le auto da corsa.

Le Serie A – F1 anteguerra

Dopo le prove libere di venerdì, sabato si sono svolte le qualifiche, 25 minuti per ogni Serie, per designare la griglia di partenza della gara di Domenica. Tra le anteguerra della «Serie A» prevalgono le ERA (English Racing Automobiles), la R1B del pilota svizzero Michael Gans, la R5B dell’irlandese Paddins Dowling e la R4A dell’inglese Nicholas Topliss, che conquistano i primi posti della griglia di partenza, davanti alla Maserati 6CM dello svizzero Anthony Sinopoli. In corsa le ERA prevalgono e in testa si alternano lo svizzero e l’irlandese, solo una sosta ai box di Topliss al 7° giro consente alla Maserati di guadagnare la terza posizione, che manterrà sino al traguardo nonostante un testacoda alla curva del Mirabeau.

Le Serie B – F1 e F2 a motore anteriore prodotte prima del 1961

La «Classe 1» vede i modelli costruiti tra il 1° gennaio ’46 e 31 dicembre ’53 con cilindrata di 1.500 cc se dotate di compressore o 4.500 cc se senza, mentre la «Classe 2» è riservata alle vetture da 2 litri senza compressore prodotte prima del 31 dicembre ’53, tra queste una splendida Maserati A6GCM del 1952, della collezionista pilota Julia de Baldanza, una delle due rappresentanti femminili presenti all’evento monegasco. Questa vettura è uno dei 12 esemplari prodotti tra il ’51 e il ’53, uno dei quali pilotato da Juan Manuel Fangio vinse il Gran Premio d’Italia del ’53. Da notare nella stessa Classe anche una Gordini T11/15 che si classificò al 4° posto al primo Gran Premio di Monaco del dopoguerra (1948) pilotata da Maurice Trintignant.

Nella «Classe 3» si nota la Ferrari 246 del 1960 del tedesco Alex Birkenstock. In quell’anno con questo modello il futuro Campione del Mondo Phil Hill vinse il GP d’Italia, l’ultimo vinto da una Ferrari F1 con motore anteriore. Nella stessa Classe anche 3 Maserati 250F, uno di questi modelli venne affidato a Maria Teresa de Filippis, prima donna pilota nel Circus di Formula 1.

Domenica sulla griglia di partenza si schierano 23 vetture, in prima fila gli inglesi Julian Bronson con una Scarab e Nick Padmore con una Lotus 16, seguiti dallo spagnolo Joaquin Folch-Rusinol con un’altra Lotus 16 e dal britannico Tony Wood con una TEC-MEC F415. Gli inglesi partono come schegge e si danno subito battaglia, al 4° giro si invertono le posizioni, ma a causa della partenza anticipata vengono penalizzati con un «drive through» che consente a Tony Wood di portarsi in testa e vincere la gara. Nick Padmore, autore anche del giro veloce, mantiene il 2° posto seguito dallo spagnolo, mentre Bronson deve accontentarsi del 4° posto.

Le Serie D – F1 prodotte dal ’61 al ’65

Nella «Classe 1» le F1 con motore a 4 o 6 cilindri, da evidenziare la Lotus 18 dello statunitense Adam Lindeman che nel 1961 con Sir Stirling Moss vinse il GP di Monaco e il GP di Germania. Nella «Classe 2» le F1 con motore a 8 o 12 cilindri e tra queste la Brabham BT7 del 1963 dello statunitense James King e la Lotus 25 del britannico Andy Middlehurst. Progettata da Colin Chapman, la Lotus 25 è stata la prima vettura di Formula 1 ad introdurre il telaio monoscocca. Con questo modello Jim Clark vinse il Mondiale nel 1963, oltre a numerose gare dal ’62 al ’65.

In questa Classe c’è anche la Ferrari 1512 dello statunitense Joseph Colasacco che con il tempo di 1′ 50” nelle prove mette un’ipoteca sulla pole position che però per 2″ deve cedere alla Lotus 25 di Andy Middlehurst; seguono la Brabham BT7 e un’altra Brabham BT11 dell’altro statunitense Charles Nearburg. La lotta per le prime posizioni continua anche nella gara di domenica, con Colasacco che prova più volte a sorpassare Middlehurst, ma a Monaco i sorpassi sono difficili e sul traguardo passa prima la Lotus 25 seguita dalla Ferrari 1512 e solo dopo oltre 20 secondi arrivano King (3°) e Nearburg (4°).

Le Serie E – F1 prodotte dal ’66 al ’72

Da segnalare nella «Classe 2», uno dei 3 esemplari della Brabham BT33 con motore V8 Cosworth da 3 litri prodotte da Jack Brabham nel 1970 e la Mclaren M19 del britannico Stuart Hall che nel 1972 vinse il GP del Sud Africa con Denis Hulme. Nella «Classe 3» si fanno ben sentire i motori a 12 cilindri delle Ferrari 312B, Matra MS 120C, BRM P153 e Tecno PA 123/3. Nel palmaresse della Ferrari 312B pilotata da Paolo Barilla, la vittoria al Gran Premio d’Italia del 1970 con Clay Regazzoni, mentre tra le vittorie della Ferrari 312 B2 dell’austriaco Jurgen Boden, quella del Gran premio di Germania del 1972 con Jacky Ickx.

