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Moto Club Trieste, 110 anni di storia

Una mostra-evento dedicata al compianto campione triestino Gilberto Parlotti che, nel Salone degli Incanti nello storico edificio dell’Antica Pescheria Centrale, ha permesso al numeroso pubblico di ammirare ben 140 moto che hanno contribuito a creare il mito delle 2 ruote

Tra gli anni ’60 e ’70, Gilberto Parlotti fu un pilota molto corteggiato dalle varie Case motociclistiche per la sua versatilità e generosità in gara. Fu uno dei pochi piloti a vincere il Campionato Italiano Velocità con moto di classe e cilindrata diverse, con la Tomos nelle classi 50 e 125 e con la Benelli nella 250 cc. Da ricordare la sua splendida e come sempre generosa corsa nel Gran Premio di Yugoslavia sul circuito di Abbazia del 1969, quando dopo essere stato in testa per tutta la gara, decise di rallentare e permettere al compagno di squadra Kel Carruther di tagliare per primo il traguardo e consentire alla Benelli di vincere il Titolo Mondiale. Purtroppo un tragico incidente al Tourist Trophy sull’isola di Man nel 1972 pose fine alla sua vita e alla sua carriera di pilota. In seguito a questo incidente il suo amico fraterno Giacomo Agostini decise di non partecipare mai più a questa corsa tanto pericolosa che aveva già ucciso 99 piloti.

Per ricordare questo campione, il Moto Club Trieste, che quest’anno festeggia i 110 anni dalla sua costituzione avvenuta nel 1906, ha voluto organizzare un evento con pochi precedenti per importanza dei mezzi esposti. Ben 140 moto che hanno contribuito a creare il mito delle 2 ruote. Dal 31 agosto al 4 settembre nel Salone degli Incanti, lo storico edificio dell’Antica Pescheria Centrale situato sulle rive del capoluogo giuliano e recentemente trasformato per accogliere i più importanti eventi cittadini, oltre alla mostra ha ospitato una conferenza sulla sicurezza delle 2 ruote alla quale ha presenziato il campione Marco Lucchinelli.

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Marco Lucchinelli, Stefano Zuban-e Paolo Parlotti

L’ex pilota, che oggi gestisce la scuola di guida Lucchinelli Accademy presso l’Autodromo di Adria, ha ribadito l’importanza della sicurezza in moto, soprattutto per quel che riguarda la prevenzione, inoltre ha rimarcato che: “Le moto di chi fa turismo non debbono necessariamente essere veloci”.

Tra le moto esposte, un posto d’onore nella rassegna è stato riservato ad una Hildebrand & Wolfmuller del 1894, equipaggiata con un singolare motore monocilindrico da 1.488 cc che azionava una sorta di stantuffo collegato alla ruota posteriore che ne consentiva la rotazione.

Seguono altri rari modelli che hanno varcato il confine tra ciclomotori e motocicli nei primi anni del secolo scorso; i primi evidenziano chiaramente la motorizzazione di una bicicletta, gli altri costituiscono già una netta evoluzione verso quella che poi sarebbe diventata la motocicletta. Esempi di questa evoluzione sono la Adler 240 cc del 1902, la Wanderer 500 del 1905 con una trasmissione a cinghia, costituita da tanti pezzi di cuoio rivettati tra loro, la FN belga del 1905 con 4 cilindri in linea e 362 cc e la svizzera Motosacoche, monocilindrica da 300 cc con trasmissione mediante un tubolare in gomma che compensava gli strappi del motore e una forcella ammortizzata sulla ruota anteriore.

Storicamente interessanti, la tedesca Megola del 1923 equipaggiata con un motore stellare a 5 cilindri da 640 cc fissato sulla ruota anteriore il cui asse è costituito dall’albero motore e l’italiana Galbusera del 1938 con un motore V8 a 2 tempi da 500 cc, una soluzione che non ebbe i successi sperati, neanche nei vari modelli prodotti da altri costruttori negli anni successivi.

Altre motociclette che hanno segnato la storia dei piloti italiani diventati un mito in campo motoristico, sono la Bianchi 250 Dolomiti del 1947, con questo modello Tazio Nuvolari partecipò alla sua ultima corsa su 2 ruote, e la MV 500 a 3 cilindri con la quale Giacomo Agostini ha vinto tutto dal 1966 al ’73.

Se la maggior parte dei modelli esposti rappresentano la storia della moto, alcuni esemplari identificano un preciso momento storico; tra queste una Matchless G3L del 1949 lasciata a Trieste dagli inglesi nel dopoguerra e utilizzata dalla VGPF (Venezia Giulia Police Force) o Polizia Civile dell’allora Territorio Libero di Trieste, riconoscibile per lo sfondo bianco con numeri neri e alabarda rossa. Targa che identificava tutti i veicoli della città fino al 1954 quando il territorio venne annesso all’Italia.

Di valenza storica la prima moto entrata a Trieste il 26 ottobre 1954. Si tratta di una Guzzi Superalce 500 condotta dal Carabiniere Giuseppe Spreafico, immortalato in una foto dell’epoca e al quale nel corso dell’evento viene consegnata una targa ricordo.

Tra le moto militari della Seconda Guerra Mondiale la DKW NZ 350 del 1942, la BMW R75 con sidecar, la Zundapp KS 750 con trazione anche sul sidecar e la Harley-Davidson VLA 750 del 1945 con porta fucile in pelle.

Un corner speciale è riservato alle moto di Gilberto Parlotti, tra le quali si nota la Morbidelli 125 Grand Prix, perfettamente restaurata dopo il tragico incidente sull’isola di Man, accanto la Tomos 50 cc con la quale vinse molte gare e la Benelli 250 cc 4 cilindri condotta al Gran Premio di Yugoslavia nel 1969.

[ Paolo Pauletta ]