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Get Your Kicks On Route 66!

Non esiste luogo o viaggio più mitizzato. Tutti considerano la Mother Road una sorta di consacrazione. Hollywood o musica che sia, la Route 66 è ancora oggi una leggenda e le ragioni sono molte. Siamo andati a scoprirle, percorrendo tutta la strada partendo da Chicago, insieme a Bob Lonardi, guida dei viaggi «Bikers American Dream»

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[ Route 66 / Diario di viaggio 1 – Da Chicago all’Oklahoma ] Alzi la mano chi non ha mai sognato, almeno una volta, di percorrere la Route 66. Tutti ne abbiamo sentito parlare migliaia di volte, qualcuno l’ha anche percorsa, tutti l’abbiamo consegnata al nostro immaginario mitico come l’esperienza definitiva, quella che ti laurea motociclista a tutti gli effetti.

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Il fatto è che le 2.400 miglia della Mother Road, la Madre di tutte le Strade, sono entrate nella leggenda dopo avere scritto parte della storia della nazione americana. La mitica highway che unisce Chicago a Los Angeles ha ispirato centinaia di scrittori e musicisti ed è stata immortalata da innumerevoli film. E ha aiutato molti americani a conoscere il loro stesso Paese, che alla fine degli anni 20, quando la Strada fu inaugurata, aveva pochi decenni di vita e si stava ancora sviluppando.

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E la prima occasione di capire il significato della «66» venne ben presto. Come raccontato da John Steinbeck nel suo romanzo «The Grapes of Wrath» migliaia di americani degli stati del Midwest, Oklahoma soprattutto, fra il ’34 e il ‘36 furono costretti ad abbandonare le loro terre spinti dalle terribili tempeste di sabbia che per mesi si abbatterono sulla regione, spazzando via le coltivazioni e mettendo in ginocchio un’intera economia. Tutti quei disperati trovarono rifugio proprio sulla Route 66, l’unica strada che univa l’Est e l’Ovest degli Stati Uniti, intraprendendo un autentico viaggio della speranza verso territori sconosciuti.

Alla conquista della libertà

Ma ben presto la 66 divenne fenomeno di moda. Attori, artisti, avventurieri: tutti la volevano percorrere… Dopo il boom degli anni ’50, durante i quali la strada assunse il valore commerciale del quale ancora abbiamo percezione, la Route 66 rimane, oggi più che mai, il simbolo stesso del viaggio alla conquista della libertà, verso Ovest, con il sole del tramonto negli occhi, come è giusto che sia. «Riding West» verso la parte calda del mondo, dove non si ha bisogno di indumenti pesanti… Quello sulla Route 66 è dunque un viaggio nel tempo ancora prima che nello spazio, un itinerario che porta a rivivere fasi importanti della nascita e dello sviluppo della nazione Americana, alla scoperta dell’America più vera e profonda. Ma per chi va in moto la «66» è soprattutto avventura e la ricompensa sta nel fatto stesso di portare a termine l’impresa, a dispetto delle incognite di un percorso tanto lungo.

8 Stati e 4 fusi orari

Il percorso della Route 66 inizia a Chicago, attraversa otto Stati (Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona e California) e quattro fusi orari prima di concludersi a Los Angeles, davanti all’Oceano Pacifico. Non è esattamente un Coast to Coast, ma rimane fuori davvero ben poco.

Si comincia dunque a Chicago, città adagiata sulla sponda occidentale dello smisurato Lago Michigan, praticamente un mare. È lì che inizia la Route 66. Oggi fra Jackson Blvd e Michigan Avenue, agli albori della strada fra Clark e Ogden Street. Colazione da Lou Mitchell e poi si va. E ben presto capiamo perché la Route 66 venne chiamata «The Main Street Of America»: in effetti, nella sua stesura originale, non faceva altro che collegare le strade principali dei paesini che attraversava, diventando così, appunto, una lunghissima, interminabile Main Street che attraversava l’intera nazione. Joliet, Pontiac e così fino a Springfield, la città di Abraham Lincoln, con il mausoleo dedicato al grande Presidente.

La città dei Simpson

La tappa successiva ci porta da Springfield a… Springfield! Stesso nome, ma due città diverse e due Stati diversi, Illinois e Missouri. In effetti, oggi la Route 66 è mille cose diverse: è la pavimentazione, originale che ancora si può percorrere, perché ben conservata, oppure è una larghissima strada fra stazioni di servizio e installazioni commerciali che ha preso il posto della vecchia via, fagocitata dall’allargamento delle periferie delle città maggiori. Oppure è un nastro d’asfalto che improvvisamente si degrada e finisce nella sabbia e nelle sterpaglie… Per questo il viaggio sulla «66» è anche avventura.

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Fra le due Spingfield spicca St. Louis, dove si incrociano infatti la Route 66 e la Highway 61, la Strada del Blues, l’altra strada famosa. Visitiamo allora il Chain of Rocks Bridge, caratteristico ponte in ferro e pietra sul Mississipi, il grande fiume che domina la regione, uno dei luoghi simbolo della «66». E restiamo senza parole sotto la vertiginosa altezza del Gateway Arch, simbolo della città, anch’esso affacciato sul Grande Fiume, segno di fratellanza fra le genti.

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Il Gomito del Diavolo

Lasciata la città, la strada si immerge nel paesaggio del Missouri. Nelle bellissime Ozark Hills, la strada diventa un nastro di asfalto irregolare sperduto nella boscaglia, che attraversa fiumi e costeggia falesie di roccia. È esattamente quanto accade a Devil’s Elbow, il Gomito del Diavolo, un nome un programma, esattamente come il ponte in ferro che porta oltre il Big Piney River: la Route 66 nella sua quintessenza, da scovare lontano dai clamori e che sa regalare emozioni vere. Come quelle delle birre servite dalle ragazze dell’Elbow Inn…

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Missouri, Kansas, Oklahoma: questi sono gli stati nei quali la Route 66 assume l’aspetto che corrisponde all’immaginario di tutti i viaggiatori: una strada all’infinito dove il tempo si è fermato. E poco prima di lasciare l’Oklahoma ecco Clinton e il suo Route 66 Museum. Un tuffo nella storia della strada e della nazione americana, circondati da ricostruzioni di scene di vita dei decenni trascorsi e da meravigliose auto e moto degli anni ‘40, ‘50 e ‘60… Grazie Route 66!

[ Bob Lonardi ]

 

Per maggiori informazioni sui tour Bikers American Dream:

www.bikersamericandream.com