Nelle prove la Mclaren M19 di Stuart Hall è molto veloce e supera di poco l’1’33” sul giro, ma deve cedere la pole alla March 711 del giovane pilota svedese Bjorn Wirdheim (1980) vincitore nel 2003 del Campionato F3000, seguiti dalla Surtees TS9B del britannico Max Smith Hilliard, dalla Lotus 72 del giapponese Katsuaki Kubota e a soli 2″ la Ferrari 312B di Paolo Barilla. Al 5° giro una vettura si ferma nel tunnel ed esce la safety car, i concorrenti si raggruppano azzerando i distacchi accumulati. Alla ripartenza la lotta continua e i distacchi si ripetono evidenziando la superiorità di Wirdheim e Hall che a fine gara conquistano rispettivamente il 1° e 2° gradino del podio. Nel tentativo di mantenere la 3° posizione Max Smith va in testacoda e deve cedere la posizione al giapponese. Paolo Barilla non vuole rischiare inutilmente e si classifica 21°. 

Le Serie F – F1 prodotte dal ’73 al ’76

Nella «Classe 2» solo 2 Ferrari 312B3, quelle dei tedeschi Maximilian Werner e Marco Werner, con quest’ultima Niki Lauda aveva ottenuto ben 9 pole position nel Mondiale del 1974. Più affollata la «Classe 1» dove sono raggruppate le varie F1 con motore Ford-Cosworth DFV, tra queste la Lotus 72D del greco John Inglessis, nel corso della sua evoluzione, questo tipo di vettura vinse il Campionato Mondiale Piloti nel ’70 (Jochen Rindt) e nel ’72 (Emerson Fittipaldi), ma anche con Ronnie Peterson il Gran Premio di Monaco, Francia e Italia nel ’74.

Nelle qualifiche di sabato il britannico Stuart Hall con una McLaren M23 ottiene la pole precedendo la McLaren M26 di Michael Lyons e la Ensign N176 di Alex Caffi. Domenica, nelle ore centrali della giornata piove, ma verso le 15 c’è una tregua e con la pista ancora umida viene dato il Via. Il terzetto di testa affrontano la curva Sainte Dévote e iniziano a salire verso il Casinò per poi scendere verso la curva a destra del Mirabeau e il tornante a sinistra del Loews (o Vecchia Stazione) prima delle 2 curve a destra che anticipano il Tunnel.

Prima della Chicane, Lyons riesce a sorpassare Hall e insieme a Caffi sono tutti e tre nello stesso secondo. Caffi si mette all’inseguimento di Hall che riesce a superare all’11° giro. Non si accontenta del 2° posto e punta al sorpasso di Lyons, ma causa un errore alla Chicane deve accontentarsi del 14° posto e al 3° posto giunge con sorpresa la Ferrari 312B3 di Marco Werner, dietro Hall () e Lyons ().

Le Serie G – F1 prodotte dal ’77 al ’80

Senza nulla togliere al fascino delle Formula 1 più «vecchie», queste sono senz’altro le più «adrenaliniche» per lo meno per chi le ha viste correre in quegli anni. Nella «Classe 1» le vetture senza effetto suolo come la Williams EW06 dell’australiano Martin Bullock che nel 1978 debutto con Alan Jones nel GP d’Argentina. Più prestazionali le vetture della «Classe 2» in quanto dotate dell’innovativo effetto suolo, tra queste la Williams EW07 del britannico Mark Hezell. Proprio questa vettura vinse nel 1981 il GP d’Argentina con Carlos Reutemann. Nella stessa Classe anche la Ligier JS11/15 del pilota francese «Mister John of B», con questa vettura Didier Pironi vinse il GP del Belgio 1980.

Le qualifiche vedono una lotta serrata tra la ATS D4 del britannico Martin O’Connell (Classe 2), l’unico a scendere sotto il muro di 1 minuto e 30″ sul giro e la Hesketh 308E del connazionale Michael Lyons (Classe 1), comunque distanziato di solo 1″ ½ e alla fine ottengono i primi due posti della griglia di partenza, seguiti a soli 2 decimi dalla Arrows A3 del pilota sudafricano Jordan Grogor.

Allo Start la pista è praticamente asciutta e Martin O’Connell prende subito vantaggio sugli inseguitori e con una guida attenta mantiene la 1° posizione fino al traguardo. Lyons è costretto ad abbassare il ritmo a causa problemi con gli pneumatici e viene sorpassato prima dalla Shadow DN9 di Nick Padmore e poi anche dalla Arrows A3 di Jordan Grogor che tagliano il traguardo quasi appaiati, ottenendo rispettivamente il 2° e 3° posto. Notevole la rimonta del britannico Jamie Constable che con la sua Shadow DN8 riesce a risalire dal 17° al 5° posto.

Dopo la foto di rito con i Campioni di Formula 1, il Grand Prix de Monaco Historique 2018 si è concluso con la serata di gala per le premiazioni che si è tenuta nella «Salle des Etoiles» dell’esclusivo Sporting Monte Carlo.

[ Paolo Pauletta ]

 

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